settimana di pastorale 30 agosto-3 settembre 1982

Impegniamoci nella crescita dell'amore

venerdì 3 settembre relazione conclusiva del Vescovo

Mons. Carlo Ferrari
Mons. Carlo Ferrari

Solo poche parole di conclusione, che peraltro non hanno alcuna intenzione di concludere.
Se c'è una "settimana" che deve rimanere aperta e che, a mio parere, ha bisogno di essere ripresa con una continua riflessione, è proprio la "settimana" di quest'anno.
Il tema era troppo vasto per poterlo esaurire in un breve ciclo di lezioni e noi, in sostanza, abbiamo posto solo delle premesse: in particolare quelle molto aperte della lezione di don Bonora e quelle approfondite e problematiche delle lezioni di Mons. Piva.
Sono le premesse che dobbiamo tenere presenti per procedere nel nostro discorso .

Questa mattina, nel congedarvi, vi richiamo a quella realtà a cui dobbiamo riferirci con la nostra apertura mentale, con l'aggiornamento e con l'attività pastorale.
In questi giorni, commentando le lettere alle sette chiese dell'Apocalisse, tra l'altro vi ho ricordato che in esse Giovanni condanna l'idolatria, l'eresia, la tiepidezza.

L'idolatria. Ci sono degli idoli in mezzo a noi, nelle nostre comunità cristiane e persino tra noi sacerdoti: idoli che non abbiamo sufficientemente scoperto e segnalato ai nostri fedeli per metterli sull'avviso.
Mi riferisco in particolare al denaro, al consumismo, all'egoismo sfrenato delle passioni.
Quanti membri delle nostre famiglie e delle nostre comunità, siano essi praticanti o non, si rendono conto che il denaro è diventato lo scopo e il senso della loro vita, il loro primo interesse?
Con questo, il denaro si pone come una vera divinità.
E sappiamo come tanto l'Antico che il Nuovo Testamento insistano nel dire che c'é un Dio solo, mentre Gesù specifica: "Non si può servire a due padroni".

C'è in molti una parvenza di religiosità, di servizio al Signore che si esprime nella pratica religiosa, ma il Signore non è il centro del loro interesse, non raccoglie la parte migliore della loro persona, non è posto come lo scopo ultimo della vita.
I pensieri, gli intenti, gli interessi sono tutti rivolti all'idolo.
Un idolo che fa di tutti, ma in particolare dei genitori, delle macchine per fare soldi, che non hanno più tempo da dedicare a se stessi e ai figli.

Di qui la disaffezione e l'abbandono della famiglia da parte dei giovani, adolescenti e preadolescenti.
Proprio i giovani più intelligenti e sensibili rifiutano questa immagine dei genitori divenuti incapaci e di rispondere al loro bisogno di affetto, di ascolto, di attenzione.
Un fatto paradossale: ci si preoccupa di guadagnare per dare ai figli le cose della cui mancanza abbiamo sofferto quando noi eravamo ragazzi, e non si pensa a dare loro il pane più necessario: quello dell'amore, manifestato nell'attenzione ai loro bisogni più intimi e personali.

Ci sono in questo ambito dei peccati mortali, che sono scritti anche nel Decalogo ma che non sono sufficientemente fatti emergere nella nostra pastorale, catechesi e predicazione.
E poi ci lamentiamo per i drogati, le carceri che sono piene di giovani, gli ospedali inadeguati a far fronte alle esigenze che si manifestano nella società.

Tutto questo avviene, come ci ha ricordato la lezione di don Bonora, perché non c'è apertura a Dio e al suo disegno, alla esemplarità del Cristo; è venuto meno il senso della donazione di sé, della propria persona, non è rimasto che il sacrificio di sé sull'altare di un idolo.

Anche nei rapporti coniugali troviamo gente stanca, svuotata, materializzata, senza più carica affettiva.

E l'idolo dell'edonismo: la sfrenata volontà di soddisfare i propri istinti, nella libertà sessuale, nella pornografia, nella licenziosità dei comportamenti matrimoniali, prematrimoniali, nella condotta familiare .

Molte coscienze non hanno più chiarezza su questi punti.
E si avverte con forza l'esigenza che almeno i sacerdoti, le guide Spirituali e i confessori, siano unanimi nel valutare questi disordini morali, non si comportino secondo il capriccio, l'ideologia, l'opinione di questo o quel teologo ma secondo una linea sicura.
Altrimenti si alimentano le incertezze e si favoriscono abitudini di pensiero e di vita che sono negative, sotto tutti gli aspetti del vivere personale e sociale.

C'è questa idolatria serpeggiante e nascosta, che noi dobbiamo far emergere con la nostra attività pastorale. Un solo episodio colto nel corso di una visita pastorale: c'è una mamma di due bambini che sta per averne un terzo; le amiche che incontra alla Messa, che fanno la Comunione con lei, le danno in coro dell'incosciente!

Siamo a questo punto. Ci sono modi di pensare e di valutare che sono ereticali, vanno contro il contenuto della rivelazione cristiana e rappresentano il tentativo di giustificare l'accettazione di comportamenti idolatri.
Perciò è necessario che nella nostra azione pastorale siamo chiari e semplici.
Dobbiamo tener conto del livello culturale reale e rivolgerci alla gente con un linguaggio che sia comprensibile, se davvero vogliamo opporci al linguaggio dei mass-media, così accattivante e altrettanto deviante.

E infine la tiepidezza. Abbiamo bisogno di modelli esaltanti, che mettano in crisi gli adoratori di idoli. Mi riferisco in particolare alla pastorale della famiglia: le famiglie che hanno una sensibilità religiosa cristiana devono essere dei modelli anche riguardo al denaro: casa, arredamento, vestiario, tenore di vita devono essere ispirati all'austerità del vangelo.
Dobbiamo lavorare per creare nelle nostre comunità dei modelli di questo tipo, che credono veramente alla trascendenza assoluta di Dio e alla relatività di tutte le cose e i valori umani, che accolgono il grande annuncio evangelico: "Beati i poveri di spirito perché di essi è il regno dei cieli".

S. Basilio, per i cristiani del suo tempo, faceva affermazioni come questa: "Se hai due paia di scarpe, vuole dire che un paio l'hai rubato". Pensate a quanto c'è di superfluo e dunque di non legittimamente posseduto nelle nostre case!
Come siamo lontani dalle esigenze del vangelo !
Le cose materiali possono e devono essere accolte in quanto sono di sollievo e di conforto alla creatura umana ma non oltre questa precisa misura.
Non spendere e spandere a capriccio, ma sapere che dobbiamo dare conto di tutto, se non all'ufficio delle imposte, al Signore.

Il superfluo, come il Signore ci ha insegnato, dev'essere dato ai poveri.
L'affermazione certo va precisata e interpretata, ma il suo significato globale deve mettere in crisi noi e quelli che ci sanno credenti.
Altrimenti non siamo modelli significativi per quelli che ci vedono.

E poi, nella nostra vita personale e di ministero, non dobbiamo essere contenti di noi stessi, soddisfatti del livello di vita spirituale che abbiamo raggiunto.
La vita è un cammino, è una scoperta continua.
Ogni giornata che non ci faccia scoprire qualcosa di nuovo e di valido, è una giornata inutile, sprecata.

Oggi siamo di fronte a una morale provvisoria anche perché le scienze umane progrediscono sempre di più nella conoscenza dell'uomo.
Bisogna che la scienza dello Spirito illumini sempre di più Dio e il nostro rapporto con Lui.
Guai a una scienza statica, codificata! Guai a fermarsi nella conoscenza! La nostra vita spirituale deve diventare sempre più ricca e profonda.

Si può essere, a un certo punto, sfiduciati e stanchi di tutto.
Ma il giorno del raccolto non può essere dato da noi, è del Padre.
E Gesù non lo ha rivelato.
Bisogna essere aperti alla grazia e all'amore di Cristo, sapere lucidamente di essere amati, infinitamente amati da Dio, il Padre di Gesù Cristo, del quale Giovanni di ha detto: "Così Dio ha amato il mondo da dare il suo Unigenito".

Decidiamo una volta per tutte di impegnarci nell'amore perché saremo giudicati sull'amore.

ST 301 Settimana 82 Relazione conclusiva del Vescovo
Venerdì 3 Settembre
Stampa: bolettino diocesano 30 Agosto- 3 Settembre 1982 pag. 107-110
Gli atti su CD 1982 SETTIMANA nella biblioteca del vescovo.