" Evangelizzazione e promozione umana
nella nostra realtà locale"

il Vescovo presenta gli Atti della settimana pastorale
31 agosto-3 settembre 1976

Mons. Carlo Ferrari
Mons. Carlo Ferrari

Carissimi, mi rivolgo a tutti voi non tanto per presentarvi gli Atti della Settimana di Pastorale del 1976, ma per porveli tra le mani nella fiducia che li accogliate come uno strumento prezioso del nostro dialogo pastorale.

Perché mi ostino in questo atteggiamento di fiducia ?

A dire il vero, se mi fermassi alla superficie di alcuni fenomeni diocesani e agli apprezzamenti che a volte si colgono in giro potrei essere tentato di ben altri sentimenti.

Ma il Signore, nella sua grande misericordia, mi mantiene e spero mi faccia crescere in una visione di fede delle realtà che riguardano i nostri rapporti.

Constatare, per esempio, che la Settimana riesce sempre meglio e che alcuni responsabili delle nostre comunità ne restano lontani, di per sè è deludente: considerato che queste comunità rimangono fuori del discorso della propria chiesa e al limite di tutta la chiesa. La ragione è chiara, perchè la Settimana (e ciò vale di riflesso anche per tutte le altre iniziative pastorali) è un momento di verifica, di approfondimento, di orientamento per tutta la vita diocesana, e alla diocesi non si appartiene perchè inseriti in un ambito territoriale ma perchè si partecipa intorno al Vescovo a tutte le sollecitudini, le problematiche, i tentativi, le esperienze che formano ed esprimono la sua realtà vivente, le quali o sono inserite in Cristo e nel suo Spirito, intorno al Padre, oppure non appartengono all'ordine della salvezza. Voglio dire che tutto ciò che si fa nelle singole comunità, o partecipa effettivamente della comunione con tutta le comunità che si uniscono al Vescovo e sono coagulate, per così dire, nella unità del suo carisma oppure sono private della loro autenticità.

Oggi, come conseguenza del Concilio, come sua naturale maturazione, le chiese italiane sono impegnate nell'approfondimento del compito della evangelizzazione, delta riforma liturgico-sacramentale e nella responsabilità loro propria di salvare l'uomo con tutti i valori che lo costituiscono: diritto alla vita, unico, assoluto a cui tutti i valori terrestri devono essere relativizzati, la dignità quindi della persona, la libertà che gli è garantita da Dio e una esistenza ispirata dall'amore che soddisfi la sua inestinguibile sete di unità nella giustizia e nella pace.

Chi non accetta o non si impegna a scoprire faticosamente il valore della evangelizzazione e la sua attuazione in una chiesa viva; che non si impegna in una catechesi di cui i nuovi Catechismi sono la espressione e lo strumento, o non ha il concetto della realtà della chiesa o presume di essere nella chiesa prescindendo da una chiara indicazione dei Vescovi.

Chi continuasse a celebrare le azioni sacramentali (compresa la Eucaristia) senza tendere con serietà a farle diventare momenti di attuazione della Parola che salva, compirebbe dei gesti rituali, vuoti di senso, distaccati dall'esistenza quotidiana, anche se celebrati in lingua italiana e accompagnati da canti di gruppi ai quali, sempre al limite, interessa più la chitarra che la messa.

Chi è legato a un presunto tradizionalismo o a un comodo a si è sempre fatto così » o peggio ancora si lascia affascinare dal nuovo perchè nuovo e si illude con ciò di aver fatto tutto e non approfondisce e non si cura di vivere fino in fondo il mistero della croce, è condannato dolorosamente ad assistere, se pur lo avverte, alla perdita di senso del suo ministero. Poi vengono fuori i discorsi penosi che si fanno circolare e accrescono il disagio, minano l'unità, discreditano persone e istituzioni.

Mi chiederete: e lei ha ancora fiducia?

Vi rispondo decisamente di sì.

I motivi sono tanti. Chi ha pensato alla nostra salvezza, chi ha istituito la chiesa e l'ha dotata di ministeri e carismi, come espressione del suo amore incontenibile e della sovrabbondante ricchezza della sua grazia, chi muove il suo Spirito a operare nel mondo come appare a chiari segni nelle realtà di oggi, sta prima di me e delle mie doti di Vescovo. Personalmente mi affido all'azione dello Spirito per essere in sintonia con la sua chiesa nella quale hanno il loro posto i vostri ministeri e i vostri doni di grazia, di cui ho il massimo rispetto e di cui non posso fare a meno.

Conosco i miei limiti e le mie mancanze, ma questo mi rende più fiducioso che Cristo opera nelle mie debolezze. Mi sforzo di riferirmi a ciò che di me pensa Dio nella sua misericordia e gli apprezzamenti delle persone cerco di leggerli alla luce del giudizio di Dio. Delle persone penso bene, disposto a non essere «furbo», ma ostinandomi a voler bene. Si tratta di persone adulte, responsabili di ciò che fanno, e se non lo fanno io rimango male ma penso soprattutto al loro disagio. Non capisco la dialettica dei vinti o dei vincitori: a Dio non la si fa.

E adesso ritorniamo al motivo di questa che voleva essere una presentazione.

Gli Atti della Settimana, ripeto, sono un momento importante di un discorso che con chiarezza abbiamo incominciato da quasi dieci anni. Se qualcuno afferma che non esistono indirizzi chiari, rispondo che gli indirizzi ci sono e anche abbastanza chiari nella formulazione, non sempre facili-va da sè-nella traduzione. Certo che se non ascolta il Vescovo quando parla o rimane fuori dalle iniziative che egli promuove, mi viene da dire che ignora che c'è il Vescovo o forse pensa che se ne può fare a meno.

Chissà come staranno veramente le cose! Comunque, se vi scrivo è per la ragione di sempre: ho fiducia. Il Signore rinnovi me e voi.

Vigilia di Natale 1976

CARLO FERRARI Vescovo

ST 256 Settimana 76
Stampa: Rivista diocesana n.9-10; Settembre-Ottobre 1976.
Atti su CD 1976 SETTIMANA in biblioteca Ferrari