Noi che veniamo in chiesa
crediamo di trovare un Salvatore?

Natale 1972 in sant'Andrea

Mons. Carlo Ferrari
Mons. Carlo Ferrari

Miei cari che così numerosi quest’anno, siete venuti in chiesa per la liturgia del Natale, è difficile per il vostro vescovo che é uno di voi, uno come voi, prestare la sua povera persona per il grande servizio della Parola di Dio. Questa parola che risuona nella nostra celebrazione è una parola di grazia, una parola di pace, una parola di luce, una parola di gioia.

Io chiedo per me e oso chiedere per voi, quali ripercussione hanno queste parole nel nostro animo,
per la nostra persona, per la nostra vita, per la famiglia in cui viviamo, per il lavoro in cui siamo impegnati, per il mondo in cui trascorriamo la nostra esistenza?

Dal mondo ci vengono parole strazianti, dal mondo ci vengono urla di disperazione,di morte, di distruzione causate dagli uomini e dagli elementi naturali. Quale contrasto! Eppure sono reali tutte le voci, tanto quelle che risuonano qui in chiesa e raggiungono il nostro orecchio, quanto quelle che risuonano nel mondo e, se siamo sensibili turbano il nostro spirito.

Noi che siamo qui in chiesa, nella nostra fede dobbiamo cercare una riposta per risolvere le antitesi, le contraddizioni, i conflitti, tutto ciò che può produrre e produce negli spiriti turbamento e angoscia.

Noi siamo qui, come tutti i fratelli che vivono mondo e soffrono e muoiono, per domandarci se crediamo a questa parola di Dio, a questa promessa di grazia, di pace, di luce,di gioia.

Noi siamo qui per domandarci se crediamo di trovare nella chiesa un salvatore, capace di liberarci dal male, da quel male che é all’origine di tutti i mali, da quel male che insidia ogni forma di esistenza.

Noi ci chiediamo se questa sera siamo venuti in chiesa per incontrarci con Gesù, perché é lui il salvatore.

Ci chiediamo se ci ha portato in chiesa soltanto quel piccolo bambino che può commuovere la nostra sensibilità, o il Figlio di Dio che si é fatto uomo ed ha portato agli uomini la possibilità di diventare figli di Dio.

Miei cari, che cosa dice il Natale? La chiesa ci ha fatto udire un invito molto pressante che deve battere al nostro cuore e trovarvi accoglimento, perché il contrasto in mezzo al quale viviamo sia dissolto: nella sintesi della vita stessa e della persona di nostro Signore Gesù Cristo, nella sintesi della sua opera di salvezza, nella sintesi della fede che ci fa discepoli di nostro Signore Gesù Cristo e ci fa accogliere l’invito di seguirlo su una strada ben precisa che Paolo indica a Tito con le parole: sobrietà, giustizia, pietà.

Miei cari, pensate se tutti noi, se in tutto il mondo, da parte di chi ne ha la possibilità, si vivesse una vita sobria! Questa parola é in disuso. “Sobri” cioè: quel tanto che basta per ciascuno, quel tanto che di conseguenza, si moltiplica per tutti. C’é sobrietà nel nostro natale? C’é sobrietà in tutti i giorni dell’anno? C’é sobrietà nella nostra vita? Gesù Cristo si presenta così al mondo, ai credenti, a coloro che vogliono fregiarsi del nome di cristiani.

La parola giustizia ci impegna a fondo tutti i giorni, per noi e per tutto il mondo. La giustizia deve essere in tutti, deve essere di tutti, deve essere per tutti; La giustizia non sta nella ‘misura’. Non sta nel giusto mezzo. La giustizia é quella che ci viene da nostro Signore Gesù Cristo che ci rende giusti, perché ci rende figli di Dio. Questa è la prima giustizia, la prima giustificazione che ci rende fratelli di ogni uomo! Questa è la giustizia cristiana! Nessuno é esentato dal compiere nel mondo la giustizia che riceve da nostro Signore Gesù Cristo. La giustizia che nostro Signore Gesù Cristo ci offre è l’amore che lo ha spinto a morire in croce oltre che a nascere povero in mezzo a noi e per noi.

La parola pietà. Non vuole dire “compassione” ma vuole dire affetto filiale e conseguentemente affetto fraterno. L’affetto! L’essere portati verso gli altri dall'impulso dell’amore cristiano! Essere portati verso Dio dall’impulso dell’amore cristiano! Essere portati verso i nostri fratelli dall'impulso di questo amore capace di sacrificare il proprio orgoglio per gli altri.

Miei cari, io capisco che non devo abusare della vostra attenzione e del vostro tempo. Vi ho detto alcune cose, così, come si ripercuotono nel mio animo, forse con poca chiarezza ma con un desiderio grande di tradurvi delle realtà che non sono facili da esprimere. Questo vostro fratello che vi ha parlato, cosciente della propria responsabilità di fronte alla parola di Dio, ora vi augura di tutto cuore buon Natale.


OM 618 Natale 72
Natale in sant'Andrea














OM 618 Natale 72