settimana di aggiornamento pastorale 25-29 agosto 1980

La vera comunità

28 agosto ore 9 la parola del vescovo

Mons. Carlo Ferrari
Mons. Carlo Ferrari

La via nuova e vivente?
"Continuate a volervi bene come fratelli. Non dimenticate di ospitare volentieri chi viene da voi. Ci furono alcuni che, facendo così, senza saperlo ospitarono degli angeli. Ricordatevi di quelli che sono in prigione come se foste anche voi prigionieri con loro. Ricordate quelli che sono maltrattati, perché anche voi siete esseri umani.
Il matrimonio sia rispettato da tutti e gli sposi siano fedeli. Perché Dio condannerà chi commette adulterio o altre immoralità.
La vostra vita non sia dominata dal desiderio dei soldi. Contentatevi di quello che avete, perché Dio stesso ha detto nella Bibbia: non ti lascerò mai, non ti abbandonerò mai. E così anche noi possiamo dire con piena fiducia: il Signore viene in mio aiuto, non avrò paura. Che cosa mi possono fare gli uomini?
Ricordatevi di quelli che vi hanno guidato e vi hanno annunziato la parola di Dio. Pensate come sono vissuti e come sono morti e imitate la loro fede. Gesù Cristo è sempre lo stesso, ieri, oggi e per sempre. Non lasciatevi ingannare da dottrine diverse e strane. E' bene che il nostro cuore sia fortificato dalla grazia di Dio e non da regole a proposito dei vari cibi: chi obbedisce a queste regole non ne ha mai avuto un vantaggio.

I sacerdoti che servono nel tempio degli Ebrei non hanno il diritto di mangiare l'offerta presentata sul nostro altare. Il sommo sacerdote degli Ebrei porta nel luogo santissimo sangue di animali e lo offre come sacrificio per i peccati. I corpi di questi animali sono bruciati fuori della città. Per questo anche Gesù è morto fuori delle mura della città, per purificare il popolo con il suo sangue.
Dunque, usciamo anche noi fuori della città, andiamo verso di lui portando la sua stessa umiliazione. Perché noi non abbiamo quaggiù una città nella quale resteremo per sempre; noi cerchiamo la città che deve ancora venire. Per mezzo di Gesù offriamo continuamente a Dio come sacrificio le nostre preghiere di lode, il frutto delle nostre labbra che cantano il suo nome.
Non dimenticate di fare il bene e di mettere in comune ciò che avete. Perché sono questi i sacrifici che piacciono al Signore.
Ubbidite a quelli che dirigono la comunità e siate sottomessi. Perché essi vegliano su di voi, come persone che dovranno rendere conto a Dio. Fate in modo che compiano il loro dovere con gioia; altrimenti lo faranno malvolentieri e non sarebbe un vantaggio nemmeno per voi.
Pregate per noi. Noi preghiamo di essere tranquilli in coscienza perché desideriamo comportarci bene in ogni occasione. In particolare vi chiedo di pregare perché Dio mi permetta di tornare presto in mezzo a voi.
Io prego per voi Dio che dà la pace. Egli ha liberato dalla morte Gesù, nostro Signore, diventato il grande Pastore delle pecore, perché ha dato il suo sangue per la nuova ed eterna alleanza".

Dalla lettera agli Ebrei cap. 13, 1-20.

Raccogliamo alcune delle esortazioni che sono contenute in questa lettera. "Perseverate nell'amore fraterno". Ormai tutti abbiamo fatto l'esperienza che è facile parlare di amore vicendevole, è difficile poi realizzarlo nei fatti. Dio ci vuole perfetti nell'amore, nell'amore vicendevole. Perciò rendiamo docili i nostri cuori all'azione dello Spirito Santo che diffonde l'amore nei nostri cuori e cogliamo volentieri tutte le occasioni: incontrare i nostri fratelli e sorelle e stare insieme nel nome del Signore per edificarci a vicenda. E' il costume della prima Chiesa, dev'essere il costume della Chiesa di sempre.

"La vostra condotta sia senza avarizia". C'è un'avarizia economica e c'è un'avarizia che possiamo chiamare spirituale. L'avarizia economica è facile da controllare; però non è altrettanto facile sradicarla. Eppure non c'è come l'amore al denaro, che degradi a livello di cose la nostra persona e i nostri sentimenti. Ma c'è un'avarizia spirituale, di cuori angusti, di cuori ripiegati su se stessi, di cuori che non ubbidiscono al comando del Signore di uscire da se stessi e darsi come Egli si è dato, non nel timore che altri ci porti via qualcosa dei nostri beni. I nostri beni ce li custodisce il Signore.

"Ricordatevi dei vostri capi, i quali vi hanno annunciato la Parola di Dio". Qual è il tesoro piú grande della nostra persona? Certamente la fede, la possibilità di salvarci. Per sempre. Ma a chi dobbiamo la nostra fede? A chi ce l'ha annunciata,a chi ce l'ha inculcata, a chi ci ha guidato nel nostro cammino sui passi e sulla via della fede. Dobbiamo riconoscenza per gli autori della nostra vita fisica, riconoscenza per gli autori o gli strumenti della nostra vita spirituale, che è molto piú preziosa.

E' il sentimento della riconoscenza che dobbiamo coltivare di piú. In un mondo materialista ed edonista che vuole tutto e subito e senza fatica e che non tiene conto degli altri e di nessuno, è facile un atteggiamento di chiusura sui beni che abbiamo e dimenticare coloro che hanno speso la loro esistenza, per darci, per procurarci il dono della fede. Siamo riconoscenti. Rendiamo grazie a coloro i quali ci hanno annunciato la Parola di vita.
E termino con un piccolo brano: "Il Dio della pace che ha fatto tornare dai morti il Pastore grande delle pecore, in virtú del sangue di un'alleanza eterna, il Signore nostro Gesú, vi renda perfetti in ogni bene, perché possiate compiere la sua volontà, operando in voi ciò che a lui è gradito per mezzo di Gesú Cristo, al quale sia gloria nei secoli dei secoli. Amen".

Il Dio della pace l'abbiamo contemplato il primo giorno come il Dio della gloria; la sua gloria, la sua azione di salvezza, la sua grazia è pacificante, fa crollare il muro delle divisioni, fa di due uno; se siamo docili, ci rende operatori di pace e gli operatori della pace hanno un grande posto nel Regno di Dio. Questo Dio della pace ha fatto tornare dai morti il Pastore grande delle pecore, il grande sommo sacerdote. Questa giornata viviamola all'insegna del Pastore grande, che ci conduce, ci guida, ci nutre, ci protegge non in un modo qualsiasi, ma in virtú del sangue di un'alleanza nuova e di un'alleanza eterna. Ripetiamolo spesso a noi stessi: siamo il prezzo del sangue di Nostro Signore Gesú Cristo. Gesú ha dato se stesso per me, ha voluto bene a me, ha dato il suo sangue per me. E questo Pastore grande è il Signore, è il Nostro Signore Gesú Cristo.

E fa un auspicio l'autore della lettera: "Vi renda perfetti in ogni bene perché possiate compiere la sua volontà". "Siate perfetti come il Padre vostro è perfetto". E la perfezione sta nell'adempimento della volontà di Dio, che si manifesta in tanti modi, molte volte in modi impensati, al di là dei nostri progetti, e anche contro i nostri progetti. Ricordiamo Gesú, il nostro sommo sacerdote, esaudito per la sua pietà, che con lacrime e forti grida pregava perché fosse allontanata da lui la morte. E invece la sua preghiera è ascoltata proprio attraverso il compimento della morte, che lo ha portato a diventare la sorgente prima, ricca e inesauribile di salvezza per tutto il mondo, per tutti gli uomini.

E allora cerchiamo anche noi la volontà del Signore, anche quando ci costa lacrime e potrebbe anche farci gridare contro questa volontà. Gesú Cristo nostro Signore,"opera in voi ciò che a Lui (il Padre) è gradito". Ricordate il richiamo al mistero della Chiesa, quindi al mistero in cui siamo coinvolti e coinvolti personalmente; è l'azione di Dio che porta la salvezza nel mondo, nella Chiesa, in ciascheduno di noi, operando in noi, secondo il suo disegno, secondo il suo beneplacito: "ciò che a Lui è gradito, per mezzo di Gesú Cristo, al quale sia gloria nei secoli dei secoli.

ST 279 settimana 80
Giovedì 28 agosto. Meditazione del Vescovo
Stampa: Rivista Diocesana, Ottobre 1980
Gli Atti su CD 1980_SETTIMANA nella biblioteca del vescovo