Parola di consolazione e di speranza

omelia
Seconda Settimana Pastorale 24-28 Agosto

Mons. Carlo Ferrari
Mons. Carlo Ferrari
in una delle settimane di pastorale

Fratelli e sorelle, carissimi tutti, siamo al punto conclusivo della nostra settimana. Siamo non solo adunati nel nome del Signore, convocati dal Padre, confortati dallo Spirito che ci viene dato ininterrottamente; ma si compie in un modo del tutto particolare il nostro incontro con Gesù, salvatore di tutta la Chiesa e nostro, nell'ascolto detta Parola che è parola di consolazione.

Nel nostro spirito, molto facilmente, più che la prospettiva del successo, della realizzazione di ciò che, giorno per giorno, si chiariva dinanzi a noi, può essere entrata una seria tentazione di scoraggiamento. Gesù ci dice: « nolite timere, ego sum », non abbiate timore, sono io; è Lui che si è intrattenuto con noi, quella che abbiamo ascoltato è la sua Parola, la quale può essere oscura e sconcertante, ma è parola di salvezza e di consolazione. Ecco perché all'inizio di questa concelebrazione ho desiderato che fossero proclamate le parole che abbiamo ascoltato.

« Come il Padre ha amato me, così io ho amato voi »: il Padre che ama Gesù è colui che lo genera dalla eternità e per l'eternità, è colui che si dona eternamente al Figlio.

«Così io ho amato voi». Miei cari, dobbiamo tenere aperto questo luogo di rifugio, questo luogo di sostegno: il luogo dove si attinge la vita che fluisce, scende dall'amore di Gesù per noi, che è simile all'amore del Padre per Lui. Non dimentichiamo queste realtà, prendiamone coscienza, rendiamole familiari al nostro spirito, viviamole; non ci sentiremo mai soli, non ci sentiremo abbandonati alla nostra debolezza, non ci sentiremo in balìa del nostro egoismo e dell'egoismo degli altri.

« Se osserverete i miei comandamenti rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore ». La parola comandamenti potrebbe indurci in qualche equivoco. E' il comandamento che ha osservato Gesù: l'amore per il Padre, "perché il mondo conosca che io amo il Padre, do la mia vita"; "amatevi come io vi ho amati"; "nessuno ha amore più grande di colui che dà la vita per coloro che ama". Questo è il comandamento nel quale dobbiamo rimanere: la fede nell'amore di Dio, espresso in Gesù Cristo, comunicato a noi dallo Spirito Santo, la disposizione a lasciarci amare con la potenza, la forza, la vitalità con cui il Padre ama Gesù.

«Vi ho detto queste cose perché in voi dimori la gioia e la vostra gioia sia piena". Carissimi, facciamo l'esame di coscienza e domandiamoci se siamo nella gioia della certezza di essere amati infinitamente. Gesù ci dice queste cose perché siano il motivo della gioia della nostra esistenza; non dobbiamo cercarne altre, per esempio, quelle del successo, neppure -capitemi bene-quelle del dovere compiuto, perché il dovere compiuto potrebbe non dare frutti, potrebbe non dare frutti immediati, potrebbe dare frutti contrari al senso della nostra fatica; noi la nostra gioia, la dobbiamo riporre nella certezza che ci viene dalle affermazioni del Signore: vi ho detto che vi amo come il Padre ama me perché la mia gioia dimori nel vostro cuore.

Miei cari fratelli, quanto tempo dedichiamo al pensiero di quale sia la gioia di Gesù perché sa di essere amato infinitamente dal Padre ? Potrebbe sembrare tempo perso. Eppure se c'è una attività dello spirito, se c'è una attività nostra è proprio quella di contemplare Dio dal momento che ha voluto svelarsi; perché è dalla contemplazione del suo mistero, il quale è ridondanza di vita e perciò di gioia, che ha origine la nostra vita vera.

Vi ho detto queste cose affinché in voi dimori la mia gioia di sapermi amato dal Padre e la gioia vostra sia piena perché sapete che io vi amo come il Padre ama me.

«Questo è il comandamento mio: che vi amiate scambievolmente come io ho amato voi»: non semplicemente con il vostro amore, ma con la forza dell'amore che vi ho portato io; il vostro amore, la vostra capacità di amare ha bisogno di essere redento, purificato, deificato; sono io che faccio tutto questo in voi e voi senza di me non potete far niente.

«Nessuno ha amore più grande di colui che sacrifica la propria vita per i suoi amici»: abbiamo meditato ieri: desiderio; desideravi hac Pascha manducare vobiscum , un desiderio desiderato è qualche cosa che va verso la gioia, la gioia di amare gli altri e perciò di sacrificarsi, di dare: c'è più gioia nel dare che nel ricevere. Dare noi stessi.

«Voi siete miei amici se farete quello che vi comando»: amatevi.

«Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il padrone; vi ho chiamato amici perché vi ho fatto conoscere tutto quello che io ho udito dal Padre mio». Gesù ci apre il suo cuore perché troviamo nel suo cuore tutto il mistero dett'amore di Dio.

«Non siete voi che avete eletto me, ma io che ho eletto voi e vi ho posti perché andiate e portiate frutto»: se ci ha chiamati è con noi e il frutto che dobbiamo portare dipende più da lui che da noi. Quand'anche avessimo dato tutto noi stessi, rispetto a tutto ciò che dobbiamo compiere attraverso il nostro ministero, noi rimaniamo a una distanza infinita da ciò che si richiede da noi. E' Gesù con noi che salva il mondo, «ego vici mundum», «ego sum resurrectio et vita»: in tutti i sensi, anche nella vita di relazione, anche nel rapporto della carità.

«Affinché qualunque cosa voi chiediate al Padre in nome mio egli ve lo conceda»: vi ho eletti per questo, vi ho chiamati per questo, siete di quelli che, se chiedete qualche cosa nel nome mio, il Padre ve lo concederà.

Questi giorni volevano essere giorni di preghiera per chiedere ciò che stavamo scoprendo momento per momento e per fare nella pazienza e nello spazio del tempo ciò che abbiamo scoperto.

Che la nostra preghiera non si fermi!

OM 278 Chiesa Comunione 70
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Atti della settimana in CDR -1970 settimana-