"Se non diventerete piccoli come questo fanciullo
non entrerete nel regno di Dio"

Mons. Carlo Ferrari
Mons. Carlo Ferrari

Forse quello di quest’anno é il Natale più affollato, da quando io sono in mezzo a voi, e mi prende la preoccupazione, rivolgendovi la mia fraterna e paterna parola, di dirvi la parola giusta in questo momento della storia dell’umanità. Non accenno a nessun fatto, a nessun avvenimento perché tutto é nel vostro cuore. Io porgo le indicazioni del Vangelo.

I pastori hanno una come indicazione della novità, verso cui cammineranno, nelle parole:- “troverete un bambino, in una grotta”-.

Un bambino.
Quel bambino é l’atteso di tutti i secoli, di tutta la storia.
Quel bambino dà inizio ad un’epoca nuova della storia terrena.
Quel bambino é come tutti i bambini, piccolo, tenero, innocente, indifeso, puro e piccolo.

Noi ci stiamo a disagio nel mondo perché gli uomini non obbediscono alla indicazione del Vangelo e alla indicazione di nostro Signore Gesù Cristo, il quale reciterà un giorno: ” se non diventerete piccoli come questo fanciullo non entrerete nel regno di Dio”

C’é una forza nel mondo che disprezza chi é piccolo, che non se ne fa niente di chi é piccolo, che vuole essere grande e imporsi agli altri. Ma, non é necessario andare lontano. Andiamo in quel piccolo mondo che é la nostra persona e guardiamo se siamo capaci, se facciamo qualche sforzo, se abbiamo mai pensato di essere piccoli, di essere umili, a non vantarci, di non volerci mettere al di sopra degli altri.

E’ innocente questo bambino nel senso più letterale della parola, non può e non vuole nuocere a nessuno.
Ecco il Vangelo. Non vuole,non fa del male.
Non chiede di volere del male, non volere desiderare del male, non vuole essere contento del male, ma cercare il bene. Quindi chiede di dominare le nostre passioni che diventano poi delle grandi passioni, indurite, codificate, che esplodono in un determinato modo che cade anche dinnanzi ai nostri occhi .
Non voler male a nessuno, per rispettare l’innocenza, cioè sgravare la nostra coscienza da tutte le tendenze morbose, avide, incontrollate che possono offendere l’altro, che possono offendere gli altri.

E’ tenero questo bambino. La tenerezza. Oggi il mondo é duro, anzi si potrebbe dire: é crudele, non ha rispetto per niente e per nessuno.
Dov’é la tenerezza dell’amore, a cui siamo chiamati ad esprimere in tutte le situazioni della vita: la madre per il bambino, il padre per il suo figlio, lo sposo per la sua sposa e viceversa, i grandi per i piccoli, e i piccoli tra loro?
Un senso di delicatezza, di riguardo, di attenzione, quasi per non rompere qualche cosa di molto fragile, perché é molto fine.
La tenerezza! La conosciamo la tenerezza? Ripeto ancora: il mondo non la vuole. Vuole la forza, vuole il dominio, vuole la sopraffazione.

Come é naturale, miei cari fratelli che veniamo numerosi in chiesa in questa notte del 1981, perché vogliamo apprendere che abbiamo bisogno dei valori che ci porta questo bambino e non dei valori che ci portano la scienza, la tecnica, la politica e via dicendo.
Abbiamo bisogno di questo, quasi, io interpreto la cosa per me, ci rifugiamo nella chiesa o in chiesa, ma non per un tentativo di sfuggire alla verità, ma perché ci sentiamo bisognosi di recuperare tutti quegli elementi della nostra persona e della nostra vita che si esprimono con la parola: tenerezza.

E’ puro, questo bambino. Non é soltanto la purezza dei sensi o della sensualità. E’ anche questo. Intorno, in giro, in casa, da tutte le parti, si affacciano gli idoli che alle volte é difficile controllare o che alle volte non si vogliono controllare.
La purezza di questo bambino é la limpidità, se così si può dire. La trasparenza dei nostri pensieri, dei nostri sentimenti, del nostri affetti: in casa, sul lavoro, nei rapporti con gli altri, nei rapporti col mondo! Essere limpidi, trasparenti! Così ci vuole questo bambino.

Allora, noi continuiamo la nostra meditazione sul messaggio del Natale di quest'anno e raccogliamoci attorno alla culla di Gesù Bambino e impariamo ad essere limpidi, ad essere innocenti, ad essere teneri, ad essere puri.

MONS. CARLO FERRARI
Vescovo di Monopoli