Il Figlio di Dio si fa uomo
perché gli uomini
possano diventare figli di Dio


Natale 1972 in sant'Andrea

Mons. Carlo Ferrari
Mons. Carlo Ferrari

Carissimi, con la celebrazione della Parola di Dio noi veniamo introdotti nel senso del mistero della festa che celebriamo: il Natale di nostro Signore Gesù Cristo.

Sapete che tutti i sacerdoti hanno la facoltà, in questo giorno, di celebrare tre messe e queste tre messe si contraddistinguono una dall’altra dalle differenti letture che sono proposte per la celebrazione della Parola di Dio. Possiamo dire che questa terza messa é la più solenne, la più grandiosa. E' quella che ci richiama più fortemente il senso del mistero che si nasconde in questo bambino.

Il bambino del Natale é motivo di commozione umana. Il bambino del Natale é motivo di nostalgia di cose buone e innocenti. Ma il bambino del presepio potrebbe anche rischiare di rimanere un richiamo vago, ed esaurirsi in una commozione buona ma superficiale, che non corrisponde all' evento del Figlio di Dio che si é fatto uomo. Quel bambino:abbiamo sentito dalla testimonianza della parola del Signore, é Dio come il Padre, è Dio come lo Spirito Santo, è il Figlio di Dio.

Avete udito come si esprime l’autore della lettera agli ebrei. Questo Figlio nato a Betlemme che noi rappresentiamo nel presepio, é la irradiazione della gloria di Dio stesso. Che cosa significa nel linguaggio biblico “irradiazione della gloria” di Dio? La Gloria di Dio è la manifestazione della potenza infinita di Dio che opera con tutto il suo amore in mezzo a noi. La gloria di Dio in mezzo al mondo che Gesù Cristo rivela, non é un interesse di Dio. E' un bene per noi. E' un dono per noi.

Questo Figlio, continua la lettera agli ebrei, “é l’impronta della sostanza di Dio, dal momento che noi lo vediamo, lo possiamo individuare, lo possiamo vedere Giovanni dirà: “abbiamo potuto toccarlo con le nostre mani” . Per noi che di cose sensibili abbiamo bisogno per poter intendere, questo Figlio manifesta Iddio perché é della stessa sostanza di Dio, perché é Dio come il Padre.

“Questo figlio sostiene tutto con la potenza della sua parola”. “Sostiene” non é lo sforzo di portare sulle spalle, ma é una espressione della potenza del Figlio di Dio per mezzo del quale, con una semplice parola, con un semplice cenno della sua volontà, tutto esiste, tutto consiste, tutto ha vita. Riflettiamo sulla portata di queste affermazioni riprese da Giovanni, quando dice: “Tutto per mezzo di lui é stato fatto e niente di quanto esiste é stato fatto senza di lui”. Noi siamo colpiti dalle cose, noi siamo meravigliati dai fenomeni, noi siamo strabiliati per quanto accade nella natura, ma non andiamo all’autore della natura, non andiamo a Colui che ha compiuto queste meraviglie, non andiamo a Colui che ha realizzato per primo e che sostiene continuamente tutto ciò che esiste nel mondo. Noi compresi.

“Questo Figlio, dopo avere compiuto la purificazione dei peccati, si é assiso alla destra della maestà di Dio nell’alto dei cieli”. Questo bambino non é venuto, così, per visitare il nostro pianeta, per avere una conoscenza diretta e sperimentale della sua creazione. Questo bambino é venuto per gli uomini perché gli uomini avevano bisogno di essere liberati, perché gli uomini avevano bisogno di salvezza. Lui ha compiuto la purificazione dei peccati. Come un agnello innocente,per amore, ha versato liberamente il suo sangue, perché in questo amore fosse annientato l’egoismo di tutti gli uomini perchè questo amore, che é al di sopra di qualsiasi sentimento e di qualsiasi inclinazione,entrasse nel cuore di ogni uomo Vi pare poco che questo bambino, il Figlio di Dio, sia venuto nel mondo per compiere la purificazione dei peccati?

Questa mattina dicevo e lo ripeto ancora: non separiamo il bambino Gesù da Gesù crocifisso. E' la stessa persona. Non separiamo neppure il Bambino Gesù, e Gesù crocifisso da Gesù che dimostra di essere veramente: - la forza che supera tutte le forze, - la potenza che supera tutte le potenze, - l’amore che trionfa su tutto l’odio, su tutto l’egoismo, su tutta la violenza, su tutte le manifestazioni dell’egoismo con sua risurrezione attraverso la quale ritorna al Padre.

“E’ assiso - abbiamo udito- alla destra della maestà di Dio nell’alto dei cieli” è un nostro modo di esprimerci- Dio non ha né destra né sinistra. Dio non abita né nei cieli né nei mari. Dio é al di sopra, e al di sotto, e al di là di ogni nostra possibilità di conoscenza. L’autore sacro vuole dire semplicemente che Gesù Cristo, il Figlio di Dio, il bambino del presepio, é assiso, alla pari, con la potenza di Dio, perché è Dio egli stesso.

“Infatti é diventato tanto superiore agli angeli quanto più eccellente del loro é il nome che ha ereditato”. Noi non siamo abituati a questo linguaggio oppure diamo a questo modi di esprimerci dei significati molto strani. Il Figlio di Dio é al di sopra degli angeli, - cioè secondo la concezione biblica- è al di sopra delle creature più eccelse, perché più eccellente del loro, é il nome che ha ereditato. Il suo nome vuole dire la sua persona, la sua natura, la sua grandezza, la sua dignità infinitamente superiore a quella degli angeli, perché egli é Dio come il Padre.

Ora, miei cari, é proprio questo il Figlio che si é fatto uomo ed é venuto in mezzo a noi e si é stabilito in mezzo a noi! Si è stabilito in mezzo a noi non soltanto nel momento della sua nascita a Betlemme. Quando é nato a Betlemme è accaduto che alcuni lo hanno accolto ed altri non lo hanno accolto, ma in tutti i giorni della storia avviene la stessa cosa. C’é chi, dinnanzi al Natale di nostro Signore Gesù Cristo rimane completamente estraneo perché non ne sa niente, perché forse non ha ancora ricevuto questo lieto annunzio; c’é chi rimane indifferente e compie altre scelte o é intento ad altri eventi che lo interessano più del Natale del Figlio di Dio, più della venuta del Figlio di Dio in mezzo a noi. Ci siamo tutti noi, miei cari, e ciascuno di noi sa come accoglie nostro Signore Gesù Cristo non tanto oggi, durante questa celebrazione, ma nella sua vita, nella sua persona, nella sua esistenza.

Gesù é sempre nell’atteggiamento di chi vuole entrare nel nostro cuore non in una grotta. Vuole venire per gli uomini di questo mondo e non per gli animali del presepio! Egli sta alla porta del nostro cuore e bussa per poter entrare, e c’é chi non ascolta perché è frastornato da tutti i rumori del mondo, che distolgono dai valori veri della vita, dal valore della salvezza che ci porta nostro Signore Gesù Cristo e quindi dal valore stesso della nostra persona umana, che da Gesù Cristo é redenta ed esaltata. Sappiamo noi, come lo accogliamo nostro Signore Gesù Cristo. Sappiamo noi se c’é un posto per lui nella casa del nostro cuore, Sappiamo noi se nella casa del nostro cuore gli riserviamo un posto occasionale o un posto stabile, ben definito. Sappiamo noi se è al primo posto.

Perché Gesù Cristo possa avere il primo posto, questo posto non lo dobbiamo occupare noi. Non lo dobbiamo pretendere noi. E allora che cosa accade? Accade che: “A quanti lo hanno accolto - é Parola di Dio- ha dato il potere di diventare figli di Dio”. Ecco, miei cari, la dottrina cristiana é questa: il Figlio di Dio si fa uomo perché gli uomini possano diventare figli di Dio, non a parole, ma concretamente, perché Gesù Cristo si pone in messo a noi come sorgente di questa vita di figli di Dio e ce la vuole comunicate attraverso la parola, i sacramenti, la celebrazione eucaristica, perché per ognuno di noi si attui la nostra vocazione ad essere veramente i figli di Dio. E non posso cocludere senza dire: se figli di Dio, fratelli fra di noi.

OM 617 Natale 72
Natale in sant'Andrea