Ha importanza il momento in cui
ci è imposto il nome

San Carlo in Duomo a Mantova alle ore 18

Mons. Carlo Ferrari
1989 Il vescovo con don Salvatore Carbonara di Monopoli e
don Claudio Cipolla di Mantova a Santa Maria di Leuca

Carissimi, il vescovo che celebra questa Messa con voi nel giorno del suo onomastico nella sua chiesa cattedrale è riportato, naturalmente, al momento in cui gli fu imposto un nome. Non ha tanta importanza il nome che gli è stato attribuito e che sarà il segno indicativo per tutta la sua esistenza.

Ha importanza l'atto, il momento in cui questo nome gli è stato imposto e che segna l'inizio di quella vita, che è denominata anche dal nome che porta: il momento in cui egli ha ricevuto la vita nuova, il momento in cui egli è stato incorporato nella vita di nostro Signore Gesù Cristo, il momento in cui é stato costituito radicalmente, nella profondità di tutto il suo essere, discepolo di nostro Signore Gesù Cristo.

Quindi potete immaginare quale impressione e quale importanza assumono le parole di nostro Signore Gesù Cristo, quale carica di dignità portano con se le parole di nostro Signore Gesù Cristo che abbiamo appena ascoltato: " se uno viene a me e non mi preferisce a tutto e a tutti non può essere mio discepolo", "chi non porta la sua croce dietro di me non può essere mio discepolo".

Comprendete miei cari che questo è il momento in cui il Vescovo, come uno di voi che celebra il giorno del suo onomastico, deve confrontarsi con le parole di nostro Signore Gesù Cristo e deve confrontarsi con la parola di nostro Signore Gesù Cristo nella condizione in cui si trova.

Trovarsi qui, in una chiesa Cattedrale, davanti ai propri fratelli e alle proprie sorelle nel battesimo e confrontarsi con la parola di nostro Signore Gesù Cristo, ripeto, potete pensare quanto sia serio e quanto sia grave. Uno che ha responsabilità nella chiesa, ha una responsabilità in questo senso: essere fedele a nostro Signore Gesù Cristo, essere un discepolo fedele a nostro Signore Gesù Cristo.

Allora la validità dell'azione di un Vescovo in mezzo ai suoi fedeli e in mezzo ai suoi sacerdoti, allora la soluzione dei problemi vari, nuovi, gravi che gli si possono presentare, lo devono portare sempre a questo punto: di essere fedele discepolo di nostro Signore Gesù Cristo. Tutto il resto: la sua saggezza, la sua sapienza, la sua capacità, la sua attività, i suoi talenti possono essere al servizio di nostro Signore Gesù Cristo, ma è la sua persona, è tutto il suo essere che deve appartenere a nostro Signore Gesù Cristo.

Egli che ha la responsabilità di costruire, egli che ha responsabilità di condurre i suoi fratelli verso una vittoria finale deve fare i suoi calcoli, come ci dice ancora il vangelo questa sera, e i suoi calcoli non sono tanto lo studio del piano pastorale, la ricerca dei mezzi per una pastorale più efficace. Il suo primo calcolo deve sempre essere questo, ed è questo, ed é a questo punto che devono tornare i suoi conti: se egli è fedele discepolo di nostro Signore Gesù Cristo. E la fedeltà che gli si chiede è questa: che egli sappia rinunziare a tutto, a tutti, a se stesso. E per intendere meglio la parola di nostro Signore Gesù Cristo, che egli sappia preferire Gesù Cristo a tutto, a tutti, a se stesso.

Comprendete che questa é davvero una rinuncia, che questa rinuncia ha unicamente una ragionenella misura in cui Gesù Cristo, nella sua misericordia, si rivela, si svela, si fa conoscere in tutto ciò che è, in tutto ciò che fa, in tutto ciò che conta, al di sopra di tutto, di tutti, e di chi lo segue.

Allora, miei cari, dal momento che questa sera vi trovate qui a questa celebrazione, dovete pregare per il Vescovo e dovete chiedere al Pastore delle anime vostre, che è Gesù Cristo e che non sono io, di farsi conoscere bene da tutti, ma specialmente dal Vescovo: di rivelarsi bene al suo spirito perché non abbia mai esitazioni nel suo servizio, che gli dia sempre la forza di preferirlo a tutto, a tutti e a se stesso, e di seguirlo passo passo, per quella via che segue lui, che é la via che porta alla crocifissione e alla morte e, attraverso la crocifissione e morte, alla risurrezione.

Adesso, miei cari, tutto questo noi lo celebriamo nella santa Messa. Gesù sarà presente in mezzo a noi in un modo sacramentale e, per voi e per me, metterà a disposizione la potenza della sua grazia: della sua morte e risurrezione, perché tutti insieme possiamo essere i suoi discepoli, perché io, davanti a voi e prima di voi - perché così ha voluto il Signore - sia il discepolo fedele, il più fedele di nostro Signore Gesù Cristo.

OM 282 S. Carlo 70 - 1970 in Duomo a Mantova, alle ore 18