La chiesa ci conduce
sulle tombe dei nostri cari
con la luce della fede

Duomo,2 novembre 1980 nel giorno dei defunti

Mons. Carlo Ferrari
Laureto 1992

Carissimi cerchiamo dì far fruttificare il seme della Parola che è stato gettato nel nostro cuore. Oggi commemoriamo i nostri defunti. Siamo stati al cimitero e la prima impressione, entrando in quel luogo, è stata di tristezza, di freddo, di solitudine, di morte.

La morte è una tremenda realtà. La morte è un passo imprevedibile che non risponde ai nostri calcoli e tanto meno ai nostri sogni, ma la chiesa ci conduce sulle tombe dei nostri cari con la luce della fede e illumina questo evento traumaticodella nostra esistenza con grandi certezze, quindi con grandi speranze, con grandi aperture sulla vastità del regno che ci attende.

Oggi, il discorso liturgico nei diversi formulari delle sante Messe, è incentrato soprattutto sul mistero della risurrezione del Signore che fonda la speranza della nostra resurrezione. Siamo guidati verso la luce e verso il calore della speranza, della sicurezza e dell'amore perché anche noi risorgeremo. Ogni volta che celebriamo il memoriale del Signore, annunciamo la sua morte e la sua resurrezione e attendiamo la sua venuta. Fino a che punto, la nostra fede, quella di tutti i giorni e quindi l'atteggiamento della nostra persona è orientato verso questa sicurezza della fede nella risurrezione di nostro Signore Gesù Cristo ?

Stiamo attenti. Ogni celebrazione liturgica, anche quella quotidiana, anche quella dei sacramenti in genere, è sempre imperniata sul mistero della risurrezione del Signore, perché ogni nostra situazione di vita, ogni nostra condizione di esistenza, ogni nostra difficoltà nel cammino verso la fine ha qui la sua grazia, ottiene qui la sua forza. E' da qui che viene il coraggio: dalla certezza che Gesù è risorto alla quale si aggiunge "Se Cristo è risorto anche noi risorgeremo". San Paolo arriva a questo punto estremo: se Cristo non è risorto è vana la nostra fede. Senza questa fede tutto sarebbe vano e noi saremmo, le persone più infelici perché costruiremmo la nostra esistenza su qualche cosa che non sostiene.

Ma Cristo è risorto. C'è tutta la testimonianza apostolica, dei martiri, dei confessori, dei missionari, dei santi che sono arrivati a concludere la loro vita nella pienezza della speranza perché avevano la certezza che Gesù è risorto. Non dimentichiamo la testimonianza dei martiri e dei santi e andiamo verso la nostra fine, illuminati da questa luce.

Risorgeremo ma la risurrezione fondata e sostenuta dalla risurrezione di nostro Signore Gesù Cristo deve essere operata tutti i giorni. Ci deve essere continuamente questo passaggio nel senso della risurrezione di nostro Signore Gesù Cristo: dalla morte alla vita, dalle tenebre alla luce, dalla cattiveria alla bontà, da l'impazienza alla pazienza, dalla pigrizia al lavoro, dall'egoismo all'amore.

E poi dobbiamo aprirci al problema della salvezza di tutto il mondo che ci circonda, al quale dobbiamo rendere il servizio del nostro lavoro. Se la fede nella risurrezione di nostro Signore Gesù Cristo è -per così dire- il primo articolo di fede, se la certezza di risorgere con nostro Signore Gesù Cristo è il motivo fondamentale della nostra speranza, il motivo conseguente è un impegno verso gli altri, verso quelli che hanno fame e sete, verso quelli che sono soli, oppressi o abbandonati. Ma non guardiamo soltanto ai fenomeni di un certo rilievo sociale. Guardiamoci vicino. Le persone che vivono con noi hanno bisogno di essere considerate, come quei più piccoli nella cui persona è la presenza di nostro Signore Gesù Cristo.

E' tremendo questo impegno di considerare, riguardare, trattare, amare, sacrificarsi per i fratelli che stanno con noi, coi quali condividiamo la nostra esistenza terrena. E' un richiamo alla carità sincera fatta di opere e non di parole, di opere e non di progetti o di pii desideri. Preghiamo il nostro Redentore Gesù Cristo che venendo in mezzo a noi con la pienezza del suo mistero di morte e risurrezione, entri nel vivo della nostra persona per darci la forza di risorgere ogni momento e di essere i suoi discepoli -come ci vuole lui- che si distinguono perché vogliono bene ai fratelli come lui ha voluto bene a noi.

OM 661 morti 1980