Alla fine dell'anno domandiamoci
se siamo dalla parte dei "suoi"
che lo hanno accolto

Sant'Andrea, 31 dicembre 1980 ore 19 Messa di ringraziamento

Mons. Carlo Ferrari
Mons. Carlo Ferrari

La maggior parte di noi ha sentito il bisogno di venire in chiesa, questa sera, per ringraziare il Signore dell'anno di grazia che si conclude. Questo tempo di Natale, di cui celebriamo l'ottavo giorno, ci riporta nel cuore del mistero dell'Incarnazione, nel mistero del Figlio di Dio che diventa uomo, nel mistero del Verbo che si fa uomo e che si trova di fronte al rifiuto degli uomini che è venuto a salvare. Venne in mezzo ai suoi e i suoi non lo ricevettero. Tutti quelli, però, che lo accolsero hanno il potere di diventare figli di Dio.

La chiesa conclude l'ottava del Natale con una liturgia rivolta particolarmente alla maternità di Maria, un dono ineffabile, unico, fatto da Dio ad una creatura, però la tradizione della chiesa osserva che Maria piacque per la sua verginità, ma divenne madre di Dio per la sua fede. La chiesa rileva che, in ciascuno degli avvenimenti che accompagnano l'Incarnazione c'è la manifestazione del Figlio di Dio fatto uomo e ci ricorda Maria che accoglie tutto nel suo cuore, lo medita profondamente e lo fa rivivere nell'intimo di se stessa.

Siamo qui, per ringraziare iddio di un anno di vita e di grazia. E' un'occasione buona per domandarci se noi siamo dalla parte dei suoi che lo hanno accolto oppure dalla parte di coloro che non lo hanno accolto; se siamo sulla strada tracciata da Maria oppure la devozione alla Madonna é soltanto qualche cosa di esteriore che non ci porta nel significato profondo della vita cristiana.

Possono essere vere tutte le eventualità. Ciascuno di noi interrogato risponde subito di essere cristiano, di credere, ma com'è la nostra fede? La fede non è fare qualche cosa. La fede implica l'incontro con il Verbo di Dio che si fa carne. Il Figlio di Dio un certo qual modo s'incarna in tutti gli uomini, in tutte le donne. La fede è questo fatto di accogliere il Figlio di Dio,perché si possa incarnare in noi, ma quando i nostri pensieri e i nostri affetti sono rivolti altrove, quando i nostri interessi mondani ci assorbono, siamo tra quei "suoi" che non gli aprono il cuore per accoglierlo. Domandiamoci fino a che punto siamo di quelli che accolgono il Signore.

Veramente noi che veniamo in chiesa almeno tutte le domeniche, ci veniamo con la disposizione di accogliere nostro Signore Gesù Cristo così come si rivela nella sua Parola, sempre nuovo, sempre più ricco, sempre più amabile, sempre più amante di ciascuno di noi? Lo accogliamo nella grazia del sacramento, che è partecipazione alla sua stessa vita, quella vita che egli ha portato sulla terra e che vuole sovrabbondante per ciascuno? Lo accogliamo con l'apertura al suo comandamento di amarci gli uni gli altri e nella misura con cui Egli ci ha amato?

Maria conservava nel suo cuore ogni parola, ogni grazia. In ogni momento era sintonizzata col cuore del suo divin Figlio e ai piedi della croce partecipò, come solo una madre può partecipare, al suo sacrificio di amore. Ecco Maria, la madre di Gesù, che ci deve stare dinanzi questa sera per valutare l'anno che tramonta e disporci all'anno nuovo che viene. Dobbiamo fare un esame di noi stessi sulla situazione in cui viviamo con il desiderio di trasformare la nostra situazione prima di tutto con l'offerta del nostro sacrificio quotidiano che è l'impegno, la serietà, a tutti i livelli, con cui la nostra persona deve esercitare se stessa nella esistenza.

Pregare è offrire quello che il Signore ci chiede giorno per giorno con la sua grazia. E dobbiamo pregare per il mondo che può essere salvato. Non sappiamo quando e come. Gesù è il salvatore del mondo. Per volere del Padre è chiamato Salvatore. Noi dobbiamo pregare, farci carico di tutte le problematiche che sono nel mondo e non rifugiarci in un intimismo che non può essere né religioso né cristiano e neppure umano.

Ecco, sono alcune considerazioni per questa sera mentre la fame e le sofferenze affliggono molta parte del mondo, mentre il mondo si accinge a chiudere un anno con manifestazioni che in un certo qual senso, gridano vendetta al cospetto di Dio.

In questa notte un gruppo dei nostri giovani si raccoglierà nella cappella del seminario, per attendere in preghiera il nuovo anno. Veramente questi attendono il Signore. Preghiamo per la nostra gioventù che dà segni indubitati di avere fame e sete della grazia che Gesù ha portato nel mondo. Noi adulti accanto a loro dobbiamo testimoniare questa grazia.

OM 664 fine anno 80