"Evangelizzazione e promozione umana nella nostra realtà locale"

Un pane che promuove l'uomo

mercoledì 1 settembre ore 9 la parola del Vescovo

Mons. Carlo Ferrari
Mons. Carlo Ferrari

Ascoltando la lettura di questo brano di Giovanni si rimane colpiti dalla insistenza con la quale Gesù mette in risalto la differenza tra pane e pane. La differenza non sta nella materia del pane, però c'è un pane che non libera dall'usura del tempo e dalla dissoluzione della morte, mentre ce n'è un altro che assicura la vita per sempre.

Mi pare che non sia una illazione indebita dare importanza a questa differenza tra pane e pane per dire che quello che si identifica e si limita alla vita strettamente materiale dell'uomo non promuove l'uomo; quello invece offerto da Gesù è il supporto più sicuro della promozione umana. « Io sono il pane di vita... Io sono il pane disceso dal cielo ». Quali sono le prerogative di questo pane ?

La prima è quella di essere un pane « dato », offerto, a disceso dal cielo ». Sappiamo che è Gesù in persona a donarsi, ma il gesto, l'espressione è incentrata nel pane: un pane che è il segno dell'amore estremo di Dio, che « contiene » l'amore di Dio per gli uomini, che è il « richiamo » a Dio che ama l'uomo. E' l'espressione dell'Alleanza nuova, è il memoriale del Signore, è la sorgente e il culmine della vita della chiesa; è tutto gratuità.

Non trascuriamo le implicanze della espressione del pane, che rimandano a tutto il pane di cui l'uomo ha bisogno e chiediamoci se, di fronte a ogni pane di cui quello di Gesù è culmine, noi siamo nelI'atteggiamento di accoglienza e di coerenza a quando diciamo: a dacci oggi il nostro pane quotidiano ». Questa capacità di riconoscerci poveri ci promuove uomini. E noi, a nostra volta, siamo capaci di essere gratificanti verso i nostri fratelli?

L'altra caratteristica è di essere un pane « condiviso ». Qui è indispensabile, per ragioni di tempo, limitarci. Indubbiamente è indicata una esigenza di condivisione di ogni pane, ma pensiamo ai commensali nel comunicare: se mangiamo un solo pane non possiamo non essere un solo corpo (cfr. 1 Cor. 10,17): quando si è divisi non è più mangiare la cena del Signore (cfr. 1 Cor. I1,20); poi, a dal momento che c'è tra di voi invidia e discordia, non siete forse carnali ? » (cfr. id. 3,1-5). Non siete come dei neonati, infantili ? Qui, dove c'è divisione intorno a questo pane che siamo chiamati a condividere, non c'è promozione umana.

L'altra indicazione che ritorna in tutto il discorso di Gesù: « avrà la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno ». Ogni evangelizzazione deve sempre rimanere aperta a un « ultimo giorno ». Se si rinchiude nei limiti di questo tempo, di questo mondo, non promuove l'uomo, lo imprigiona, lo asservisce, lo aliena.

Come dobbiamo rivolgerci con fiducia grande, con riconoscenza profonda a Gesù che si offre, a Gesù che si dona, a Gesù che vuol essere condiviso perché noi impariamo il senso della gratuità della vita e il senso della disponibilità, della misericordia e della pace!


ST 258 settimana 76
stampata sulla Rivista diocesana n .9-10; Settembre- Ottobre 1976
Atti in CD 1976 SETTIMANA in biblioteca Ferrari