San Luigi dice ancora qualche cosa
ai nostri tempi e alle nostre persone?

Castiglione delle Stiviere 21 Giugno ore 18 san Luigi

Mons. Carlo Ferrari
Mons. Carlo Ferrari

La chiesa onora i santi e celebra la loro festa perché sono l'attuazione eminente e storica del vangelo di nostro Signore Gesù Cristo, sono una pagina del libro di Dio, sono l'espressione evidente della Parola di Dio. La chiesa ce li pone dinnanzi proprio perché la nostra lettura del vangelo, la nostra interpretazione della Parola di Dio ci sia più facilitata.

Noi abbiamo celebrato insieme la Parola del Signore. La Parola del Signore ha raggiunto le nostre orecchie in un'azione comune che associa, noi popolo di Dio in un atteggiamento d'ascolto, all'azione stessa di nostro Signore Gesù Cristo. Adesso cerchiamo di prolungare questo ascolto per cogliere quale indicazione ci viene dalla vita di san Luigi Gonzaga nella sua terra a Castiglione delle Stiviere, in mezzo ai suoi concittadini e nella chiesa mantovana, come membro glorioso e glorificato della nostra santa chiesa.

Avete udito: per il dono dello Spirito Santo egli ha associato nella sua vita una mirabile purezza con la più forte austerità, perché si é lasciato guidare dallo Spirito, ha accolto responsabilmente i doni dello Spirito e li ha vissuti con tutto il suo impegno. Quando noi ci poniamo dinnanzi alla figura di un santo ci viene fatto di chiederci: la sua vita, il suo modo di concepire l'esistenza é ancora valido oggi? Dice ancora qualche cosa ai nostri tempi e particolarmente alle nostre persone? Non ci devono essere perplessità quando confrontiamo le decisioni di fondo della sua vita e delle sue scelte con la Parola del Signore.

Da una parte c'é il mondo e tutto ciò che promette il mondo come valore definitivo, assoluto che da significato alla esistenza. Il mondo propone le opere della carne che san Paolo enumera nell'ordine seguente: fornicazione, impudicizia, libertinaggio, malefizio, invidia, litigio, gelosia, dissenso, discordia fazioni, ubriachezza, orge e cose del genere. Tutto questo potremmo tradurlo con parole più attuali che ricorrono più frequentemente nel nostro linguaggio. Non andiamo a cercare queste parole che potrebbero essere delle indicazioni, ma che potrebbero anche essere un cedimento al conformismo del mondo.

Sappiamo che nel mondo ci sono le opere della carne e ne vediamo il frutto nel mondo intero, nelle nazioni, nelle comunità, nelle famiglie, nelle persone. Il frutto delle opere della carne é l'egoismo che porta all'ingiustizia, che genera le divisioni, che sollecita un falso prestigio, che scatena le guerre, che produce la fame e tutto ciò che di male colpisce l'umanità, i popoli, le persone singole nei tempi del più grande progresso che si sia verificato nella storia. Queste sono le opere della carne cui san Luigi ha rinunciato, come poteva rinunciare ai suoi tempi; queste sono le opere della carne cui san Luigi rinuncerebbe, come é doveroso rinunciare per chi crede ai giorni nostri, per essere fedele discepolo di nostro Signore Gesù Cristo.

Indubbiamente per compiere questa rinuncia, bisogna fare degli strappi, bisogna andare contro corrente. Indubbiamente per abbracciare questa rinuncia bisogna mettersi dalla parte dei pochi, dalla parte di quelli che il mondo stima stolti. Bisogna avere il coraggio. E' il coraggio di san Luigi e prima di tutto il coraggio di nostro Signore Gesù Cristo che ha crocifisso nella sua persona tutte le opere del peccato,perché trionfassero le opere del bene, i frutti del bene. Quelli dello Spirito che sono: amore, gaudio, pace, benignità, bontà, fedeltà, mitezza, temperanza.

Non ripetiamo l'elenco di queste opere dello Spirito. Fermiamoci unicamente su quella che dà senso, anima ed impulso a tutto, ed é l'amore. E' volere bene agli altri proprio attraverso il bene, é operare il bene degli altri attraverso la propria salvezza, attraverso il dono di se stessi, arricchiti dalla grazia di nostro Signore Gesù Cristo, abbracciando la croce di nostro Signore Gesù Cristo.

Naturalmente l'immagine di san Luigi ci viene presenta in atteggiamento di meditazione sul crocifisso. Quello é il suo libro, ma san Luigi non guarda l'immagine del crocifisso. Egli contempla, si incontra, si immedesima con Gesù stesso in persona, così che potrà dire come ha detto san Paolo "la mia vita é Cristo", la mia vita é Cristo e non un Cristo qualsiasi, non il Cristo del lago di Genezareth, non il Cristo dei bambini, e neppure il Cristo degli apostoli, ma il Cristo crocifisso che "ha amato me e ha dato tutto se stesso per me".

Miei cari, questa é la lezione che ci dà san Luigi e ci invita, con la forza dell'attrazione del suo esempio, a seguirlo per la strada di un cristianesimo autentico e vero che si alimenta alla Parola del Signore, alle sorgenti della grazia di nostro Signore Gesù Cristo ed é sostenuto dall'amore vicendevole nella comunità in cui viviamo.

Continuiamo la celebrazione con la professione di fede e, dopo che si siamo accostati alla mensa della Parola del Signore, accostiamoci alla mensa del corpo del Signore per essere rinvigoriti e trovare il coraggio di seguire l'esempio dei santi.

OM 472 San Luigi 1972 - 21 Giugno ore 18