Ho voluto che tutte le parrocchie
fossero rappresentate
perché si formasse una unità ecclesiale

Visita pastorale 1972 in un vicariato

Mons. Carlo Ferrari
Mons. Carlo Ferrari

Miei cari fratelli nel battesimo, in questo momento nella nostra Chiesa mantovana ha inizio un avvenimento che riguarda la sua vita, la sua vitalità, la sua consistenza e la sua efficienza. Non una efficienza umana, ma direi, una efficienza della salvezza che nostro Signore Gesù Cristo ha portato su questa terra.

Allo scadere all'incirca dei cinque anni da che sono in mezzo a voi, incomincio la così detta visita pastorale. E' una visita pastorale non comune e neppure vuole essere una visita speciale. Mi pare sia: una visita pastorale come Gesù Cristo intende il ministero apostolico, una visita pastorale come Gesù Cristo intende la cura della sua Chiesa, una visita pastorale come Gesù Cristo intende la missione della sua Chiesa e, nella Chiesa, la partecipazione di tutti i credenti, la partecipazione di tutti i battezzati a questa responsabilità che Egli ha affidato agli uomini.

Abbiamo appena terminato di leggere e di ascoltare la Parola di Dio: Gesù passa la notte in preghiera. Noi siamo, non dico nel cuore della notte, ma all'inizio di una notte. Per ciascheduno di noi é notte. E siamo qui anche noi, come Gesù Cristo ma soprattutto con Gesù Cristo, a pregare.

Dopo avere trascorso la notte in preghiera, Gesù compie l'atto più significativo e più decisivo della sua missione. Perché? Sapendo di dovere ritornare al Padre attraverso la via della croce, della morte, dell'annientamento di se stesso per dare la vita nuova agli uomini nella forza della sua risurrezione, sceglie altri uomini destinati, per la sua grazia cioè per l'azione che egli stesso personalmente avrebbe compiuto in loro, a continuare ciò che egli ha incominciato.

Che cosa ha fatto Gesù Cristo? Ha annunciato il Vangelo, ha guarito le malattie, ha risuscitato i morti e ha portato il suo comandamento in mezzo agli uomini.

Gesù che predica il Vangelo, la buona novella, l'annuncio gioioso, che cosa dice? Dice che noi siamo liberati dai nostri peccati e nella misura in cui siamo liberati dai peccati, dal peccato, ci liberiamo anche dagli altri mali. Gesù viene a liberarci dal peccato, perché il peccato é una schiavitù, perché il peccato é una limitazione, perché il peccato é la distruzione della dignità della persona umana. E di ogni persona umana, umiliata, nullificata in un certo qual senso dal peccato, Gesù Cristo ne fa un figlio di Dio.

Questa è la buona novella: la liberazione dal male e la restaurazione del bene: non di un bene qualsiasi ma il bene - di una vita nuova, - di una vita che non ha davanti a sé un termine, - di una vita che ha davanti a sé - possiamo dire anche nello spazio del tempo - l'apertura sull'infinito che é Dio stesso.

Il termine ultimo della nostra vocazione, l'ultima mèta che ci segna Gesù Cristo nel suo Vangelo é la partecipazione piena alla vita stessa di Dio che é la pienezza di tutto l'essere. San Paolo, che ha fatto una certa esperienza della vita eterna, ci assicura che non c'é lingua d'uomo, non c'é occhio, non c'é senso, non c'é capacità di esprimere ciò che é la vita di Dio, che egli intravede in qualche modo molto lontano.

Miei cari, siamo troppo radicati nella nostra esistenza molto terrena e alle volte molto terrestre e dimentichiamo il valore fondamentale della nostra persona che é il meglio di noi stessi: ed é il nostro spirito, é la nostra intelligenza, é il nostro cuore, é la nostra libertà, é la padronanza della nostre azioni. Tutto questo ci distingue dalle altre creature. Tutto questo ci rende grandi, e Dio che ci vuole rendere infinitamente più grandi, viene incontro a tutte le nostre aspirazioni che egli stesso ha radicato nelle nostre persone, perché siano soddisfatte infinitamente. Ecco il Vangelo di nostro Signore Gesù Cristo.

Per questo egli compie dei segni, dei gesti, dei miracoli, addirittura per attestare che se qualcuno non vuole credere alle sue parole, al suo Vangelo, al suo messaggio, creda almeno ai fatti. E i fatti attestano che Dio é in Lui. I fatti attestano che Egli é il Figlio di Dio. I fatti attestano che Egli non può mentire. Perciò guarisce gli ammalati, risuscita i morti, Lui stesso risorge da morte perché é padrone della vita, quindi è capace di mantenere la parola che Egli lega al Vangelo, al suo messaggio: il suo Vangelo e il suo messaggio che hanno come sintesi il comandamento nuovo - il comandamento di sintesi- .

Se noi, per la redenzione di nostro Signore gesù Cristo diventiamo figli di Dio, conseguentemente ognuno di noi che è figlio di questo Padre, è fretello rispetto all'altro è fratello. Ogni uomo veramente é mio fratello e allora, di conseguenza, il precetto del Signore é: che noi ci vogliamo bene, che noi siamo uniti, che noi realizziamo la vita cristiana come é descritta al principio della vita della Chiesa: essere un cuore solo ed un'anima sola.

Voi vedete, miei cari, questa sera intorno al Vescovo i sacerdoti responsabili delle parrocchie dei vicariati. Non ho fatto questo invito perché tutti i vostri sacerdoti siano intorno a me per una concelebrazione. Ho fatto questo invito per un intento preciso.

Ci poniamo dinnanzi a voi come coloro che continuano la missione degli apostoli, ci poniamo dinnanzi a voi come gli annunciatori del Vangelo, ci poniamo dinnanzi a voi come coloro che liberano dal peccato e conferiscono la grazia della vita nuova, per cui siete generati figli di Dio e
ci poniamo dinnanzi a voi come coloro che per primi ricevono il precetto nuovo del Signore: amatevi gli uni gli altri; siate una cosa sola fra di voi come io e il Padre siamo una cosa sola. In questo conosceranno che siete miei discepoli.

Da questo riconosceranno che noi siamo discepoli di nostro Signore Gesù Cristo: perché ci vogliamo bene. E io credo al bene che si vogliono i vostri sacerdoti, ma questa sera, non con un atto di autorità ma con un invito fraterno, perché ho la responsabilità di essere segno e strumento della loro unità, vi raccolgo qui intorno all'altare perché ci sia l'espressione evidente della Chiesa, che é la Chiesa di nostro Signore Gesù Cristo nel senso che essendo molti e formiamo una cosa sola.

Avete udito la Parola dell'Apostolo Paolo. Pone dinnanzi a noi l'immagine dell'edificio di cui Cristo é il fondamento, Cristo é la pietra angolare. Gli apostoli si fondano anch'essi su Cristo, con Cristo e in Cristo come fondamento della costruzione che deve crescere. E questa costruzione non cresce perché si mette una pietra sopra l'altra, ma perché le persone libere, liberamente danno la loro adesione al Vangelo, si accostano per accogliere la vita che Egli é venuto a portare sulla terra e si amano vicendevolmente.

Anche questo ho voluto: che tutte le parrocchie del vicariato fossero in qualche modo rappresentate sia pure da una persona perché si formasse una unità ecclesiale.

Non so se riuscirò a fare intendere il mio pensiero e lo scopo che mi guida in questa visita pastorale concepita, ripeto, secondo il desiderio di Dio e secondo la natura della Chiesa.

Non ci possiamo stringere o restringere intorno ai nostri campanili e pensare che l'ombra del nostro campanile copra tutto il mondo e che il resto non ci riguardi. No. Il Vangelo di nostro Signore Geù Cristo incomincia ad essere operante con la sua grazia -la sua vita - e diventa una realtà di esistenza quando si adempie il comandamento: «che in tanti formiamo una cosa sola». Non dobbiamo essere tanti nel senso di essere troppi.

Non ho incominciato la visita pastorale in tutta la diocesi perché é troppo estesa. Non ci sarebbe stata la possibilità di raccogliere tutti i sacerdoti. Non ci sarebbe stata la possibilità di raccogliere per un tempo assai prolungato, in qualche modo e in diverse forme, i fedeli delle diverse parrocchie, per esprimere questa unità.
Il campanile non deve segnare i confini. Il campanile deve essere un punto rialzato dal quale spaziamo il più largamente possibile, per allargare la nostra comunione di amore, per adempiere il comandamento del Signore almeno fin dove arriva il nostro sguardo.

Ecco allora una ragione per cui la visita pastorale é la visita per tutto il vicariato.

Sarà anche per le singole parrocchie, state tranquilli, ma quello che importa é che ogni parrocchia si senta sorella delle parrocchie vicariali, che ogni comunità parrocchiale si senta veramente in comunione con tutte le comunità parrocchiali del vicariato. Ma non basta.

Il Vescovo, per mio conto, i sacerdoti con lu, e ogni battezzato con il vescovo e coi sacerdoti, dobbiamo sentirci responsabili della missione di nostro Signore Gesù Cristo e perciò diventare annunciatori del Vangelo. Dobbiamo essere dinnanzi agli uomini, i portatori della vita nuova che ci é offerta da Gesù Cristo. San Paolo dice: dinnanzi agli angeli anche spettacolo, anche ragione di ammirazione. Perché? Non perché andiamo in chiesa, non per il solo fatto che partecipiamo alla Messa o ai santi sacramenti, ma per il fatto che ci vogliamo bene. Questo si diceva dei primi cristiani: "guardate come si vogliono bene"!

Miei cari, concludo.
Non mi riprometto dalla visita pastorale se non quello che ci concederà la misericordia del Signore che noi imploriamo per la intercessione di tutti i Santi Protettori delle parrocchie e soprattutto per l'intercessione di Maria Santissima.

Non mi riprometto più di quello che sarà il vostro impegno, l'impegno dei sacerdoti, delle religiose e dei laici. Ma io ho una aspirazione e non ve la tengo nascosta.

Sentite: il mondo si trasforma, il mondo si rinnova. E' indispensabile rinnovare il nostro cristianesimo, ma non inventarne un altro. E' indispensabile prendere alla lettera quello che ci propone nostro Signore Gesù Cristo. E' indispensabile prendere sul serio il suo messaggio e viverlo fino in fondo a qualunque costo, sopportandone tutte le conseguenze. Noi non saremo chiamati al martirio e non saremo chiamati a grandi atti eroici però, convincetevene bene, un cristianesimo serio é un cristianesimo eroico. Non diamo al termine eroismo un senso più o meno retorico o romantico. Diamo alla parola eroismo il senso di serietà e di una responsabilità che ci prende fino in fondo nelle nostre energie, nelle nostre capacità, nel nostro tempo e anche nelle nostre cose.

Perciò, poniamo prima di tutto Cristo e poi il resto. Poniamo prima di tutto l'uomo redento da Cristo il Figlio di Dio, l'uomo diventato figlio di Dio nell'Uomo, per dare un volto nuovo alle nostre comunità cristiane.

Ripeto ancora: non attendo miracoli, ma attendo che la grazia di Dio possa operare in voi - e c'é questa grazia di Dio! - attendo che ci sosteniamo vicendevolmente. Voi laici, voi sacerdoti e religiosi sostenete me e io sostengo i sacerdoti, e i sacerdoti sostengono voi, per adempiere pienamente a questo nostro impegno.

Ora continuiamo la concelebrazione. In mezzo a noi la presenza di Gesù é viva ed é attiva. A questa presenza dobbiamo credere. A questa presenza dobbiamo aderire. A questa presenza dobbiamo abbandonarci. E' presente Gesù nella sua Parola, é presente Gesù nel suo Sacrificio eucaristico, é presente Gesù per essere nostro cibo e nostra bevanda e per ciascuno di noi la forza per seguirlo. E noi non dimentichiamo l'invito di Gesù. Non vorrei che risuonasse male al termine di queste parole. Voglio che suoni bene: chi vuole venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce, tutti i giorni, e mi segua.

Gesù non ci porta sul Calvario per abbandonarci sulla croce. Gesù ci fa passare per la via della nostra croce, per portarci alla gloria della risurrezione, alla pienezza della vita.
Sia lodato Gesù Cristo.

OM 396 Visita Pastorale 72