Settimana di pastorale "Con quale chiesa?"
31 agosto 4 settembre 1981

La pastorale è l'arte
di servire lo Spirito

martedì 1 settembre ore 9 la parola del Vescovo

Mons. Carlo Ferrari
Mons. Carlo Ferrari

"Vi sono diversi doni, ma uno solo è lo Spirito; Vi sono vari modi di servire il Signore, ma uno solo è il Signore; Vi sono molti tipi d i attività, ma chi muove tutti all'azione è sempre lo stesso Dio.
In ciascuno, lo Spirito si manifesta in modo diverso, ma sempre per il bene comune: uno riceve dallo Spirito la capacità di esprimersi con saggezza, un altro quello di parlare con sapienza. Lo stesso Spirito ad uno dà la fede, ad un altro il potere di guarire i malati.
Lo Spirito concede a uno la possibilità di fare miracoli e a un altro il dono di essere profeta.
A questi dà la capacità di distinguere i falsi spiriti dal vero Spirito, a quello il dono di esprimersi in lingue sconosciute, e a quell'altro ancora il dono di spiegare tali lingue. Tutti questi doni vengono dall'unico e medesimo Spirito. Egli li distribuisce a ognuno, come vuole" (1 Cor. 12, 4-11).


"Vi sono diversità di carismi, ma uno solo è lo Spirito".

Riflettendo sulla Chiesa particolare, sulla sua attività pastorale, sugli operatori pastorali, è indispensabile rifarsi al concetto di Chiesa che è proprio della teologia di San Paolo. La Chiesa vive della "varietà" e "pluralità" dei carismi. La pastorale è l'arte di servire lo Spirito che diffonde i suoi doni nella Chiesa: più essa sa valorizzare tutti i carismi e piú si arricchisce.

Alle volte sentendo parlare di carismi, quasi si arriccia il naso. Dobbiamo avere il coraggio di fare un passo avanti molto importante, rispetto a una teologia spirituale anteriore al Concilio. La preoccupazione di molti uomini, anche eminenti nella vita della Chiesa, era di dare la possibilità al piú gran numero possibile di fedeli, di vivere in grazia di Dio, quando poi la grazia, generalmente parlando, era intesa come pura assenza di peccato mortale. Tutta la ricchezza della grazia di Dio, nella quale sono inclusi i doni dello Spirito Santo, i carismi, era quasi ignorata.

Penso che quasi tutti noi abbiamo fatto dei passi avanti a questo proposito, però c'è ancora molto da fare. Lo Spirito Santo non diffonde soltanto ''giuridicamente'' la grazia, cioè la vita di Cristo in noi. Questa grazia è una miniera di doni particolari, vari, numerosi. Il vecchio catechismo, alla domanda: "Quali sono i doni dello Spirito Santo?", rispondeva: l'intelletto, la sapienza, la scienza, il consiglio, la pietà, la fortezza, il timore di Dio. Una enumerazione e un quadro che poi è limitato, imperfetto quando s'intende fare pastorale, cioè mettersi al servizio dello Spirito Santo che diffonde i suoi doni nella Chiesa.

La Chiesa sono le persone in carne ed ossa, le persone che abbiamo dinanzi quando facciamo attività pastorale, quando - io direi, in un modo speciale - facciamo direzione spirituale. Mi rivolgo specialmente a voi sacerdoti, per invitarvi a "scoprire i doni". Lo Spirito Santo è di una ricchezza ineffabile e a tutti quelli che sono stati redenti dal sangue prezioso di nostro Signore Gesú Cristo non lesina i suoi doni, li dà in sovrabbondanza. Piú la Chiesa particolare e gli operatori pastorali sapranno valorizzare tutti i carismi, piú la Chiesa, quella Chiesa, sarà ricca.

Paolo afferma: "Unico però è lo Spirito"; lo Spirito creatore di carismi, è anche lo Spirito creatore di unità, lo è nella stessa misura. Come dà in sovrabbondanza i doni, così vuole farci intendere che ogni dono deve essere in correlazione con gli altri doni presenti nella Chiesa, nella comunità.

Tutto è dato per l'edificazione dell'unico corpo di Nostro Signore Gesú Cristo, dell'unica Chiesa di nostro Signore Gesú Cristo. Se i doni non concorrono a costruire l'unità nella carità non sono doni dello Spirito, sono frutto di emozione umana, di sentimenti umani o di aspirazioni puramente umane. Unico è lo Spirito perché unico è il Signore, unico è Dio.

L'unità si attua come nel corpo - lo dice Paolo nello stesso brano che stiamo meditando - dove gli uni hanno bisogno di tutti gli altri. L'unità non è però uniformità né conformismo. Non è ridurre tutti alla medesima quota, è unità organica, unità di collaborazione organica, è una comunità che nasce da comunione di intenti, di fini, di mète. E, allora, permettete alcune riflessioni concrete sulla nostra Chiesa e su ciascuno di noi.

1. Non abbiamo solo il compito di discernere i carismi, abbiamo prima di tutto il compito di farli emergere, di evangelizzarli perché siano conosciuti, di coltivarli perché diano frutti, non per l'efficientismo di una comunità, ma per la sua ricchezza e vitalità. Dobbiamo quindi rispettarli nella loro varietà e molteplicità

2. Quante volte l' abbiamo detto insieme e da parte mia quante volte l' ho ripetuto: è necessaria una rivalutazione del laicato, voluta e promossa dal Concilio, ma rimasta quasi sempre sulla carta. Io ricordo i vecchi manuali di teologia dogmatica che continuavano a rifarsi al Concilio di Trento: era una guida, una norma, almeno a livello speculativo. Adesso c'è un altro Concilio, non meno importante di quello di Trento; non dobbiamo semplicemente riempirci la bocca di Concilio; dobbiamo conoscerlo, rispettarlo, uniformarci allo spirito e alla lettera del Concilio. La prima domanda che dobbiamo porci, noi operatori pastorali, è questa: sono in sintonia con il Concilio?

Solo così avremo una visuale esatta, piena, di Chiesa, di popolo di Dio, che è tale per il Battesimo, per la Cresima, per una scelta vocazionale. Non si tratta di fare largo ai laici, perché noi non bastiamo piú; i laici hanno una loro dignità, un loro posto, come membri del popolo di Dio, come membra del corpo di NSGC, come quelle membra organiche che ci sono nel corpo e costituiscono la sua bellezza, ma anche la sua ricchezza. Pensiamoci e riportiamo da questa settimana l'impegno di valorizzare i laici.

3. A proposito dei carismi, è doveroso un momento di riflessione, seria, sul posto e la missione dei religiosi e delle religiose. Qui si tratta di carismi autenticati dalla storia e dalla Chiesa, forse da tanti secoli, di persone consacrate che debbono trovare il loro posto di annunciatori di cose future e di testimoni di ciò che non si vede. La consacrazione, non semplicemente giuridica, ma spirituale, morale, impegnata di una persona è un fatto ecclesiale di rilevante importanza, è qualcosa di ontologico che promuove queste persone per la vita della Chiesa, per una testimonianza del Regno, che esse esprimono attraverso i voti.

Un grande rispetto dunque per la vita religiosa, della quale la nostra Chiesa mantovana è così povera. Quasi non abbiamo religiosi e le religiose sono poche e diminuiscono di anno in anno: in media si chiude una loro casa all' anno nella nostra diocesi.

Un pensiero legato a questo aspetto della vita della Chiesa: noi sacerdoti dobbiamo essere i coltivatori delle vocazioni religiose. I parroci che vengono dal Vescovo, perché s'interponga presso la Madre Generale, quante ragazze sono state capaci di indirizzare al convento? Certo, oggi indirizzare una giovane al convento è un serio problema, suscita delle grandi perplessità. Ma, grazie a Dio, la Chiesa si rinnova, grazie a Dio ci sono forme nuove di consacrazione e noi dobbiamo stare attenti, farci sensibili alle esigenze di consacrazione che ci possono essere in mezzo alle giovani delle nostre comunità, come dobbiamo essere attenti e sensibili d'altronde verso i giovani che aspirano a diventare sacerdoti.

4. Ultima osservazione: i gruppi vari di spiritualità e l'unità della comunità cristiana. Indubbiamente ogni movimento di spiritualità ha la sua ragione di essere nella misura in cui è a servizio della Chiesa locale. Io lo dico sempre a quei pochi gruppi che ci sono in mezzo a noi: il mio termine di paragone, la garanzia di ecclesialità che piú vale per me è data dall'impegno con cui i gruppi si prendono cura degli altri, nella parrocchia, nella diocesi, negli altri gruppi e associazioni. In ogni caso, dobbiamo rispettarli. Essere cauti sì, ma non diffidenti. Aspettare che diano la prova, va bene, però non precludere la possibilità di dare queste prove.

Ecco alcune riflessioni sulla grande realtà dei doni dello Spirito nella sua Chiesa.

Martedì 1 Settembre 1981
ST 291 Settimana 81
Stampa Rivista Diocesana 1981 " Con quale chiesa?" pagg. 22-24
Gli atti su CD 1981 SETTIMANA nella biblioteca del vescovo