Settimana di Pastorale 27-31 agosto 1979

Al servizio di tutti
per un mondo nuovo

mercoledì 29 agosto ore 9 la parola del Vescovo

Mons. Carlo Ferrari
Mons. Carlo Ferrari

"Coraggio dunque! E' certo che finché viviamo in questa vita terrena siamo lontani da casa, lontani dal Signore: viviamo nella fede e non vediamo ancora chiaramente. Però abbiamo fiducia, e preferiamo lasciare questa vita pur di essere vicini al Signore. Soprattutto desideriamo fare quel che piace al Signore, sia che continuiamo la nostra vita terrena, sia che dobbiamo lasciarla. Perché, tutti noi dovremo presentarci davanti al tribunale di Cristo per essere giudicati da lui. Allora ciascuno riceverà quel che gli è dovuto, secondo il bene o il male che avrà fatto nella sua vita. Sappiamo che cosa significa avere timore di Dio, e ci sforziamo di convincere gli uomini.

Dio ci conosce perfettamente, e spero che anche voi ci conosciate nelle vostre coscienze. Non cerchiamo affatto di raccomandarci a voi un'altra volta. Vogliamo solo darvi l'occasione di essere fieri di noi e di potere così rispondere come si deve a quelli che si vantano delle apparenze e non della sostanza. Perché, se ci comportiamo da pazzi lo facciamo per Dio; se ci comportiamo da persone sagge lo facciamo per voi. Infatti, l'amore di Cristo ci spinge, perché siamo sicuri che uno morì per tutti, e quindi che tutti partecipano alla sua morte.

Cristo è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per lui che è morto ed è risuscitato per loro. Perciò, d'ora in avanti non possiamo più considerare nessuno con i criteri di questo mondo. E se talvolta abbiamo considerato così Cristo, da un punto di vista puramente umano, ora non lo valutiamo più in questo modo. Perché quando uno è unito a Cristo è una creatura nuova: le cose vecchie sono passate; tutto è diventato nuovo.

E questo viene da Dio che ci ha riconciliati con sé per mezzo di Cristo, e ha dato a noi l'incarico di portare altri alla riconciliazione con lui. Così, Dio ha riconciliato il mondo con sé per mezzo di Cristo; perdona agli uomini i loro peccati, e ha affidato a noi l'annunzio della riconciliazione. Quindi, noi siamo inviati da Cristo, ed è come se Dio stesso esortasse per mezzo nostro. Vi supplichiamo, da parte di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio. Cristo non ha mai commesso peccato, ma Dio lo ha caricato del nostro peccato per riabilitarci dinanzi a sè per mezzo di lui" (2 Cor. 5, 6-21).


Paolo ci mette davanti il criterio d'ogni apostolato, di ogni ministero. L'unica nostra preoccupazione è quella di piacere a Cristo, sia che continuiamo a vivere, sia che abbandoniamo questa dimora terrena.

Veramente i confini che segna lo Spirito Santo quando può agire in noi sono enormi: vanno dalla morte alla vita e si acquista quella libertà dei figli di Dio, per cui non si è condizionati da nessuna motivazione umana. L'unica preoccupazione è quella di piacere a Dio.

Com'è facile, come è umano che in ogni nostra attività, anche di apostolato, sia presente il nostro io con i suoi richiami di vanità, di affettività, di dominio, di possesso: avere degli altri che in qualche modo dipendono da noi, avere degli altri che sono in rapporto con noi, costituisce un motivo per cui il nostro io emerge in tutte le sue esigenze. Lavorare per piacere soltanto a Dio, non alle creature, non a noi stessi; la rettitudine d'intenzione, la nostra preoccupazione del cuore, la presenza viva, sollecitante, impellente di nostro Signore Gesù Cristo e quindi il bisogno di piacere soltanto a Lui.

L'oggetto del nostro amore è Dio e noi dobbiamo essere preoccupati di piacere solo a Dio. Paolo fa la grande affermazione: l'amore di Cristo, quando è vero, è libero, ci spinge al pensiero che Egli è morto per tutti. Si può discutere se fare catechesi ai bambini, agli adulti, con quale priorità. Una cosa è certa, Cristo è morto per tutti.
-Io che cosa faccio?
-Siamo missionari nella nostra parrocchia?
-Il frutto dell'amore di Nostro Signore Gesù Cristo, del suo sacrificio, della sua morte è nelle nostre mani.
-Siamo veramente per tutti o solo per alcuni, per quelli che ci seguono, per quelli che ci ascoltano, per quelli che ci danno la loro fiducia?
C'è di mezzo la morte di Nostro Signore Gesù Cristo; per ognuno di coloro che incontro Gesù è morto. Dobbiamo acquistare questa fede, di vedere la morte di Cristo impressa in qualche modo nella persona di ognuno dei nostri fratelli ai quali ci rivolgiamo, coi quali ci incontriamo: Gesù è in mezzo a noi, morto, crocifisso, con tutta la sua sofferenza della sua Passione, la sua croce, con tutto il suo sangue, con la sua agonia e desolazione in croce; pende su ogni nostro fratello.

Rendiamoci capaci di vedere così coloro per i quali spendiamo la nostra vita o parte della nostra vita. Come vedete, Paolo ci propone una visione di fede e solo in questo ambito noi siamo al nostro posto. Se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco ne sono nate di nuove. Il lavoro che dipende da noi, nel quale siamo impegnati è edificare la chiesa, è edificare Cristo, è edificare una vita nuova, delle persone nuove.

Cristo vuol costruire un mondo nuovo attraverso le nuove persone, attraverso le nuove creature, organizzate non secondo la vecchia logica dell'egoismo e del peccato; non importano le strutture politiche, sociali o altro; quello che non deve prevalere è la logica dell'egoismo e del peccato in noi che lavoriamo per gli altri, e in quelli che sono edificati col nostro lavoro. La logica di Gesù Cristo è l'amore che porta alla vita. Col nostro lavoro apostolico ,dobbiamo mettere le condizioni perché Cristo possa essere edificato, perché Cristo possa nascere, crescere e noi naturalmente diminuire; nella misura in cui noi diminuiamo, in cui noi scompariamo, Gesù crescerà e queste creature saranno creature nuove, rinnovate dalla potenza con cui Dio riconcilia gli uomini a sé in Cristo.

Non dimentichiamolo: nella Chiesa c'è la Parola della riconciliazione, per edificare creature nuove; nella chiesa c'è il ministero della riconciliazione per gli uomini. Dov'è il posto lasciate che ce lo chiediamo - per il sacramento della Riconciliazione? Nella nostra vita di persone impegnate nel ministero catechistico come proponiamo il sacramento della riconciliazione a coloro a cui ci rivolgiamo con il ministero catechistico?

Sono domande serie; c'è la tendenza a sfuggire da questo passaggio di Dio, che vuole riconciliare gli uomini in Cristo, fare delle creature nuove attraverso la parola e il ministero della riconciliazione. Queste cose chiare, ovvie nel pensiero che Dio ci ha rivelato attraverso la sua Parola devono essere chiare nella nostra mente nella nostra vita e nella nostra opera.

ST 285 Settimana 79
Stampa: Rivista diocesana, Luglio- Agosto 79 pagg. 253-256
Gli Atti della Settimana su CD 1979 SETTIMANA nella biblioteca privata del vescovo