Tre Vescovi
nelle impressioni di un laico

Negli ultimi trent'anni della sua storia, Monopoli ha visto succedersi tre Vescovi: Mons. Melomo che governò la Diocesi dal 1927 al 1941; Mons. Bianchi dal 1941 al 1951; e da ultimo Mons. Ferrari consacrato Vescovo il 15 giugno 1952. Esaminando l'attività da ciascuno di Essi svolta, alla luce dei tempi in cui vissero ed agirono non si può non rimanere impressionati dalla straordinaria rispondenza dell'opera di ciascuno alle necessità religiose e sociali in cui furono chiamati dalla Provvidenza a reggere le sorti della nostra Diocesi.

L'episcopato di Mons. Melomo fu caratterizzato dalla difesa e dal potenziamento dell'Azione Cattolica, specialmente negli anni in cui malintesi politici di carattere nazionale determinarono il governo dell'epoca ad assumere atteggiamenti di sospetto e di rigore nei riguardi delle organizzazioni Cattoliche. Il pericolo di disorientamento che specialmente i giovani corsero in quel periodo fu abilmente e nobilmente scongiurato da Mons. Melomo il quale, con saggezza e prudenza illuminò le menti e sostenne gli spiriti consentendo così alle nostre organizzazioni di uscire dalla crisi piene di novello vigore.

Quando il compianto Vescovo lasciò Monopoli, gli succedette Mons. Gustavo Bianchi che aveva vissuto molti anni della sua vita sacerdotale nell'Azione Cattolica e che, infatti, sviluppò e incrementò mirabilmente l'opera intrapresa dal suo Predecessore a favore di questa; ma i tempi mutati e sopratutto la calamità della guerra lo chiamarono altresì a compiti molto diversi e forse ben più gravi. Noi lo ricordiamo sopratutto come il Buon Padre chino sulle sventure umane, pronto ad asciugare ogni lagrima e a soccorrere tutti i bisogni dei figli a lui affidati.

La guerra aveva fatto sanguinare il cuore di tante madri, aveva sconvolto tante famiglie, aveva disorientato un po' tutti; Mons. Bianchi col suo amore colmò gli affetti perduti, col suo sorriso sollevò i cuori infranti, con la sua mano paterna sorresse i vecchi ed i giovani nell'ardua ripresa dell'immediato dopoguerra.

Uomo di azione, contribuì validamente anche alla ripresa delle attività sociali del nostro paese mettendo a servizio di ciò le sue personali relazioni e la sua alta influenza presso gli ambienti governativi dell'epoca. Egli è rimasto legato all'affetto di tutti ed è passato alla storia della Diocesi proprio come l'evangelico « Buon Pastore » che dà tutto per le sue pecorelle. La sua grave e lunga malattia purtroppo gli impedì di continuare nel suo lavoro, e ciò fu occasione di un certo rilassamento anche sul piano morale - religioso, favorito dall'aria nuova dei tempi. La dinamica della vita politico-democratica, innestata sullo sfacelo morale derivato dal grande conflitto mondiale e dai rivolgimenti politici che ne erano seguiti aveva determinato, specialmente nei giovani, incertezze e disorientamenti che minacciavano di scivolare in un triste pantano di apatia e di amoralità.

Il povero Mons. Bianchi sentì l'angosciosa tragedia spirituale del suo popolo, ma purtroppo la sua infermità non gli consentì di far molto per arginare e combattere il male ormai dilagante; e ciò valse sicuramente ad abbreviare i suoi giorni. Alla sua morte seguì un periodo di vacatio, per cui ben poco si poté fare per risollevare il tenore spirituale della diocesi, che purtroppo perdeva quota sensibilmente sotto l'inesorabile incalzare di una sottile e velenosa propaganda dei nemici della Chiesa, favorita dalla inoperosità dei buoni, da piccole beghe locali e da un basso livello di cultura religiosa.

Infondere una vitalità nuova, potenziare la cultura religiosa, sensibilizzare la spiritualità dei fedeli era l'arduo compito che attendeva il nuovo Vescovo, Mons. Ferrari che fece il Suo ingresso nella nostra Diocesi il 10 Agosto 1952. Giovane negli anni e pieno di ardore, energico ed umile insieme, Egli si accinse ben presto all'opera che all’inizio fu lenta e irta di difficoltà, tanto che più volte si paventò l’insuccesso. L'incomprensione di molti, fomentata dalla cattiva volontà di alcuni, suscitò una certa reazione alle direttive e alle decisioni del Vescovo, tale da provocare spesso confusione e sbandamento.

Il mare burrascoso coraggiosamente affrontato, in parecchi frangenti si fece minaccioso e buio, ma l'abile nocchiero tenne fermo il timone e superò gli ostacoli ad uno ad uno, finché la bonaccia ed il sereno ritornarono: la sua tenace volontà e la sua intelligenza illuminata, sorrette da una fede incrollabile finirono col prevalere sulle forze del male ed una nuova vita cominciò a palpitare per tutta la Diocesi.

Le attività Parrocchiali sopratutto ripresero il loro ritmo normale, numerose opere nuove ebbero il loro felice avvio, molte attività, isterilitesi negli anni precedenti ripresero a rifiorire e sopratutto un sorriso nuovo cominciò ad illuminare il volto di tanti, sacerdoti e laici, che erano stati dapprima indifferenti se non propri ostili. Si ebbe come una svolta nella vita della Diocesi ed un'armonia nuova circondò lentamente il Vescovo: l'armonia di quanti gli si avvicinavano per la prima volta con animo aperto e con la mente scevra da pregiudizi e diffidenze. Essa parve illuminare di luce nuova quel volto che tante volte aveva rivelato i segni inconfondibili della sofferenza e vedemmo i vivi occhi del Pastore brillare della gioia interiore che lo pervadeva.

Ricordiamo in particolare l'omelia del 16 agosto del 1957, quando in un impeto irresistibile di commossa gratitudine alla Vergine Santissima della Madia, Mons. Ferrari espresse la Sua gioia per la riconquistata salute spirituale della sua Diocesi e per il ritorno di molti dei suoi diletti figli alla Casa del Padre. Ancora una volta - Egli disse - il Cuore di Maria ha trionfato e dall'alto del Suo trono vi guarda felice e commossa e vi porge il dono sublime del Suo Diletto Figlio. Gli occhi luccicanti di lagrime di molti che l'ascoltavano furono l'eloquente tributo di amore alla Mamma Celeste e l'implicito attestato di affetto al Vescovo in questa nuova primavera della nostra Diocesi.

Negli ultimi anni le cose sono andate sempre migliorando, ed oggi finalmente possiamo ben dire che quando parlando di Mons. Ferrari si dice “ il Nostro Vescovo “ l'espressione viene usata nel senso più altamente spirituale ed affettivo. La certezza di ciò e la sicura fiducia in un avvenire sempre più ricco di concrete realizzazioni siano l'omaggio più gradito che da queste colonne a nome di tutti i professionisti di Monopoli e dell'intera Diocesi son lieto porgere all'amato Pastore nella felice ricorrenza del Suo 25° di Sacerdozio.

il Giudice Fortunato D'Auria
Numero unico di Monopoli 1960