settimana di aggiornamento pastorale 25-29 agosto 1980

Più avanti e più a fondo
nel cammino intrapreso

venerdì 29 agosto relazione conclusiva del Vescovo

Mons. Carlo Ferrari
1986 Casa del Sole - Con Cardinale Casaroli

Se voi mi chiedete una valutazione di questa "Settimana", rispondo che è positiva, oltremodo positiva, come ho riscontrato anche dalle relazioni dei vari gruppi di studio. So che alcuni non condividono questo mio apprezzamento, ma in tempo di sano pluralismo accetto anche altre posizioni. L'importante è andare avanti e per andare avanti bisogna soprattutto andare più a fondo.

Non per niente a introduzione della "Settimana" quest'anno vi ho proposto un saggio di catechesi che voi avete accolto al di là di quello che speravo. La mia conversazione andava in questo senso del profondo. Anche il Vangelo di Giovanni letto questa mattina è tutto un discorso di Gesù che porta dentro, nel profondo, a tutta la verità, non semplicemente a qualche suo aspetto. E allora non abbandoniamo la nostra pista ma cerchiamo di renderla sempre più marcata, sempre più profonda e più chiara.

Noi tutti siamo impegnati in un'azione di catechesi che si rivolge prevalentemente agli adulti. E' chiaro che non si abbandonano i giovani, i ragazzi, e i fanciulli, tuttavia il meglio delle nostre energie pastorali dobbiamo convogliarle verso gli adulti. So che è più facile dirlo qui, dal mio posto che accettarlo lì dal vostro posto. Ve lo concedo pienamente, lealmente, onestamente. Però il Vangelo è un evento che è primariamente rivolto e destinato all'età adulta. L'azione salvifica di Dio, di Nostro Signore Gesù Cristo, dello Spirito, come si è manifestata nella chiesa, si rivolge agli adulti. Gli interlocutori primari ed essenziali del dialogo fra il Padre, il Figlio, lo Spirito e noi sono gli adulti.

E' vero che, data la situazione in cui ci troviamo, rivolgere un discorso di catechesi agli adulti è difficile; è difficile infatti la proposta di un cristianesimo integrale, essenziale, profondo che capovolga i valori correnti nel mondo di oggi. Ma il Vangelo, la Parola di Dio, la catechesi - dobbiamo ritenerlo e richiamarlo sempre alla nostra memoria - hanno di per se stessi una forza: la forza di Dio, la forza della Parola di Dio che è "una spada a doppio taglio" che incide nella profondità ed è un seme che produce frutti da se stesso, per la forza germinale che ha in sè. Non è un evento storico confinato nel passato, è un evento presente, ricco di tutta la pregnanza che ha manifestato nei momenti salienti della storia della salvezza.

Quindi a questa difficoltà dell'accoglienza del Vangelo opponiamo la forza che c'è nel mistero della Parola di Dio, che è un dinamismo messo in moto da Dio stesso e non può fallire. Ci potranno essere dei segni di fallimento e sarà forse un fallimento della nostra azione, dell'azione anche della Chiesa, ma Dio non fallisce; dà l'impressione di fallire, ma Dio raggiunge sempre il suo scopo.

Ci sono modelli? Voi dite già e sono sicuro che tornerà come slogan: non ci sono modelli. Ma dovremmo desistere dal compiere un dovere che con chiarezza ci si presenta come primario solo perché non ci sono modelli? I modelli sono quelli che ci vengono dalla storia della Chiesa e sono anche quelli da inventare con la grazia del Signore, con la preghiera, con la consultazione vicendevole, con una azione condotta avanti in comunione fra tutti noi. Allora non mancherà di emergere, venir fuori, qualche indicazione.

Intanto indicazioni ce ne sono già. Sono poche, direi anche povere, però si possono moltiplicare, vitalizzare, approfondire, renderle organiche e vitali. Pensate alla catechesi parallela: non deve essere un incontro con i genitori per stabilire la data della cresima e della prima comunione. Con impegno, con coraggio che va al di là di quello che si possa pensare e immaginare, bisogna insistere; e anche se si tratta di una catechesi occasionale, determinata da una scadenza, non importa; è pur sempre una occasione in cui abbiamo degli adulti particolarmente interessati e coinvolti dall'evento che tocca i loro figlioli: adulti che con la grazia del Signore potranno diventare più sensibili e aperti al messaggio di Nostro Signore Gesù Cristo.

Abbiamo la piccola ma significativa esperienza dei gruppi familiari. Io vi esorto ad incrementarli. Vi ricordate che, abbiamo celebrato una settimana sulla famiglia. C'era anche in circolazione quell'opuscolo "Per la crescita della famiglia come realtà di chiesa". Quante cose si dimenticano! Bisogna tirar fuori il vecchio e il nuovo. Incrementare questi gruppi e, in seno ad essi, invece di fare una catechesi occasionale, episodica, impostare una catechesi sistematica su temi veramente religiosi, cristiani, di vita cristiana vissuta. Capite che con l'incremento dei gruppi familiari noi andiamo incontro alla possibilità di creare dei catechisti veramente adulti, ad una esperienza di catechesi degli adulti fatta da adulti e con adulti, in una forma molto dialogica.

Non dimentichiamo inoltre la catechesi pre-matrimoniale: deve consistere in un vero itinerario di fede; i fatti dimostrano che i giovani che si preparano al matrimonio rispondono nella misura della nostra convinzione della necessità di una vera catechesi, di una nostra seria preparazione e della capacità di coinvolgere l'evento grande della loro esistenza nell'evento insospettato della salvezza.

Non illudiamoci però che la nostra catechesi degli adulti raggiunga tutti, anche solo quelli che sono i praticanti. Non li raggiungerà. Ma intanto noi impegnamoci col meglio di noi stessi e non sentiamoci dispensati da questo impegno per nessuna ragione. Il cristianesimo degli Atti degli Apostoli o il cristianesimo dei Padri che richiamiamo tante volte, il cristianesimo dei tempi di cristianità era rivolto agli adulti; solo col Concilio di Trento come avete sentito - c'è un impegno verso i ragazzi in preparazione dei sacramenti. Ma è sempre stata la famiglia, la comunità cristiana che si è presa l'incarico dei piccoli; la catechesi - diciamo così - ufficiale era rivolta agli adulti. Non dico di tornare al passato, ma il passato ci insegna.

Indubbiamente ci troviamo in una situazione sociale molto difficoltosa, ma teniamo anche presente che ci sono dei segni indicativi evidenti e seri di una domanda religiosa che viene dagli adulti. Non dite che io "canonizzo" i movimenti. Ma guardate i movimenti, studiateli da vicino e poi vedete se non è esperienza di adulti quella che essi fanno. Non è detto, anzi mi guarderei bene dal dirlo, che tutti debbono entrare nei movimenti. Il cammino della chiesa si esprime nella diocesi, nelle comunità diocesane, specialmente nelle parrocchie. E i movimenti che non confluiscono nelle parrocchie e nella diocesi non sono movimenti di chiesa. Possono comunque essere segni indicativi profetici.

Catechesi esistenziale

C'è un altro punto che ritorna dopo due anni ed è la catechesi esistenziale. Avete coniato un'altra espressione che non è mia, di "Resto vitale". Non esiste, credo, nella letteratura biblica questa espressione. Questa catechesi non è esistenziale perché si immerge nell'esistenza dei catecumeni e del mondo, è esistenziale a monte, là da dove proviene la catechesi che pur essendo una catechesi da adulti fatta con adulti, presuppone sempre degli animatori, dei catechisti, dei ministri qualificati della Parola.

Ora perché la catechesi sia efficace - non efficiente - tutti questi sono chiamati a fare un'esperienza religiosa profonda. Si scrive molto nella letteratura biblica, teologica, pastorale di esperienza del soprannaturale (non l'esperienza straordinaria o quella dei carismatici). C'è un contatto con una realtà concreta che è Dio presente e operante in noi che se è accolta e raggiunta, ci mette in sintonia con questa presenza e azione, ne deriva un'esperienza profonda che tocca il nostro io cosciente, non il subconscio e si realizza nell'unione con Dio.

La mèta proposta dalla "Catechesi Tradendae" è l'unione con Nostro Signore Gesù Cristo: non è una unione qualsiasi perché Gesù Cristo lo si accetta con il suo Vangelo, come persona in noi, in mezzo a noi. E' tutta l'azione dello Spirito Santo con i suoi doni, con i suoi frutti che deve essere coscientizzata nella nostra vita spirituale, e diventare costitutiva della nostra vita spirituale e diventare costitutiva della nostra personalità cristiana. Non c'è vita cristiana che non porti a percepire coscientemente tutto il realismo del soprannaturale da cui siamo imbevuti, in cui siamo immersi "in cui siamo, ci muoviamo e viviamo".

Possibile che questo evento di tanta portata non debba incidere in modo cosciente sulla costituzione della nostra persona? Sarebbe assurdo. Invece si nutrono molti dubbi a volte sospetti, verso un tipo di vita spirituale che impegni fino a queste conseguenze, che sono serie, totalizzanti in quanto prendono totalmente la nostra persona e quindi sono delle presenze immancabili nella nostra esistenza. Perciò io vi ho proposto quel saggio di catechesi tratto tutto direttamente dalla Parola di Dio e un immagine di Chiesa tutta incentrata nel suo mistero. Ho coscienza del limite di questa proposta; in altre occasioni cercherò di chiarirla ulteriormente, ma il mio scopo è ben preciso: andiamo verso il profondo, non temiamo di lasciarci affogare in Dio. Dio non affoga nessuno, Dio salva, libera, esalta la nostra persona .

La vicenda del "resto"

Poi, alla fine, c'è la vicenda del "resto". Come vi facevo notare, io non ho mai parlato di "resto vitale". Per la precisione e per quanto io ne possa sapere, nella Bibbia ci sono tre tipi di "resto": il "resto storico", quello che rimaneva del popolo ebreo dopo le stragi, gli esili, le battaglie, ecc.; il "resto escatologico", quello che si salverà alla fine dei tempi; e c'è un "resto fedele" al quale Dio, i profeti si rivolgono. Anche nel Nuovo Testamento è presente: "Non temere piccolo gregge, perché per voi è stato riservato il Regno". E le parabole del lievito, dei talenti, del granello di senape.

Nel Nuovo Testamento il "resto" si identifica di per sè con la Chiesa, ma altro è la chiesa primitiva così come si esprimeva quando si definiva come un resto, altro è la Chiesa in una situazione di postcristianità, come è la nostra, di persone che si trovano anagrafate cristiane, che seguono ancora nel costume certi gesti della vita cristiana, che accolgono ancora in modo passivo le espressioni liturgiche e sacramentali del cristianesimo e niente più. E' questo il "resto"?
Tutti questi nostri fratelli che si trovano alla tangente della vita della Chiesa non hanno mai saputo che ci fosse la possibilità di entrare in comunione di vita con Padre, col Figlio, e con lo Spirito; e dire loro: "Tu sei figlio di Dio" scivola sulle loro teste come acqua fresca.
Che dire di altre affermazioni importantissime della vita cristiana? Le considerano esagerazioni.

Ci deve essere dunque questa chiesa fedele che risponde al disegno di Dio compiuto da Nostro Signore Gesù Cristo e portato a realizzazione dallo Spirito Santo.
Ci deve pur essere, altrimenti mancherebbe la Chiesa.
Se il Padre, il Figlio e lo Spirito non comunicassero con gli uomini, se gli uomini in nome di Gesù Cristo non comunicassero tra di loro, non ci sarebbe chiesa.
Proprio al fine di costituire una Chiesa fedele, una sposa "casta et meretrix", è indispensabile che sia raggiunta la soglia dell'amore di fidanzati e di sposi.
Uso queste figure che sono bibliche.

Se non si raggiunge questa soglia, non si è neppure incontrato il Dio della salvezza, nostro Signore Gesù Cristo e il suo Spirito.
Ecco la necessità per la nostra Chiesa, le nostre comunità, i nostri movimenti, le nostre associazioni: necessità di persone che si pongono come testimoni della forza trasformatrice della risurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo, perché in loro, nella loro persona e quindi nella loro vita è evidente una presenza, un'azione che non è di tipo politico, economico, sociale, di religiosità corrente, ma è impegno di risposta alla proposta di Dio fatta in Nostro Signore Gesù Cristo morto in croce.

Ecco in che senso intendo parlare di "resto".
Cioè si tratta di accogliere, di suscitare, curare, far maturare, far diventare adulti quelli che sono sensibili a una voce interiore del Signore.

Ci sono nelle nostre comunità persone sensibili e aperte alla Parola di Dio, al mistero della celebrazione eucaristica, alla grazia del battesimo e della cresima, al comandamento di Nostro Signore Gesù Cristo?
Ce ne sono sicuramente.
Queste persone cerchiamo non dico di organizzarle ma di convogliarle all'unità nella carità, perché poi diventino animatori a loro volta, dell'ambiente in cui vivono.

Una comunità parrocchiale dove tutti quelli che vanno in chiesa non pongono nessun interrogativo agli altri perché sono tali e quali o magari peggiori degli altri, non fa catechesi per nessuno.
Prendete invece una comunità dove ci sono delle persone veramente valide sotto il profilo cristiano, che pongono dei seri interrogativi ai propri fratelli, non perché si erigano a maestri ma perché vogliono porsi al servizio dei fratelli, che hanno una tale personalità cristiana da non lasciare indifferenti, da scuotere e inquietare, allora diventa possibile dare delle risposte.

Si stabilisce il momento adatto per la catechesi perché c'è una esigenza di risposta che nasce dal concreto, da ciò che si vede e da ciò che si fa. Conoscete l'insistenza di Giovanni nella sua prima lettera - e non solo in essa -: "abbiamo visto, abbiamo toccato... e ve lo diciamo perché anche voi siate partecipi insieme a noi della stessa comunione con il Padre e col Figlio suo Gesù Cristo". Ciò accade se qualcuno può dire così col proprio silenzio e con la propria umiltà agli altri.Allora il cristiano diventa un interrogativo e il ministero della chiesa può andare incontro a questo interrogativo per dare una risposta, non in nome proprio, ma in nome di Nostro Signore Gesù Cristo.

Come vedete, non vi lascio dei programmi, ma vi sollecito a degli impegni.

Relazione conclusiva del Vescovo

ST 281 settimana 80
Stampa: Rivista Diocesana, Ottobre 1980
Gli Atti su CD 1980_SETTIMANA nella biblioteca del vescovo