Il nostro Dio che é amore
chiede a ciascheduno di noi di lasciarsi amare

venerdì della settimana santa processione con i Sacri Vasi

Mons. Carlo Ferrari
Mons. Carlo Ferrari

Sento il bisogno di chiedere una specie di compatimento trovandomi tra questi segni augusti della nostra fede e le vostre persone come colui che dovrebbe far parlare questi segni al vostro cuore, alla vostra sensibilità, alla vostra umanità, alla vostra fede. Questi segni sono delle immagini che ci portano lontano nella storia -come abbiamo udito dal racconto della passione di nostro Signore Gesù Cristo -predette dai profeti tanti secoli prima.

Si tratta di Gesù, il Figlio di Dio la cui immagine sta dinnanzi a noi nell'espressione della sua divinità e della sua umanità. Sta dinnanzi a noi, nel ricordo, in queste reliquie venerande che ci riportano al medesimo gesto in cui Egli si é dimostrato veramente uomo avendo sparso il suo sangue per noi e veramente Dio perché soltanto Dio poteva avere tanto amore da morire per quelli che lo crocifiggevano, per quelli che lo condannavano, per quelli che lo rifiutavano, per quelli che passavano accanto a lui con indifferenza, addirittura con scherno.

In questi segni vediamo il Figlio di Dio fatto uomo, nel momento in cui muore per noi per rasggiungere ognuno di noi, sempre, e che particolarmente in questo istante ci chiede umilmente, discretamente come un mendicante che ha bisogno di tutto, di poter entrare nel nostro cuore.
Non vuole entrarci con la sua potenza. Non vuole entrarci con la sua sapienza. Ma vuole entrarci con tutto ciò che Egli é, e dinnanzi al quale noi siamo tanto piccoli e così limitati. Vuole entrarci soltanto con il suo amore per noi Non per avere il nostro amore di cui non ha bisogno, ma perché noi abbiamo bisogno del suo amore, di un amore che sia al di sopra di tutto ciò che non é amore, di un amore che sia al di sopra di tutto ciò che si esprime nel "non amore", al di sopra di tutti i frutti della mancanza dell'amore.
Ci vuole entrare perché noi abbiamo bisogno di amore.

Qualcheduno dirà che il vescovo ripete sempre le stesse cose. Per un certo senso é vero, ma, miei cari, se io mi trovo dinnanzi a voi, accanto all'immagine di Gesù crocifisso, il Figlio di Dio fatto uomo, tra queste due insigni reliquie che entrano nel tessuto di tutta la storia della nostra Mantova, di che cosa vi devo parlare? A quale considerazione vi devo richiamare? Che cosa dovrei richiedere da voi? Richiedo da voi ciò che Dio, il nostro Dio che é amore, chiede a ciascheduno di noi: di lasciarci amare. Non ci chiede di amarlo. Ci chiede di lasciarci amare e, quando noi ci saremo lasciati amare da Lui diventeremo anche capaci di amore per gli altri. E diventeremo anche capaci di amore per Lui. Ma gli interessa che noi accogliamo il suo amore.

Miei cari, noi siamo legati a questi segni, alle consuetudini della nostra fede, alla processione dei sacri vasi. Sono un qualche cosa che portiamo dentro di noi e in qualche modo continuiamo a vivere perché abbiamo attinto alle sorgenti della tradizione. Ma sono manifestazioni, si possono oscurare e in qualche caso scoparire perchè sopraffate da altri interessi o altre concezioni di vita.

E se scomparisse realmente il significato che contengono? Voglio dire: se l'amore di Dio non ci fosse? Se l'amore di Dio non fosse nel mondo? Se Dio non esistesse, mi sapreste dire perché é meglio fare il bene piuttosto del male? Perché é meglio la giustizia dell'ingiustizia? Perché sia meglio la bontà della violenza? Non ci sarebbe nessuna ragione! Non c'é nessuna ragione.

Noi abbiamo vissuto abbastanza la storia in questi decenni per capire che se al fondo della nostra vita e della nostra esistenza, come significato della nostra vita e della nostra esistenza viene a mancare l'amore, viene a mancare anche la sorgente dell'amore che é il Signore. Ci accorgiamo che dove scompare Dio a poco a poco scompare anche l'amore. Allora dobbiamo ammettere che abbiamo bisogno di Dio e del suo amore. Non come un surrogato. Abbiamo bisogno intrinsecamente e costituzionalmente di Dio e del suo amore, di Cristo e del suo sangue e della sua morte, che è l'espressione ultima del suo amore per la nostra liberazione dal peccato, dal male, dalla morte.

Gesù muore in croce, ma vince la morte con la sua risurrezione. Lasciate che Gesù crocifisso con umiltà e discrezione, come un mendicante si accosti al vostro cuore con il suo amore. Non importano le condizioni in cui può trovarsi la vostra coscienza, il vostro atteggiamento verso di lui! Importa l'atteggiamento di Gesù verso di noi. Ecco. Crediamo all'amore, sarà la nostra salvezza.

Dal momento che siete venuti in chiesa e molti di voi frequentano anche la chiesa, ricordate, ricordiamo specialmente noi che siamo assidui alla chiesa, che abbiamo una responsabilità dinnanzi al mondo perché possa credere, perché possa essere salvato sotto tutti gli aspetti: dalla ingiustizia, dalla violenza, dall'odio, dalle divisioni. Il mondo ha bisogno di un segno. Questo segno può darsi che sia nella vita di coloro che avendo accolto l'amore di nostro Signore Gesù Cristo, amano i propri fratelli come Gesù ha amato tutto il mondo.

Non conta quante volte andiamo in chiesa - lo ripeto sovente - non conta quante Messe ascoltiamo, quante preghiere recitiamo se poi questo nostro frequentare la chiesa, questo nostro partecipare alla Messa, non ci rende più generosi, più altruisti, più capaci di mostrare al mondo il volto della Chiesa che é il volto stesso di Gesù Cristo, Colui che si é dato per amore.

Non aggiungo altro.

Vi vedo tutti. Vi saluto tutti e a tutti faccio l'augurio che questa santa Pasqua, che incomincia con la morte di nostro Signore Gesù Cristo e si compie nella sua risurrezione, segni il momento in cui Gesù trova la porta del vostro cuore aperta per entrare col suo amore. Che ciascheduno di voi dentro se stesso, nella intimità più profonda, abbia il coraggio di ripetere e di riconoscere: "Gesù credo al tuo amore per me".


OM 631 Venerdì Santo 76