proposta
di povertà, di umiltà, di dolcezza,
di amore

Terza Messa di Natale in Sant'Andrea

Mons. Carlo Ferrari
Mons. Carlo Ferrari

Miei cari, ecco un altro Natale che abbiamo la grazia di celebrare insieme. Da circa duemila anni questo evento è celebrato, è ricordato ed il suo significato proposto di generazione in generazione si è diffuso in tutto il mondo. Oggi però dinnanzi alla situazione del mondo, è facile che sorga in noi l'interrogativo: come mai, l'augurio portato dal cielo in terra "pace agli uomini che Dio ama" non si è ancora realizzato neppure nei paesi in cui questa proclamazione si ripete da secoli?

Oggi è Natale, ma non possiamo dimenticare in quale condizione celebriamo questa solennità. Il mondo manca di pace, manca di giustizia, manca di pane, manca di amore. E' un mistero che, dopo tanti anni di cristianesimo il mondo si trovi ancora in queste condizioni che, forse, sono le peggiori di tutta la sua storia. E' il cristianesimo che non dà le indicazioni giuste, che non esprime l'amore che Dio ha voluto portare agli uomini per la loro salvezza in questa e nell'altra vita?

Miei cari, l'interrogativo può affacciarsi alla nostra mente ma noi dobbiamo essere leali, riflessivi e domandarci: è Dio che si allontana dal mondo oppure è il mondo che si allontana da Dio? Natale ci ricorda che proprio il Figlio di Dio ha voluto prendere una umanità come la nostra ed è diventato uno di noi, ma è uno di noi nella povertà, nella mitezza, nell'umiltà, nella dolcezza, nell'amore che ci ha proposto il Padre, nostro Dio e nostro creatore.

E' così che noi abbiamo accolto e accogliamo quotidianamente Gesù, che si è fatto uomo?
E' così che accogliamo il suo vangelo di umiltà e di amore e di povertà?
E' così che ci impegniamo a seguire i suoi esempi luminosi?
Siamo leali e sinceri. Non è il cristianesimo che manca di luce, di forza e di amore. Sono gli uomini che si allontanano da Gesù Cristo. Sono gli uomini che si allontanano da Dio. Dio non tiene il primo posto nella vita di ciascuno di noi. Dio non tiene il primo posto nella vita degli uomini del nostro secolo. Di fatti, c'è tanta civiltà ma poca umanità, c'è tanta potenza in tutti i campi ma poco amore, c'è tanto impegno per gli interessi di questo mondo, ma poco impegno per rispettare Dio e l'uomo, sua creatura e suo figlio.

Il nostro esame di coscienza ci deve portare a riconoscere che la infedeltà è nostra, che noi non abbiamo corrisposto, che noi abbiamo formalmente celebrato i nostri natali esteriormente non secondo la esigenza del messaggio che questa festa contiene.

Entriamo in noi stessi, dal momento che siamo entrati in chiesa. Entriamo nell'intimo del nostro cuore dal momento che c'è questo spazio di raccoglimento e vediamo in quale misura quotidianamente accogliamo nostro Signore Gesù Cristo nella sua proposta di povertà, di umiltà, di dolcezza, di amore.

Una proposta di povertà,di distacco, di libertà del cuore da tutte le cose per essere disponibili su l'esempio di nostro Signore Gesù Cristo, che vive la sua vita veramente da signore perché non è dominato dalle cose ma è il dominatore delle cose.

La nostra fame di cose non è mai sazia, non soltanto per le nostre persone ma in tutto il mondo. Nelle componenti sociali dell'umanità chi più ha, più desidera avere e non guarda ai mezzi per arrivare al possesso di molte cose, di molte ricchezze materiali. Chi ha una posizione di forza la sostiene a qualunque costo. Non importa la giustizia, non importa il rispetto della persona, non importano le vite che sono sacrificate.

Una proposta di umiltà. Questa parola, questo atteggiamento, questa virtù non ci è congeniale, quasi la rifiutiamo come una debolezza, eppure verifichiamo tutti i giorni quanto siamo piccoli, quanto siamo limitati, quanto siamo miseri spiritualmente e umanamente. Perché non riconoscerci così dinnanzi a Dio e dinnanzi agli uomini? Solo il prestigio domina in noi con i sentimenti che ne conseguono e che non sono certamente conformi al sentimento di umanità, che dovrebbe ispirarci in ogni espressione della nostra esistenza.

Una proposta di dolcezza. Chi tratta bene l'altro? Troviamo tutti i pretesti per metterci gli uni contro gli altri con le espressioni della violenza più disumana, fino alle manifestazioni quotidiane della insofferenza che riveliamo vicendevolmente con le persone con cui viviamo. Come dovrebbe fare breccia nei nostri cuori la luce di questo bambino e commuoverli e renderli più umani!

Una proposta di amore. E' sempre lo stesso termine, ma non c'è una parola più importante detta da Dio per mezzo di Gesù Cristo agli uomini. Siamo figli di uno stesso Padre, siamo il prezzo del sangue di nostro Signore Gesù Cristo, siamo fratelli fra fratelli, siamo uomini e donne, e l'amore è l'ambiente in cui abbiamo bisogno di respirare, per mantenerci all'altezza della dignità umana, per rispondere alle esigenze del nostro spirito e ai bisogni del nostro cuore.

Miei cari, pensate a tutte queste proposte che vengono fatte nelle chiese in seguito alla Incarnazione di nostro Signore Gesù Cristo, il Figlio di Dio fatto uomo.

Pensiamo alle proposte del Natale che celebriamo insieme in condizioni storiche e sociali così contrarie, così opposte al senso della natività di nostro Signore Gesù Cristo, e prendiamo i nostri impegni. Non basta venire in chiesa. Si viene in chiesa per incontrarci con nostro Signore Gesù Cristo, per accogliere la Parola da custodire nel nostro cuore, da approfondire nello spirito, da fare vivere nella nostra persona.

Sia così il Natale che insieme celebriamo. Questo è l'augurio che il vi fa il vescovo con tutto il cuore.

OM 679 Natale 79
Terza Messa di Natale in Sant'Andrea