settimana di aggiornamento pastorale 25-29 agosto 1980

Chiesa locale e catechesi degli adulti

relazione del Vescovo

Mons. Carlo Ferrari
Mons. Carlo Ferrari

Questa conversazione non è uno dei temi della Settimana: è piuttosto un tentativo per introdurci nel senso profondo e nella coscienza di ciò che in tutta la Chiesa, ma nella nostra in particolare, accade e prende risalto in questi giorni in cui viviamo; non si tratta quindi di una relazione su un tema ecclesiale, ma di una lettura fatta insieme, di un avvenimento del quale nella chiesa e davanti a tutto il mondo siamo protagonisti insieme al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.

Spero che mi sopportiate se da oltre dodici anni vado ripetendo che la nostra Settimana non è tanto un momento di sosta e di riflessione della nostra Chiesa, ma un momento di comunione e quindi, di per se stesso, un momento di edificazione della nostra Chiesa, la quale prende coscienza del proprio essere e cresce per opera delle Divine Persone e per la risposta, nello Spirito, di tutti i partecipanti intorno al Vescovo.

Voi Sacerdoti, in particolare, pensate, e giustamente, di fare opera di crescita nelle vostre comunità con mille iniziative; ma vorrei che consideraste quale peso di ecclesialità hanno queste attività e rifletteste come nessuna di esse ha la stessa densità che realizza la Settimana: stare insieme col Vescovo circondato dai Presbiteri, i Religiosi, i Laici, in religioso ascolto della divina Parola, nello studio dei segni dei tempi e nella preghiera.

Nel mio discorrere con voi ho presente tutti i documenti che hanno affrontato il tema della catechesi in questo ultimo decennio, a livello di Chiesa universale, di Chiesa in Italia e... a Mantova. Io ritengo piú opportuno dal canto mio di rifarmi al senso globale e profondo del Magistero del Vaticano II e ai testi sacri a cui rimanda.

Da qui cercherò di individuare e di cogliere con voi non un corpo di verità oppure una metodologia che abbiano riferimenti alla vita cristiana, ma il fatto inaudito di Dio che comunica se stesso agli uomini al fine di salvarli e, restringendo e focalizzando il discorso, sulla attualità vivente di questo avvenimento. Per una chiarezza maggiore mi permetto di invertire i termini del tema: invece di "Chiesa e Catechesi", "Catechesi e Chiesa". La scoperta sempre piú ravvicinata del realismo sorprendente di ciò che va sotto il nome di Catechesi renderà piú facile individuare l'aspetto di Chiesa che sottende la proposta di Catechesi.

1) La catechesi come evento

In una società come quella in cui viviamo, che non è piú di "cristianità", ma di secolarità, nella quale il sacro e il profano diventano sempre piú nettamente distinti, non è più il tempo di un cristianesimo "domestico", che aveva il supporto di tutte, o quasi, le istituzioni sociali, ma è il tempo di un cristianesimo o di una Chiesa "missionaria".

Voi capite che questo capovolgimento di situazione esige che il cristianesimo non sia piú considerato e proposto come una somma di verità, ma venga invece radicalmente concepito e proposto come veramente è: la storia di Dio che interviene nella storia degli uomini.
Perciò si tratta di evento di persone e di un loro reciproco rapporto: i supporti non sono quelli della società, ma quelli in cui Dio, in Gesú e nello Spirito, ha voluto personalmente incontrarci e che sono il momento della Parola, quello della Grazia e quello della Carità.
Nella misura in cui vengono meno i supporti umani non debbono subentrare lo smarrimento e la sfiducia, ma deve essere piú autentica, piú vera e piú radicale la Parola, la Grazia, la Carità: veramente qui Dio salva.

Tutto il Magistero del Concilio è su questa linea, non dogmatica o intellettualistica o astratta, ma storica e misterica. Partiamo da un testo molto significativo e molto bello: "Piacque a Dio nella sua bontà e sapienza rivelare se stesso e far conoscere il mistero della sua volontà, mediante il quale gli uomini per mezzo di Cristo, Verbo fatto carne, nello Spirito Santo, hanno accesso al Padre e sono resi partecipi della divina natura. Con questa rivelazione infatti Dio invisibile nel suo immenso amore parla agli uomini come ad amici e si intrattiene con essi per invitarli ed ammetterli alla comunione con sé" (DV 2).
Questo è l'evento nel quale vogliamo introdurre i nostri fratelli quando si fa loro catechesi. Siamo enormemente distanti da nozioni astratte o da preoccupazioni pedagogiche o didattiche. Molto alla fine, anche queste prenderanno il loro risalto strumentale: ciò che importa è l'evento e le sue implicanze.

2) L'iniziativa di Dio

Cerchiamo di accostare questo mirabile testo del Concilio con umiltà, con libertà di spirito e con sincera disponibilità.
"Piacque a Dio nella sua bontà e sapienza rivelare se stesso e manifestare il mistero della sua volontà...." Il riferimento scritturistico è del versetto nono del primo capitolo della lettera agli Efesini: è molto utile leggere i passi paralleli di questa lettera di Paolo e di tutte le sue lettere. Rileviamo con quale e quanta insistenza i testi della Rivelazione mettano in risalto la gratuità e la sovrana libertà della iniziativa di Dio rispetto al compimento della salvezza: niente è dovuto, niente è condizionato, tutto è infinitamente gratuito. Sempre, ma specialmente ai tempi nostri in cui tutto è dovuto tutto, subito, senza fatica - si rende necessaria una lucida presa di coscienza che da parte di Dio nulla ci è dovuto e inoltre, se crediamo di essere fatti ad immagine di Dio, il senso della gratuità deve entrare parecchio nel nostro costume.

Quando affermiamo che Dio è il protagonista, che prende Lui l'iniziativa, stiamo attenti alle distanze: non mettiamolo solo ad un passo davanti a noi. Oggi la scienza ci sbalordisce quando parla di distanze cosmiche: questo dovrebbe aiutarci ad accostare con maggior stupore e umiltà l'infinito di Dio e il tanto piccolo del nostro io, rapportato alla grandezza dell'universo.
Oggi poi che viviamo in un'epoca in cui tutto appare desacralizzato e la scienza invece di aprirci un piú facile accesso verso la trascendenza ci dà la sensazione di aver varcato tutti i segreti della natura è quanto mai necessario e urgente ricuperare il senso del sacro e del mistero.

Diventano attuali le espressioni con cui Paolo prega perché sia data ai credenti la conoscenza della straordinaria potenza di Dio: "Possa egli davvero illuminare gli occhi della vostra mente, per farvi comprendere a quale speranza ci ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità tra i santi e quale è la straordinaria grandezza della sua potenza verso di noi credenti secondo l'efficacia della sua forza che Egli ha manifestato in Cristo, quando lo risuscitò dai morti e lo fece sedere alla sua destra nei cieli" (Ef. 1, 18-20).
Proviamo a mettere di seguito i vari sinonimi di questo passo al fine di cogliere qualcosa della inesprimibile potenza di Dio verso di noi: "grandezza", "potenza", "efficacia".

3) La gloria di Dio

E' opportuno mettere in risalto altre espressioni piú volte ricorrenti nello stesso capitolo, sempre al fine di affermare la straordinaria manifestazione della trascendenza di Dio mentre realizza la nostra salvezza; si tratta della "gloria di Dio" che non è una futile esigenza di vanità, ma l'intensità dello splendore delle meraviglie traboccanti della sua grazia. Ecco alcune di queste espressioni:
- "e questo a lode e gloria della sua grazia" (1,6);
- "perché noi fossimo a lode della sua gloria" (1,12);
- "in attesa della completa redenzione di coloro che Dio si è acquistato a lode della sua gloria " (1,14);
-"il Padre della gloria " (1,17).

Sono cosciente che piú di uno può pensare a che cosa servono questi richiami con la Catechesi. Faccio osservare che si è criticato e giustamente un certo trionfalismo della Chiesa, che si parla molto di povertà e di poveri: stiamo attenti che non ci capiti proprio nelle nostre catechesi di ridimensionare Dio, il Padre della gloria e la grandezza della sua potenza; questo è un Dio che non serve a niente e che non salva nessuno e che nessuno vuole. Ricordiamo invece che la gloria di Dio è l'uomo che vive, ma l'uomo per vivere ha bisogno del Dio vivente (Ireneo).

Ma abbiate ancora un po' di pazienza e riprendiamo il testo del Concilio: "E far conoscere d mistero della sua volontà mediante il quale gli uomini per mezzo di Cristo, Verbo fatto carne, nello Spirito Santo, hanno accesso al Padre e sono resi partecipi della divina natura" (DV 2), e di seguito precisa: "con questa rivelazione infatti Dio invisibile nel suo grande amore parla agli uomini come ad amici e si intrattiene con essi per invitarli ed ammetterli alla comunione con sè" (id.).

4) La misura dell'amore di Dio

Il Padre della gloria spinge la sua iniziativa fino al punto di dare il suo Figlio e con il Figlio lo Spirito Santo perché gli uomini che accolgono il Verbo fatto carne abbiano "il potere di diventare figli di Dio" (Gv. 1, 12); e "quando venne la pienezza dei tempi Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge, per riscattare coloro che erano sotto la legge, perché ricevessimo l'adozione a figli E che voi siete figli ne è prova il fatto che Dio mandò nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre" (Gal. 4, 4-6).

Giovanni soggiunge: "quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio e lo siamo realmente!... Carissimi noi fin d 'ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando Egli si sarà manifestato, noi saremo simili a Lui, perché lo vedremo così` come Egli è " (I Gv. 3, 1-2).

Il dono dello Spirito ci garantisce la nostra adozione figliale e ce ne dà la sicurezza perché opera in noi ciò che opera in Cristo: "E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto uno spirito da figli adottivi per mezzo del quale gridiamo: Abbà, Padre. Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio" (Rm. 8, 15-24).

"E se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita ai vostri corpi mortali per mezzo dello Spirito che abita in voi" (Rm. 8, 11).

"E noi tutti a viso scoperto riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l'azione dello Spirito del Signore" (2 Cr. 3, 18).

E' ancora per mezzo dello Spirito che noi acquistiamo con il dono della fede la conoscenza della profondità del mistero della nostra salvezza: "Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che vi ha detto" (Gv. 14-17).

"Quando verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà tutti alla verità tutta intera, perché non parlerà da sè, ma dirà tutto ciò che ha udito e vi annuncerà le cose future" (Gv. 16,13).

Lo Spirito inoltre diventa la nostra capacità di vivere secondo la dimensione cristiana:

- "Per questo, dico, io piego le ginocchia davanti al Padre, dal quale ogni paternità nei cieli e sulla terra prende nome, perché vi conceda, secondo la ricchezza della sua gloria, di essere potentemente rafforzati dal suo Spirito nell'uomo interiore. Che il Cristo abiti per la fede nei vostri cuori e così, radicati e fondati nella carità, siate in grado di comprendere con tutti i santi quale sia l'ampiezza, la lunghezza, l'altezza e la profondità, e conoscere l'amore di Cristo che sorpassa ogni conoscenza, perché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio" (3, 14-19).

- "La speranza non delude, perché l'amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato " (Rm. 5,5).

5) Il paradosso della croce

Ma è necessario in questa specie di abbozzo del cristiano, mettere in evidenza il paradosso della Rivelazione: "Cristo crocifisso, scandalo per i giudei stoltezza per i pagani" (I Cor. 1, 23).
E così Paolo lo conosce e lo propone: "Io ritenni infatti di non supere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e questi crocifisso" (I Cor. 2, 2).
Perciò ci esorta: "Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù, il quale, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio, ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di schiavo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce" (Fil.2,5-8).

Deve essere chiaro per tutti che per nascere alla vita di figli di Dio e vivere in rapporti nuovi con il Padre e con i fratelli dobbiamo tenere presente una logica tanto assurda per la ragione umana, ma naturale per il disegno di salvezza del Padre: "Non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte? Per mezzo del battesimo siamo dunque stati sepolti insieme a lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova. Se infatti siamo stati completamente uniti a lui, con una morte simile alla sua, lo saremo anche con la sua risurrezione. Sappiamo bene che il nostro uomo vecchio è stato crocifisso con lui, perché fosse distrutto il corpo del peccato e non fossimo più schiavi del peccato... Ma se siamo morti con Cristo, crediamo anche che vivremo con lui, sapendo che Cristo risuscitato dai morti non muore più, la morte non ha più potere su di lui. Per quanto riguarda la sua morte, egli morì` al peccato una volta per tutte; ora invece per il fatto che egli vive, vive per Dio. Così` anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù" (Rm. 6, 3-11).

6) Il traguardo finale

Questo testo è un valido approccio all'ultima dimensione del piano della salvezza, quella escatologica. Dice Pietro nella sua prima lettera: Dio ci ha rigenerati: "per una speranza viva, per una eredità che non si corrompe, non si macchia e non marcisce. Essa è conservata nei cieli per voi, che dalla potenza di Dio siete custoditi mediante la fede, per la vostra salvezza, prossima a rivelarsi negli ultimi tempi Perciò siate ricolmi di gioia, anche se ora dovete essere un po' afflitti da varie prove perché il valore della vostra fede, molto più prezioso dell'oro, che, pur destinato a perire, tuttavia si prova col fuoco, torni a vostra lode, gloria e onore nella manifestazione di Gesù Cristo" (1, 4-7).

"Carissimi, non siate sorpresi per l'incendio di persecuzione che si è acceso in mezzo a voi per provarvi, come se vi accadesse qualche cosa di strano. Ma nella misura in cui partecipate alle sofferenze di Cristo, rallegratevi perché anche nella rivelazione della sua gloria possiate rallegrarvi ed esultare" (4, 12-13).

7) Linee conclusive

Scusate se ho abbondato di testi sacri per una certa descrizione del mistero del disegno della nostra salvezza: l'ho fatto con la precisa intenzione di mettere davanti alla vostra considerazione la ricchezza sovrabbondante del Piano di Dio per farne emergere le linee fondamentali che ora tento di riassumere:
- Dio nella sua sovrana trascendenza prende la gratuita iniziativa di salvarci;
- proprio nello svolgimento del Piano della salvezza egli manifesta la sua gloria;
- il Padre della gloria diventa Dio-con-noi e ci salva col dono del Figlio fatto uomo, morto, sepolto, risuscitato e asceso al cielo e con il dono dello Spirito Santo;
- il dono del Figlio conferisce a chi lo accoglie nella fede il potere di diventare figli di Dio, per la gloria della sua grazia;
- il dono dello Spirito Santo ci dà la sicura coscienza di essere figli di Dio e la capacità di conoscere il mistero di Dio e del suo piano di salvezza e inoltre ci dà la forza della testimonianza;
- la presenza del peccato e della morte nel mondo e nelle persone è stata superata dal mistero della Croce, così che chi vuole vivere la vita nuova in Cristo e nello Spirito deve conformarsi a Cristo crocifisso;
- il traguardo della vita dei figli di Dio è la comunione con le divine Persone e tra di noi, già iniziata in questo mondo e che raggiungerà il compimento quando Cristo si rivelerà.

E' decisivo ai fini della validità della nostra catechesi, che essa si mantenga aperta a questi grandi temi: ogni riduzione e ogni chiusura sarebbe la causa della infruttuosità di ogni catechesi e questo non tanto perché impoverirebbe il così detto deposito della fede, ma perché diventerebbe un ostacolo al normale svolgimento del Piano della salvezza, qui e ora, operante nella chiesa e nel mondo.

Lasciate che ribadisca questo pensiero: io ritengo che il motivo più grave, che ha determinato e determina l'affievolirsi e la scomparsa della fede nel mondo, sia stato e sia ancora il mancato esercizio della integrità del mistero che Dio vuole rivelare e attuare per mezzo del suo Figlio e nello Spirito per mezzo della Chiesa, portatrice della luce e della forza di Dio, dispiegata per la salvezza del mondo.

Un vago teismo che non aveva nulla a che vedere col Dio d'Israele e Padre di nostro Signore Gesù Cristo; un Cristo modello di condotta e non sorgente di vita nuova; lo Spirito Santo professato e non accolto; una Chiesa identificata con la gerarchia e vuota del suo mistero; stanno all'origine delle ideologie che hanno avuto il maggior peso nella vita, nelle scelte, nel costume delle grandi masse dell'Est e dell'Occidente.

La chiesa e la catechesi

E ora cerchiamo di fare una specie di cammino inverso al fine di individuare una Chiesa in grado di fare una catechesi come quella che abbiamo intravisto. Non facciamo un processo al passato perché dovremmo sentirci confusi per una grazia, certamente non meritata, come quella di aver vissuto un Concilio e di vivere in una Chiesa che di questo Concilio è invasa, nonostante le pigrizie, le paure e le inerzie, che in qualche misura ritardano l'affermarsi di questa luce e di questa grazia.

La chiesa mistero

l primo e imprescindibile aspetto sotto il quale dobbiamo concepire la Chiesa è quello del mistero. Non contrapponiamo istituzione e mistero ma accogliamoli nella loro complementarietà che è analoga a quella del mistero della Incarnazione: per avere il Cristo è necessario accogliere la sua Divinità e la sua Umanità. In ogni discorso o concezione di Chiesa deve essere esplicito il suo aspetto di mistero. La Chiesa si presenta - "come un popolo radunato nella unità del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo " (LG 4)...
- "La Chiesa è in Cristo come un sacramento o segno e strumento dell'intima unione con Dio e dell'unità di tutto il genere umano" (LG 1): comunione nell'unità della carità che ha come modello supremo e fondamentale principio la Trinità delle Divine Persone nell'unità di un solo Dio, Padre e Figlio e Spirito Santo (cfr. UR 2).

Vi rimando al primo capitolo della costituzione sulla Chiesa: "Lumen Gentium". Nello spazio del nostro discorso sarebbe un impoverimento il tentativo di sintetizzarlo.

Esiste sempre il rischio parlando di realtà cristiane, e nel caso nostro, ecclesiali, di essere convinti di possedere certi principi fondamentali o di vivere certe realtà essenziali solo per il fatto che si accettano concettualmente non avvertendo a sufficienza che la Chiesa, e ciò che la concerne, non esiste al di fuori di una realtà di Persone che ne costituiscono la natura e l'essenza. Mi spingo ad affermare che non è sufficiente confessare che la Chiesa è il popolo di Dio adunato nella unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, quando non esiste un rapporto di fede vivo, profondo, intimo e cosciente con le Divine Persone, così come ciascuna di esse si rapporta alla realtà della Chiesa che, oggi e qui, siamo noi.

Pensare alla Chiesa che si attua, ora e qui e non senza di noi, e non essere preoccupati a realizzare un rapporto di vita e di esistenza con chi ne è la sorgente e il modello, significa fare il tentativo di stare in dialogo e addirittura in comunione prescindendo dall'Interlocutore principale. Di fatto capita più sovente di quanto non crediamo che la comunione la facciamo solo a dimensione orizzontale e ci illudiamo di fare Chiesa. Quando ci contiamo nelle nostre assemblee ecclesiali ricordiamoci di aggiungere sempre tre posti: uno per il Padre, uno per il Figlio, e uno per lo Spirito Santo.

E così quando si intraprende qualsiasi iniziativa nella Chiesa e come Chiesa nel mondo ricordiamo con chiarezza la presenza della potenza incontenibile di quella che gli autori orientali chiamano la divina Sinergia, cioè dell'attuale potenza della grazia che si unisce alla nostra corrispondenza e cooperazione nella fede.

Una chiesa che prega

E quando pensiamo alla attività ecclesiale in genere e a quella catechetica in ispecie dobbiamo ritenere cosa normale l'unione alla sorgente da cui deriva l'essere, la vita e l'azione della Chiesa.

Io membro del popolo di Dio mi accingo ad aprire il varco ai miei catecumeni perché conoscano il solo vero Dio e colui che egli ha mandato (cfr. Gv. 17,3); è normale che chi mi vede e mi ascolta debba avere la sensazione che quel Dio e il suo Figlio Gesù Cristo io li conosco. Ma come si può far trasparire la verità della conoscenza di una persona senza frequentarla, senza aver scoperto l'intimo del suo essere e le sue intenzioni più vive?

La preghiera cristiana è essenzialmente un incontro, uno stare a tu per tu, un lasciarsi liberamente interpellare.
Dio nel suo mistero abissale di vita a Tre nell'unità infinita nell'amore è soprattutto una presenza che chiede unione: chi non raggiunge questa presenza non prega.
E' pur vero che Dio si identifica con la sua Parola: in essa si rivela, agisce e porta a compimento il suo disegno misericordioso; ma se manca la presenza, il Tu di chi parla, cosa vale l'ascolto della Parola e la risposta dei salmi se Colui che ti vuol parlare non ha potuto entrare perché tu non gli hai fatto posto? (cfr. Ap. 3, 20).
Può accadere paradossalmente di pensare di aver pregato con i propri catecumeni e per loro senza avere realizzato la preghiera.

La preghiera personale e comunitaria nella Chiesa è l'attività primaria, è l'approccio e l'approfondimento della rivelazione che Dio fa di Sè e del mistero del suo Piano.

Una chiesa santa

Una chiesa di tradizione fondata più sulla legge morale che sulla grazia diventa una chiesa di compromesso, a metà strada: si pensa di più a uno sforzo ascetico che a un impegno mistico o misterico e in pratica si rinnega tutta l'originalità del cristianesimo, il quale è un evento di comunione di vita interpersonale tra Dio e gli uomini portata fino alla partecipazione alla natura di Dio; questa comunione non è il frutto di uno sforzo umano ma tutto è grazia: "e ciò non viene da voi ma è dono di Dio; nè viene dalle opere, perché nessuno possa vantarsene. Siamo infatti opera sua, creati in Cristo Gesù per le opere buone che Dio ha predisposto perché noi le praticassimo " (Ef. 2, 8-10).

E' chiaro il Piano di Dio: prima costituisce il nostro essere di figli, ci fa partecipi della sua natura, fa di noi delle creature nuove, poi con il dono dello Spirito ci rende capaci di conoscere e di amare come lui conosce e ama Dio e i fratelli. Non è cristiana la proposta di una vita morale che impegna ad agire secondo i comandamenti della legge di Dio e lascia in ombra la natura misteriosa del nostro essere come è costituito dal battesimo, dalla cresima e dell'eucaristia. Soltanto l"'essere" cristiano definisce il comportamento del cristiano.

E' questo, secondo me, l'equivoco per cui ancora troppi nella chiesa pensano alla santità come ad una vocazione di privilegio e non hanno ancora scoperto che la santità è una conseguenza del loro battesimo.

A costo di ripetermi lasciate che affermi ancora: la santità nella chiesa è il frutto del rapporto nuovo che Dio ha voluto assumere nei nostri confronti e che si ripercuote nel rapporto con gli altri: di Dio noi siamo figli nel Figlio, mistica vite di cui noi siamo diventati i tralci viventi e fra di noi siamo fratelli perché misteriosamente, ma nella realtà, figli di un unico Padre, membri di un unico Corpo e pietre vive dell'unico tempio che si edifica nello Spirito. Solo su questo fondamento è possibile una fraternità veramente umana, una pace sincera nella concordia e una vera gioia nella sicurezza che tutte queste stupende realtà non nascono da noi ma da Dio che è fedele.

Ora l'impegno grande per ciascuno e per tutti nella chiesa è quello di prendere una coscienza sempre più chiara e intima della nostra vocazione: mossi dallo Spirito, in Gesù morto e risuscitato andiamo al Padre gridando "Abbà" e sotto la mozione del medesimo Spirito il quale diffonde la carità nei nostri cuori, amiamo tutti come figli del Padre, i nostri fratelli.

"Fatevi tutti imitatori di Dio quali figli carissimi e camminate nella carità, nel modo che anche Cristo vi ha amato e ha dato se stesso per noi offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore" (Ef. 5,1-2).

Una chiesa pellegrina

Mi pare importante segnalare questa dimensione che è stata caratteristica del popolo ebraico nel deserto in cammino verso la terra promessa e che lo è per il nuovo popolo messianico il quale aspetta "la città dalle salde fondamenta, il cui architetto e costruttore è Dio stesso " (Ebr. 11,10).

La nostra gente che nella quasi totalità presume di costituire il popolo di Dio, è paurosamente immersa in un materialismo edonistico che fa del profitto economico e del suo uso lo scopo della propria esistenza; le persone sono diventate macchine per far soldi e per divorarli: pur di avere ciò che gli altri hanno si sottopongono a fatiche bestiali; in questo atteggiamento non solo decadono i valori della persona e della convivenza umana, ma è smarrito lo stesso senso dell'esistenza.

La Chiesa deve ripetere a se stessa e al mondo che "non abbiamo quaggiù una città stabile ma cerchiamo quella futura " (Ebr. 13, 14); che "il tempo ormai si è fatto breve: d'ora innanzi quelli che hanno moglie vivano come se non l'avessero... quelli che comprano come se non possedessero, quelli che usano del mondo come se non lo usassero appieno: perché passa la scena di questo mondo" (1 Cor. 7, 29-31).

Gli ammonimenti di Gesù sono quanto mai pertinenti: "quale vantaggio infatti avrà l'uomo se guadagnerà il mondo intero e poi perderà la propria anima?" (Mt. 16, 26); l'uomo ricco di cui parla Luca e che si sente intimare: "questa notte stessa ti sarà richiesta la vita".

Sarà difficile distogliere la nostra gente da questo ingranaggio in cui è come imprigionata. Per questo è tanto più urgente che la Chiesa nel suo "resto" si presenti come chi ha il senso del precario, del transitorio ed è protesa al mondo futuro che è il solo definitivo e il solo che conta e poi per il credente qualunque sia l'intervallo fra il momento presente e la venuta di Cristo, perde la sua importanza essendo acquisito che proprio nel Cristo risuscitato, il mondo futuro è già presente.

La Chiesa deve avere questo atteggiamento non per indifferenza rispetto ai valori creati e al dono, che tale rimane, della vita presente; ma perché vive tesa al "non ancora" e realizza in modo equilibrato tutti i valori.

Pensiamo a quanti drammi in meno e a quanti fallimenti e delusioni in meno andrebbero incontro le nostre famiglie le quali impostano tutto il loro futuro nei valori economici e nel loro godimento e sono sfasciate proprio per la presenza di troppo denaro.

Un serio impegno di parsimonia e di austerità di vita garantisce il centuplo al presente e la vita futura.

Così deve essere la Chiesa: guidata dallo Spirito Santo, tesa verso tutta la maturità in Cristo crocifisso, in cammino verso la casa del Padre; così passa in mezzo ai beni temporali per raggiungere quelli eterni.

Chiesa: nuovo popolo di Dio

Tutti conoscono e io l'ho vissute da dentro, le vicende di questo secondo capitolo della "Lumen Gentium" che è diventato il secondo rispetto al terzo che tratta della gerarchia. L'immagine biblica di popolo di Dio che ingloba e definisce il posto e il ruolo di tutti i credenti è stata quella scelta dal Concilio per descrivere meglio la realtà della Chiesa.

Io mi accontento di alcune considerazioni.

Alle volte si ha la sensazione che chi parla di popolo di Dio lo faccia ad esclusione dei sacri Pastori; per favore lasciate anche a noi la possibilità di salvarci perché in paradiso non ci andremo per il valore del sacramento dell'ordine ma per il battesimo, la confermazione e l'eucaristia. Dunque niente divisioni e tanto meno contrapposizioni ma ciascuno al suo posto nell'unico popolo di Dio col proprio dono e col proprio carisma.

In particolare ai presbiteri dico due cose: la prima riguarda i laici e cioè non siamo noi che li promuoviamo profeti, sacerdoti e re, ma è il buon Dio, nel suo Cristo e nello Spirito; noi rischiamo soltanto di gravarci della responsabilità di aver soffocato dei doni di grazia che sono destinati al bene di tutta la Chiesa, di aver resistito allo Spirito Santo che con tanta evidenza ha assistito i Padri del Concilio o averlo addirittura spento. Ma non dite che i laici non sono maturi: non potranno mai uscire di minorità se li terremo sempre sotto tutela. Perciò leggete bene e meditate a lungo questo secondo capitolo della "Lumen Gentium".

Poi un altro richiamo che sta dalla parte opposta: non scusatevi e non chiedete perdono a nessuno dei membri del popolo di Dio di essere presbiteri. Anche voi non private la Chiesa della grazia del vostro ministero: la grazia del vostro ministero è indispensabile per la edificazione e la crescita del popolo di Dio: nessuno vi può sostituire.
La Parola di Dio in tutte le sue espressioni non corre e non si diffonde secondo la ricchezza di cui Cristo ha dotato la sua Chiesa, se manca il vostro ministero.
L'eucaristia non sprigiona tutta la sua forza di riconciliazione e di unificazione nella carità se la vostra persona, nella quale è presente la persona di Cristo, non è a Lui conformata.
Esortate i fedeli, piccoli e grandi: "Lasciatevi riconciliare con Dio" (2 Cor. 5, 20); ricordate che solo noi, per questo, siamo ambasciatori di Cristo.
Intorno alla vostra persona si edifichi la carità nella unità di una sola Chiesa .
Che quello che si edifica intorno a voi non si fermi mai alla vostra persona: siate trasparenti perché il volto di Cristo si rifletta in voi.

Questa nostra chiesa

Chi mi conosce sa come io sia cosciente della realtà insostituibile della Chiesa particolare nella quale si realizza la pienezza del mistero dell'unica Chiesa di Gesù Cristo. Sarà anche la mia grande preoccupazione di far crescere questa nostra chiesa nella unità della carità; perché essendo io il principio visibile e il fondamento della unità della nostra Chiesa (cfr. LG 23) sento l'urgenza oltre che il dovere di inculcare e favorire in tutti i modi e in tutti i sensi, questa unità.

Non a caso annetto tanta importanza ai nostri incontri e specialmente alla nostra Settimana che, ripeto per l'ennesima volta, non ha come scopo primario quello di portare avanti un piano pastorale, ma quello di incontrarci, quello di stare insieme con Gesù Cristo in mezzo a noi, quello di pregare insieme e quello di ascoltare e raccogliere, con una luce più chiara, la ricchezza di quelle realtà che costituiscono il nostro essere e la sorgente e il modo della nostra crescita personale prima e comunitaria poi.

Questi benedetti orientamenti pastorali e le indicazioni pratiche devono essere il frutto della vostra inventiva, della vostra creatività e, vada anche, della vostra fantasia. So che in queste mie affermazioni troverete anche delle contraddizioni, ma è anche tanto difficile portare avanti il proprio discorso quando si è nella situazione di conciliare la linearità con la carità rispettando anche le vedute degli altri; ma tutto questo con molta pace.

So benissimo che per portare avanti un'azione pastorale ci vogliono anche degli orientamenti; ma questi è più normale prenderli in sede di organismi pastorali, consigli, vicariato, visite pastorali,ecc.

Ora mi preme mettere in rilievo l'esigenza di crescita di questa Chiesa particolare.

+ Affermiamo e teniamo sempre presente che è Dio che fa crescere (cfr. 1 Cor. 3, 6) e che noi, anche dopo aver fatto tutto, siamo dei servi inutili (cfr. Lc. 17,10).

+Gli strumenti della crescita ce li ha preparati Dio in Gesù Cristo e nello Spirito Santo: essi sono la Parola, la Grazia e la Carità e di riscontro l'ascolto, la celebrazione e la testimonianza.

+Ai fini di questo incontro soffermiamoci brevemente sulla Parola, sull'ascolto e sul ministero della Parola.

+La sorgente della fede, della riconciliazione, della maturazione è la Parola di Dio. Essa è viva, ha una sua fecondità, una sua potenza che va infinitamente al di là di quello che noi possiamo immaginare o desiderare (cfr. Ef. 3, 20).

+"A Dio che si rivela è dovuta l'obbedienza della fede con la quale l'uomo si abbandona tutto a Dio liberamente" (DV 5). E' l'impegno di tutta la Chiesa che si concretizza nello spazio e nel tempo e che esige un atteggiamento che renda reale l'incontro con Dio, il suo ascolto, l'accoglienza, il lasciarsi guidare e l'impegno della coerenza e della testimonianza.

+Perché nella Chiesa fosse possibile l'ascolto, Gesù Cristo ha dotato la sua Chiesa del ministero della Parola. Io non scendo a dettagli e a distinzioni inconcludenti.

+Constato che la nostra Chiesa ha bisogno di fare con decisione molto cammino per prendere coscienza che tutti i membri del popolo di Dio sono investiti da lui del ministero della Parola: non hanno bisogno di deleghe, questo a livello di sacri ministri e di laici.

+ E' vero che il ministero di evangelizzare e di insegnare è specifico dei Vescovi, dei presbiteri e dei diaconi, ciascheduno secondo il grado di partecipazione sacramentale alla missione profetica di Nostro Signore Gesù Cristo, ma a chi si rivolgerebbe la loro azione se non ci fossero i laici?
Ma i laici non ci sono solo per l'ascolto e del resto anche i sacri ministri hanno bisogno, e come, di stare in silenzioso ascolto e di conservare e far fruttificare dentro di sè la Parola che proclamano.
Dicevo che i laici non ci sono nella Chiesa solo per ascoltare. In virtù del loro battesimo e della pienezza del dono dello Spirito nella cresima hanno il diritto e il dovere di essere annunziatori e testimoni della Parola.

+Ci si lamenta perché sono pochi i catechisti, ma siamo sicuri di aver guardato bene per scoprire se ce ne sono e poi: abbiamo predicato sopra i tetti, opportune e importune, per annunziare ai nostri fedeli la gioiosa notizia della dignità della loro persona cristiana e dei doni straordinari di cui essa è dotata?

+Ma c'è ancora un interrogativo: siamo disposti ad accogliere i laici nel compito li evangelizzare e di insegnare, tenuto in seria considerazione che solo l'apporto della loro esperienza di vita nel mondo ci può fornire le indicazioni per un ministero della Parola veramente incarnato?
Le esperienze dei laici sono le più vaste e le più profonde.
Noi ministri sacri facciamo l'esperienza di Dio e poi creiamo una complementarietà tra la nostra e la loro esperienza e il ministero della Parola sarà pieno per la nostra chiesa.

+Non c'è bisogno di inventare nuovi ministeri nella nostra Chiesa, è urgente invece che sia riconosciuto, stimato e rispettato quello che ognuno ha per il sacramento che lo qualifica.

+E' necessario cogliere gli stimoli che ci vengono da qualunque parte: stimiamo e proponiamo la meditazione assidua della Parola di Dio fino a farne scoprire il sapore e la gioia; educhiamoci tutti alla frequenza del sacramento della riconciliazione, accompagnata da una saggia direzione spirituale che tolga tutti ma specialmente i giovani, dalla frustrazione della loro solitudine e tutti, come si nutrono del pane della Parola, così siano assidui alla mensa del Corpo di Cristo e al sacramento della riconciliazione.

+Questo ci metterà in condizioni di dialogare con libertà, franchezza e carità all'interno delle nostre comunità e con l'ambiente che ci circonda.

ST 278 Settimana 80
Stampa: Rivista Diocesana, Ottobre 1980 pag. 12-30
Gli Atti su CD 1980 SETTIMANA in biblioteca Ferrari