Settimana di Pastorale 27-31 agosto 1979

I comandamenti del catechista

giovedì 30 agosto ore 9 la parola del vescovo

Mons. Carlo Ferrari
Mons. Carlo Ferrari

"Nessuno critichi il mio lavoro di apostolo: in ogni situazione mi comporto in modo da non scandalizzare nessuno. Anzi in ogni circostanza cerco di presentare me stesso come si presentano i servi di Dio: sopporto con grande pazienza sofferenze, difficoltà e angosce. Sono bastonato e gettato in prigione. Sono vittima di violenze. Mi affatico, rinunzio al sonno e soffro la fame. Mi presento come servo di Dio mostrando onestà, saggezza, pazienza, bontà, presenza dello Spirito Santo, amore senza ipocrisia, annunziando il messaggio della verità con la potenza di Dio. Sia per attaccare, sia per difendermi ho una sola arma: vivere come piace a Dio. Qualcuno mi stima, altri mi disprezzano. Taluni dicono bene di me, altri male. Sono considerato un imbroglione, e invece dico la verità. Sono trattato come un estraneo, e invece sono assai ben conosciuto, come un moribondo, e invece sono ben vivo. Sono castigato, ma non ucciso; tormentato, ma sempre sereno; povero, eppure arricchisco molti. Non ho nulla eppure possiedo tutto. Corinzi cari, vi ho parlato francamente, a cuore aperto. Io non vi ho sottratto il mio affetto, voi invece mi avete chiuso il vostro cuore. Vi parlo come a figli: ricambiate il mio affetto, apritemi anche voi il vostro cuore" (2 Cor. 6, 1-13).

"Poiché siamo suoi collaboratori, vi esorto a non accogliere invano la grazia di Dio". In questo senso la grazia di Dio è all'opera, è attiva, è attuale. Ecco il momento favorevole, il nostro oggi è il momento propizio in cui Dio vuole agire per la salvezza degli uomini. Siamo nel tempo della salvezza e ogni momento del nostro tempo è tempo di salvezza, è tempo nel quale Dio compie la sua opera. E' da tenere presente questo, per evitare il pericolo di vivere nel passato oppure di vivere nel futuro e con la fantasia rifarsi al passato o di anticipare un futuro che non esiste. Quello che conta è il tempo presente.

E' qui, in questa situazione, con queste persone, in questi rapporti, in cui io devo essere collaboratore di Dio; qui in questo momento devo credere che Dio è presente, che Dio è all'opera. Non ci sono momenti favorevoli che noi dobbiamo indovinare non so con quale mezzo; noi siamo totalmente nella totalità dell'opera di salvezza; Dio è all'opera per la salvezza. Mi pare importante che lo teniamo presente.

Il catechista deve partire da questa coscienza di operare al momento giusto. Ma se le cose stanno così da parte di Dio, come debbono stare da parte nostra? Paolo dal versetto 3 al versetto 10, specialmente, fa una specie di catalogo, ma si riferisce soprattutto al fatto che noi nell'esercizio del nostro ministero siamo sotto l'azione dello Spirito Santo, il quale ci equipaggia per il nostro ministero con i suoi doni e con le attitudini dello spirito, che Paolo enumera proprio come doni dello Spirito. Non sono le disposizioni conformi della natura, ma le disposizioni che vengono dalla grazia, dall'azione dello Spirito in noi.

Non diamo scandalo a nessuno, non siamo di inciampo a nessuno, imponendo noi stessi, la nostra mentalità, i nostri gusti; dobbiamo agire nel movimento dello Spirito che è libertà per tutti;
in ogni cosa presentiamoci come veri servitori di Dio; non abbiamo una proposta nostra; non siamo dei padroni; siamo dei servitori siamo perseveranti nelle avversità e nelle difficoltà; quanta fatica! E' normale; però dobbiamo tenere presente che lo Spirito Santo opera in noi e ci dà la forza per essere perseveranti nelle tribolazioni;
siamo puri, onesti, retti. Abbiamo accennato alla rettitudine d'intenzione in questi giorni;
siamo saggi e pazienti: una cosa importante!
amiamo senza ipocrisia; ci deve essere cordialità grande per coloro che sono l'oggetto del nostro amore sincero e perciò una disposizione a donarci per il loro bene; volere il loro bene;
annunciamo il messaggio di verità con la potenza di Dio. Noi siamo vasi di argilla, ma in noi opera la potenza che ha risuscitato Nostro Signore Gesù Cristo. Usiamo - guardate come Paolo esprime le cose - l'arma cristiana: piacere a Dio (ci siamo soffermati sulla preoccupazione nostra che dobbiamo avere di piacere a Dio in tutto quello che facciamo)
siamo poveri e disinteressati; poveri nello spirito e poveri nei mezzi - non perseguite - nessun fine diverso da quello della salvezza. Disinteressati.

E quasi, a modo di conclusione: siamo sempre sereni. E' difficile. Ma se noi ricordiamo di essere gli annunciatori della Buona Novella, se noi sappiamo che c'è la potenza di Dio che opera; se noi ricordiamo l'amore di Cristo crocifisso e la potenza della sua risurrezione, non ci dovrebbe toccare il turbamento; dovremmo portare in noi la serenità come espressione del nostro rapporto con i catechizzandi; è una grande testimonianza quella di essere sereni nei loro confronti. Tutte queste risorse spirituali hanno la loro origine nello Spirito Santo. Lo Spirito Santo ci equipaggia nel nostro ministero con i suoi doni. Soltanto lo Spirito Santo ci fa vivere le beatitudini che qui Paolo richiama con i compiti che ha proposto.

Paolo termina questa parte della lettera indirizzata principalmente ai suoi collaboratori con delle parole che possiamo chiamare patetiche (e che la traduzione rende come può) e sono le parole con cui concludo questi miei interventi di carattere eminentemente spirituale, che ho avuto la grazia di trattenere con voi, per i quali nutro grande gratitudine e ammirazione perché siete stati perseveranti in questi giorni. "La nostra bocca vi ha parlato francamente, Corinti, e il nostro cuore si è tutto aperto per voi. Non siete davvero allo stretto in noi; è nei vostri cuori invece che siete allo stretto. Io parlo come a figli: rendeteci il contraccambio, aprite anche voi il vostro cuore!" (6, 11-13).

Allora faremo una chiesa animata dalla carità che è quella di Dio e che è quella che porta avanti l'opera della salvezza.

ST 286 Settimana 79
Stampa: Rivista diocesana, Luglio- Agosto 79 pagg. 256-258
Gli Atti della Settimana su CD 1979 SETTIMANA nella biblioteca privata del vescovo