Settimana di Pastorale 27-31 agosto 1979

Nel vivo del mistero della Pasqua

martedì 28 agosto ore 9 la parola del Vescovo

Mons. Carlo Ferrari
Mons. Carlo Ferrari

"Noi portiamo in noi stessi questo tesoro come in vasi di terra, Perché sia chiaro che questa straordinaria potenza viene da Dio e non da noi. Siamo oppressi, ma non schiacciati, sconvolti, ma non disperati. Siamo perseguitati, ma non abbandonati, colpiti, ma non distrutti. Portiamo sempre in noi la morte di Gesù, Perché si manifesti in noi anche la sua vita. Siamo vivi, ma continuamente esposti alla morte a causa di Gesù, Perché anche la sua vita si manifesti nella nostra vita mortale. Così, la morte agisce in noi Perché in voi agisca la vita.

E' scritto nella Bibbia: "Ho creduto perciò ho parlato". Anche noi abbiamo quello stesso spirito di fede, anche noi crediamo e per questo parliamo. Sappiamo infatti che Dio, il quale ha risuscitato Gesù, il Signore, risusciterà anche noi insieme con Gesù e ci porterà con voi davanti a lui. Tutto questo avviene per voi, Perché se la grazia si estende a un maggior numero di persone, aumenteranno anche le preghiere di ringraziamento a lode di Dio. Noi dunque non ci scoraggiamo. Anche se materialmente camminiamo verso la morte, interiormente, invece, Dio ci dà una vita che si rinnova di giorno in giorno. La nostra attuale sofferenza è poca cosa, e ci prepara una vita gloriosa che non ha l'uguale.

E noi concentriamo la nostra attenzione non su quel che vediamo, ma su ciò che non vediamo: in fatti, quel che vediamo, dura soltanto per breve tempo, mentre ciò che non vediamo dura per sempre. Noi sappiamo, infatti, che la tenda nella quale abitiamo, cioè il nostro corpo terreno, viene distrutta. Sappiamo però di avere in cielo un'altra abitazione costruita da Dio, che dura per sempre. Finché siamo in questa condizione noi sospiriamo per il desiderio di avere quell'abitazione che viene dal cielo. Speriamo cosi di esserne rivestiti e di non essere trovati nudi. Mentre viviamo in questa tenda terrena, gemiamo oppressi da un peso. Infatti non vogliamo essere privati della tenda terrena ma ricevere anche quella celeste. Così, quello che è destinato alla morte sarà assorbito dalla vita. Dio ci ha preparati per questo, e come caparra ci ha dato il suo Spirito. " (2 Cor. 4, 7-18-5, 1-5).


Raccogliamo con religiosa attenzione e cioè con spirito di fede alcune considerazioni tra le tante che si possono trarre dalla Parola di Paolo ai Corinti, sempre riferendoci all'evento di questa settimana, a ciò che interessa ciascheduno di noi, a quello che è lo scopo di queste giornate.

1. "Noi abbiamo questo tesoro in vasi di creta".
Siamo dotati del ministero della grazia dell'evangelizzazione, della catechesi nella Chiesa di Dio a favore e a servizio dei nostri fratelli, ma dobbiamo ricordare che tutto è grazia, e noi siamo delle creature fragili in un mondo di peccato. Non abbiamo una nostra consistenza o qualcosa di nostro o una nostra forza che possa ridurre l'intelligenza dei nostri fratelli all'obbedienza della fede. Questo viene da Dio. Noi abbiamo i nostri limiti, la nostra miseria di peccato. Perciò è naturale che il ministero catechistico comporti per parte nostra fatica, tentazione di scoraggiamento, delusione, sofferenza, ecc. Non facili trionfalismi, anche quando le cose sembrano andare bene; niente entusiasmi emotivi e neppure scoraggiamenti ingiustificati. Pensiamo alla nostra debolezza e fragilità. Pensiamo che noi abbiamo questo tesoro in vasi di creta.

2. Questo dovrebbe disporci ad un secondo atteggiamento indispensabile per chi s'impegna nell'azione catechistica che Paolo esprime così. "Portiamo sempre in noi la morte di Gesù". Gesù salva il mondo con la sua morte; la Croce è il prezzo dell'amore di Nostro Signore Gesù Cristo, del Dio che ci salva, la croce è la vittoria sul peccato e sulla morte; noi che vogliamo continuare la missione di Nostro Signore Gesù Cristo, nell'esercizio di questo ministero dobbiamo trovare naturale la partecipazione alla Croce, anzi alla morte di Gesù Cristo in un senso molto realistico. Metodi sussidi, aiuti umani hanno il loro valore, ma che conta, che salva, che produce opera di salvezza è la morte di Gesù Cristo. Perciò la nostra partecipazione, la nostra sintonia con la morte di Gesù.
Miei cari, cerchiamo di pensarci quando nella nostra vita e nel nostro ministero siamo sconvolti, perseguitati, incompresi, ostacolati. E' un prezzo scontato, dal quale non possiamo prescindere e si concretizza nella realtà di chi ci ostacola; della nostra stessa natura che è pigra e stenta a mutare metodi e prospettive. Facciamolo entrare nella partecipazione al mistero della morte di Gesù e ci disponiamo veramente ad essere degli apostoli.

3.Però la morte è per la risurrezione, la morte è per la vita. Paolo dice: "Sappiamo che Dio il quale ha risuscitato Gesù, il Signore, risusciterà anche noi assieme a Gesù e ci porrà con Lui accanto a sé". Dunque la prospettiva non è di morte, di fallimento, anche se andremo incontro a tanti fallimenti; la Prospettiva è la vita. La straordinaria potenza di Dio è impegnata nel nostro ministero, se noi siamo uniti a Gesù Cristo. Ecco la sorgente del nostro dinamismo, delle nostre riuscite, che rimarranno sempre misteriose, ma sicure, perché la potenza di Dio che ha risuscitato Gesù dai morti, risusciterà anche noi e con noi risusciterà i nostri fratelli nella misura di grazia sovrabbondante che è preparata per tutti gli eletti.

4) "La morte agisce in noi, ma in voi la vita".
Questi due misteri inseparabili agiscono attraverso la nostra persona, la nostra vita, la nostra testimonianza; in una parola: nella nostra unione con Gesù Cristo. "Per questo - continua Paolo non ci scoraggiamo": il nostro obiettivo, infatti, non è la realtà che si vede, ma quella che non si vede; siamo nella condizione di operare nel mondo del mistero, non nel mondo dei calcoli che tornano a tavolino. E' interessante come Paolo in questa lettera ai Corinti ripetutamente esorta a non scoraggiarsi. Il catechista è uomo di speranza, guarda all'obiettivo finale che è garantito dalla grazia di Dio; la delusione, la stanchezza, la rassegnazione sono fattori di paralisi, non convengono affatto a chi si impegna nel ministero catechistico. La speranza è forza, coraggio, dinamismo.

Io con voi stamattina, in questa settimana, in questi giorni che Dio ci concederà di vivere e lavorare insieme, dobbiamo metterci in questo atteggiamento di fiducia; per questo noi non ci scoraggiamo: per la partecipazione alla Passione e morte di nostro Signore Gesù Cristo e alla sua Risurrezione.

ST 284 Settimana 79
Stampa: Rivista diocesana , Luglio- agosto 79 Pag 250-253
Gli Atti della Settimana su CD 1979 SETTIMANA nella biblioteca privata del vescovo