Annunziamo Gesù Cristo
perché i fratelli, in un modo cosciente
si riferiscano a Lui nella loro esistenza

A Parma con i diaconi di Mantova che si preparano all'Ordine Sacro

Mons. Carlo Ferrari
Pensilvania 1986

Per intendere rettamente il rapporto che nasce dalla ordinazione rispetto ai propri fratelli è necessario tenere presente quello che abbiamo detto fino a questo momento. Il vescovo come il presbitero non si mettono al di sopra o al di fuori del popolo di Dio. Sono anch'essi membri del Popolo di Dio in mezzo al quale hanno un compito di servizio, sempre in riferimento a Cristo del quale debbono diventare coloro che rendono presente la sua memoria e lo annunziano.

L'espressione "fate questo in memoria di me" la troviamo nel Vangelo a proposito della Eucaristia, che è il vertice dell'azione ministeriale, ma ogni vertice suppone una base. La base possiamo considerala l'annuncio della Parola. L'Eucaristia è considerata la fonte principale della vita cristiana perché è la pienezza della Parola di Dio, perché è la pienezza della presenza dell'amore salvifico di Gesù Cristo nella sua massima espressione, nella parola dell'amore del Padre nel Cristo nella potenza dello Spirito Santo.

Fare memoria di Cristo vuole dire diventare personalmente quelli che ricordano Gesù Cristo agli altri. Non si tratta di un ricordo storico fatto di parole, ma di un ricordo vivente, efficace, operante perché la nostra persona è totalmente radicalmente e riferita a Lui.

Questo coincide con ciò che abbiamo detto ripetutamente: noi dobbiamo coincidere con ciò che esprimiamo. Dobbiamo coincidere quindi con ciò che facciamo. Noi compiamo nel nostro ministero le azioni che ha compiuto Gesù Cristo, perciò nella nostra persona queste azioni di Gesù Cristo devono trovare una risonanza sempre più piena, più chiara, più perfetta.

L'ordinazione sacra non è un punto di arrivo ma piuttosto un punto di partenza perché crea in noi nuovi rapporti, garantiti da una grazia, di una possibilità di divenire che non ha mai un termine, non ha mai una meta perché la meta è Gesù Cristo in persona. Noi per quanto lo riproduciamo non lo esauriremo mai, al punto che secondo una concezione moderna della realtà della vita e della storia il "reale" non è ciò che esiste, non é ciò che è fatto, non é ciò che è compiuto, ma ciò che deve ancora essere fatto, ciò che deve ancora essere realizzato, ciò che deve ancora essere attuato. Questo per noi è il frutto della speranza a cui abbiamo accennato questa mattina.

Sappiamo che la ricchezza della potenza salvifica, affidata alla chiesa e nella chiesa per mezzo dei sacramenti a tutti i credenti a seconda dei compiti che hanno nella chiesa, è una potenza incontenibile, inesauribile. Il discorso si farebbe lungo a parlare delle caratteristiche della memoria che noi siamo nella chiesa di nostro Signore Gesù Cristo: la caratteristica della fiducia, della sicurezza, della gioia, della pace, della bellezza e preziosità della vita, tutti aspetti che dovrebbero definire la nostra persona e la nostra esistenza, se noi ci crediamo profondamente.

Mi accorgo che rimangono fuori tante cose, ma io in queste due giornate ho soltanto iniziato il vostro raccoglimento, la vostra riflessione, poi voi la continuerete nei prossimi giorni

Noi siamo coloro che fanno memoria e annunziano nostro Signore Gesù Cristo agli altri. Tutte le nostre azioni devono essere un annunzio di nostro Signore Gesù Cristo. Per questo noi siamo costituiti, per questo siamo stati eletti, per questo noi siamo mandati ad annunziare nostro Signore Gesù Cristo che rimane per gli altri sempre stoltezza e scandalo, ma che per noi è salvezza, grazia, giustificazione, riconciliazione con Dio, per cui abbiamo accesso al Padre e tra gli uomini perché Egli ha fatto di "due" "uno" abbattendo il muro della separazione. Queste cose le fa nostro Signore Gesù Cristo attraverso il nostro ministero, attraverso questo nostro annuncio che diventa un'autentica evangelizzazione.

Perché noi facciamo memoria di Gesù Cristo e annunciamo Gesù Cristo? Perché i nostri fratelli, in un modo cosciente vivano, si riferiscano a Lui nella loro persona, nella loro vita, nella loro esistenza di uomini. Riferirsi a nostro Signore Gesù Cristo. Dicevamo questa mattina, a proposito della formazione del sacerdote, se c'è o se non c'è questo riferimento. Riferirsi a Gesù Cristo vuole dire riferirsi alla visione che Egli ha della realtà e quindi alla visione che Egli ha del Padre, dello Spirito Santo, del mondo, dell'uomo, della persona, del valore della vita e dei valori che accompagnano la vita. Riferirsi a Gesù Cristo vuole dire riferirsi ai suoi sentimenti, all'orientamento del suo cuore che va: dal Padre al mondo, dal Padre agli uomini, dal Padre alla creazione. Riferirsi a Gesù Cristo significa riferirsi al suo comportamento: "Imparate da me". Da Gesù Cristo impariamo che la vita è un servizio per la salvezza degli altri. Gesù Cristo ha concepito la salvezza come liberazione dell'uomo dall'esilio, per farlo ritornare alla terra promessa, attraverso un lungo esodo, quindi farlo passare dall'alienazione da Dio alla comunione con Dio.

Il tema dell'esodo è il tema della maturazione dell'uomo, è il tema della pazienza di Dio e della nostra pazienza. E' aspettare che la gente maturi, nella costanza, con inevitabili momenti di disorientamento, di sfiducia e anche di ribellione! Nella 'lettura' di oggi è significativa specialmente la preghiera politica di Mosè: - cosa diranno gli altri?... Che li hai portati nel deserto per farli morire? ... Era il rimprovero che gli israeliti avevano più volte rivolto a lui. I nostri fratelli, e noi con loro, possiamo trovarci tutti in questa condizione.

Riferirsi a Gesù Cristo significa riferirsi a colui che è stato a tale punto per gli altri da dare se stesso in riscatto per loro. La salvezza di Gesù Cristo, la salvezza nostra e dei nostri fratelli, passa per il mistero della croce. Riferirsi a Gesù Cristo è il riferimento più valido per la speranza della risurrezione. Egli ha anticipato nella storia come dice (Paneberg?) l'evento definitivo che dimostra la potenza di Dio su tutte le potenze, tra le quali primeggia la morte. La sua risurrezione diventa, quindi, il punto di riferimento. Non è detto che io mi rifaccia alla teologia di (Paneberg?) ma, tanto per servirci di espressioni che possono aiutare a capire quello che vogliamo esprimere.

Questo riferimento deve avvenire in un modo cosciente e voluto. Gesù Cristo deve diventare la persona più viva nella nostra coscienza e deve diventare la persona più viva nella coscienza dei nostri fratelli. Se non avviene questo, non avviene un riferimento. Non ci può essere riferimento se non se ne prende coscienza. Molte volte ci troviamo di fronte a cristiani tradizionali, occasionali, impliciti, e non dinanzi a cristiani coscienti di avere fatto una scelta, che comporta il loro orientamento "di fondo" nei confronti di nostro Signore Gesù Cristo.

Fin tanto che non arriviamo a questo punto, non abbiamo fatto dei cristiani. Indubbiamente anche questa è una meta, anche questa è frutto di un lungo cammino di costanza e di pazienza da parte nostra. C'è chi semina e c'è chi raccoglie. C'è chi semina, chi irriga e dà incremento. Ma chi dice la parola definitiva nel profondo delle coscienze è Dio. Noi con tutto il nostro ministero arriviamo alla soglia della coscienza, alla soglia della libertà della persona, in grado, certamente per grazia, di pronunciare il suo "si" ma che potrebbe anche - speriamo in un modo non definitivo - pronunciare il suo "no". In un modo cosciente e voluto.

Quindi, ci dove essere la decisione che coinvolge tutta la persona con tutta la sua vita e la sua esistenza. La teologia manualistica e i catechismi che derivano da questa teologia, definivano la fede in un modo intellettualistico: atto dell'intelletto comandato dalla volontà,sotto l'impulso della grazia, per cui si ritengono vere tutte le cose dette da Dio, dal momento che Dio non può ingannare né essere ingannato. La fede, invece, si richiede molto più che un atto dell'intelletto. L'uomo non è soltanto razionalità. La razionalità è una caratteristica che illumina tutte le facoltà umane, ma la persona nella sua totalità o nella sua essenza, nel suo intimo è costituita da ben altro. E' costituita da tutto ciò che è, da tutto ciò che fa in modo cosciente e libero in tutti i campi.

Ecco perché il cristiano è cristiano indivisibilmente in qualunque situazione venga a trovarsi, Ecco perché il cristiano è cristiano deve realizzare il suo riferimento a Cristo in qualsiasi situazione venga a trovarsi, in qualsiasi impegno in cui è coinvolto come persona in conseguenza della sua vocazione, della scelta del suo stato, della sua professione, ecc. Quindi viene posto, mi pare, il fondamento dei rapporti tra fede e politica, tra vita cristiana e storia, ecc. di cui si parla tanto oggi e che fanno l'oggetto di tante teologie. Ma sarebbe meglio ci fosse una sola teologia! Non dico una sola scuola teologica! Tante teologie finiscono per vanificare la teologia.

Questa memoria e questo annuncio di nostro Signore Gesù Cristo ai fratelli, perché si riferiscano in modo cosciente e libero a nostro Signore Gesù Cristo, li dobbiamo fare agli uomini di oggi, ai nostri fratelli di oggi, che rispetto a Gesù Cristo si trovano in tante situazioni differenti: o di autosufficienza o di avversione o di indifferenza o di preconcetto.

Quando diciamo l'uomo della scienza, della tecnica o della cultura non dobbiamo intendere l'uomo che per professione si dedica alla scienza o alla tecnica o alla cultura. Dobbiamo tenere presente che oggi la mentalità scientifica, tecnologica, di una certa cultura è diffusa attraverso i mezzi di comunicazione a tutti i livelli, e particolarmente ai livelli privilegiati della cultura che sono la famiglia, la scuola, la fabbrica.

Facilmente, in conseguenza di questa mentalità di tipo scientifico, nasce una autosufficienza. La scienza con tutte le sue amplificazioni in campo economico, amministrativo, politico, della medicina, della psicologia, della scienza umana in genere, risolve tutti i problemi dell'uomo. E' cosciente di non risolvere il problema del male, è cosciente di non risolvere il problema della morte ma li considera come situazioni ineluttabili quindi prende atteggiamenti diversi: angoscia, disperazione, fatalismo, il "non pensarci".

Di questo noi dobbiamo tenere presente. La gente è così. Anche la gente che viene in chiesa è in qualche modo toccata, contagiata da questa mentalità. Allora può darsi il caso che venga in chiesa perché c'è sempre venuta, oppure viene per un supplemento di garanzia, perché non si sa mai! Come quello che diceva: -tu dici che Dio non c'è, ma fa conto che ci sia-. E se ci fosse? Prendi il paracqua (sacramenti, Messa) vuole dire che se poi piove lo apri. Qui evidentemente non c'è un riferimento cosciente e voluto a nostro Signore Gesù Cristo


Quindi l'autosufficienza, la negazione di Gesù Cristo, della religione, di Dio! L' ateismo è molto diffuso implicitamente in tutti i materialismi atei,e non atei. E' diffuso nel liberalismo come nel capitalismo. Nel marxismo in modo esplicito o implicito c'è l'esclusione di Dio. Anche la lotta contro Dio. Noi dobbiamo chiederci quale è il motivo di questo atteggiamento. Il motivo del liberalismo è di poter sfruttare più liberamente l'uomo in ordine al profitto; il motivo nel marxismo è l'affermazione secondo la quale Dio aliena l'uomo dagli impegni nella storia perché lo proietta al di là della storia. Questo è avvenuto per un tipo di religione e di chiesa che Marx e compagni avevano conosciuto. Per di più, Dio aliena l'uomo nel senso che Dio sarebbe il fondamento "per gli altri " di un ordine stabilito e quindi sta dalla parte del padrone.

Dobbiamo tenere molto presente, poi, che la evangelizzazione è un annuncio autentico del Dio di nostro Signore Gesù Cristo. Il Cristo a cui facciamo riferimento è il Figlio del Padre, è il difensore delle vedove, è il protettore degli orfani e degli oppressi, è Dio che sta dalla parte dell'uomo, dalla parte del più debole. Questi aspetti di Dio vanno insistentemente evangelizzati. Non dico a preferenza di altri aspetti, ma perché questa è la fisionomia di Dio: del Dio di Abramo, di Giacobbe, di Israele: il Padre di nostro Signore Gesù Cristo.

Fate caso ad una certa predicazione. Sa ancora di un teismo romantico più o meno illuministico che si riferisce all'ente assoluto: al trascendente. Non che Dio non sia trascendente. La sua trascendenza l'ha "trascesa" entrando nella storia in nostro Signore Gesù Cristo per la salvezza dell'uomo: - andate e annunziate, i ciechi vedono, gli storpi camminano, i prigionieri sono liberati. Per cui l'atteggiamento attuale della chiesa nei confronti del marxismo in particolare, ma anche delle altre filosofie, delle altre ideologie che negano Dio, deve essere quello della evangelizzazione del vero Dio. Non dimostrare che Dio c'è. All'ateo non si dà nessuna dimostrazione che Dio c'è. All'ateo si annuncia, si evangelizza il vero Dio. Il marxismo come dottrina, evidentemente si condanna, ma i marxisti vanno evangelizzati.

L'uomo di oggi può essere in una condizione di indifferenza. Negazione di Dio e indifferenza si possono constatare nelle stesse persone. Indifferenza perché non gliene importata di Dio. Dio e i suoi problemi non hanno punti di convergenza: la lira sale e scende indipendentemente dal fatto che Dio ci sia o non ci sia. Così è perché l'uomo vive molto alla superficie degli avvenimenti. Si lascia prendere dai più superficiali perché è terribilmente esteriorizzato. In conseguenza della massificazione che avviene attraverso i mezzi di comunicazione, è terribilmente condizionato.L'uomo non è più persona, non è più l'essere cosciente capace di volere.

Condurre i nostri fratelli "dentro" è compito della evangelizzazione. "Il regno di Dio è dentro di voi" perché l'uomo è dentro. La Bibbia definisce l'uomo dal cuore. Voi sapete il significato che il cuore ha nella Bibbia. Dio vuole il cuore dell'uomo " fili prebe mihi cor tuum"(prov 23,26). Dio che vuole entrare nel nostro cuore, Dio che vuole diffondere il suo Spirito nei cuori, è un Dio che vuole rivolgersi alle persone in quello che realmente sono, non alla periferia della persona, non alla periferia della esistenza nella quale l'uomo vive quasi abitualmente.

Ecco che cosa importa annunciare nostro Signore Gesù Cristo perché i nostri fratelli, in modo cosciente e voluto, si riferiscano a Lui!

OM 524 Parma 76_4