settimana di pastorale 30 agosto-3 settembre 1982

Le colpe della chiesa

mercoledì 1 settembre ore 9 la parola del vescovo

Mons. Carlo Ferrari
Mons. Carlo Ferrari

Gesù conosce la sua Chiesa, conosce le chiese, conosce ciascuno di noi. La sua conoscenza comporta un giudizio, ora positivo ora negativo; ma anche quando il giudizio è negativo, Gesù suggerisce sempre la via della ripresa. I giudizi negativi:

- a Efeso: "Hai abbandonato il tuo amore di prima";

- a Pergamo: "Hai presso di te seguaci della dottrina di Balaam, il quale insegnava a Balak a provocare la caduta dei figli di Israele spingendoli a mangiare le carni immolate agli idoli e ad abbandonarsi alla fornicazione";

- a Tiatira: "Lasci fare a Gezabele, la donna che si spaccia profetessa e insegna e seduce i miei servi inducendoli a darsi alla fornicazione e a mangiare carni immolate agli idoli";

- a Sardi: "Ti si credeva vivo e invece sei morto. Svegliati e rinvigorisci ciò che rimane e sta per morire, perché non ho trovato le tue opere perfette davanti a Dio";

- a Laodicea: "Tu non sei né freddo né caldo. Magari tu fossi freddo o caldo! Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca".

Riassumendo, le colpe della chiesa si può dire che si riducono a tre: I'idolatria, I'eresia, la tiepidezza. Il giudizio di Dio sulla chiesa di oggi:

1) In una condizione di benessere è quasi sempre presente un atteggiamento di idolatria.
L'idolo in questo caso è il denaro, il quale dà senso alla vita dei suoi adoratori, diventa di fatto lo scopo della esistenza, condiziona ogni altro valore. Al denaro si sacrificano le migliori energie e tutto, o quasi, il proprio tempo: padri e madri che diventano macchine per far soldi, i figli abbandonati e senza affetto, non si ha più tempo per loro, si danno loro delle cose, non se stessi.

Un altro idolo è l'edonismo, il soddisfacimento sfrenato della propria sensualità egoistica, quindi il rifiuto di tutto ciò che comporta impegno, rinuncia, sacrificio. Ricordiamo la lezione di ieri: l'apertura all'Assoluto, il dono di sè, la croce, la condivisione; come sono lontani questi grandi atteggiamenti cristiani nelle persone che si lasciano prendere dal denaro e dall'edonismo! Qui viene a proposito ciò che Paolo scrive ai Filippesi: "Fatevi miei imitatori fratelli, e guardate a quelli che si comportano secondo l'esempio che avete in noi, perché molti - ve l'ho detto già più volte e ora con le lacrime agli occhi ve lo ripeto - si comportano come nemici della croce di Cristo. La perdizione però sarà la loro fine, perché essi hanno come Dio il loro ventre".

2) L'eresia: a me sembra di riscontrarla in tutta una serie di tentativi di giustificare comportamenti pratici di idolatria. Si è fatta strada nella coscienza di molti la convinzione che certi comportamenti morali devianti sono leciti: perché legalizzati, perché abitualmente proposti dai mezzi di comunicazione sociale, perché approvati dal teologo X, dal prete Y, perché "era scritto su 'Famiglia Cristiana", eccetera. Ci sono atteggiamenti ereticali che serpeggiano nella comunità cristiana.

3) Un atteggiamento che normalmente non preoccupa, ma che Gesù deplora fortemente è quello della tiepidezza: "Ho però da rimproverarti che hai abbandonato il tuo amore di prima" (a Efeso); "Non ho trovato le tue opere perfette davanti a Dio" (a Sardi); "Ma poiché sei tiepido... sto per vomitarti dalla mia bocca" (a Laodicea) .

Mi limito a qualche accenno. Col pretesto di essere aggiornati al Concilio, si sono abbandonate certe pratiche di pietà ma non le abbiamo sostituite con altre più valide e autentiche. Parecchi, specialmente tra i giovani, non tengono in alcun conto la preghiera personale dal momento che partecipano alla preghiera di gruppo e a quella liturgica, senza considerare che nel gruppo, senza una capacità e una abitudine di preghiera personale, si è solo passivi e insignificanti.

Si è abbandonato la direzione spirituale e la confessione frequente. La confessione è il mezzo che ci è offerto da Cristo e dalla chiesa per guarire dalle nostre debolezze e infermità spirituali, dalle nostre tiepidezze. La direzione spirituale è il momento del rendiconto: se non abbiamo nessuno a cui rendere conto della nostra vita spirituale, del nostro impegno di carità verso Dio e verso gli uomini, ci abbandoniamo a noi stessi, al nostro giudizio, alla presunzione di essere persone adulte che non hanno bisogno di una guida.

Eccovi alcuni richiami che valgono per noi, valgono, e tanto, per le nostre popolazioni così seriamente insidiate dai pericoli del benessere.

ST 299 Settimana 82
Mercoledì 1 Settembre- meditazione del vescovo
Stampa: Bollettino diocesano 30 Agosto- 3 Settembre 1982
Suor Luisa scrive soltanto gli interventi del vescovo.
Gli atti su CD 1982 SETTIMANA nella biblioteca del vescovo.