Tutto il bene viene dal Padre
Gesù Cristo viene nel mondo
come dono del Padre

Castellucchio Domenica, 11 maggio 1969 ore 17 per la santa cresima

Mons. Carlo Ferrari
Mons. Carlo Ferrari in una delle parrocchie
della diocesi

carissimi, è la prima volta che vedete il vescovo e che il vescovo vede voi. Vi confesso sinceramente che, pur essendo questo un momento che si ripete tutte le settimane o più volte la settimana, tuttavia ogni volta che m'incontro con una popolazione, è sempre un momento molto emozionante, perché la forza della vostra numerosa presenza, della vostra attenzione religiosa, mi richiama al significato della mia missione in mezzo a voi.

Io, povero vescovo con i miei sacerdoti, devo continuare in mezzo a voi la missione degli apostoli, che hanno ricevuto da Gesù il comando di andare in tutto il mondo a predicare il vangelo, a santificare gli uomini e guidarli verso la salvezza. Io lo faccio per un momento durante questa celebrazione,ma lo faccio continuamente, ininterrottamente, per mezzo di coloro che mi rendono presente, che sono i sacerdoti che stanno con voi, che fanno le mie veci in mezzo a voi, che fanno quello che dovrei fare io personalmente. Quindi la missione di Gesù trasmessa agli apostoli è viva, è attuale, è operante nella chiesa in ogni momento e anche in questo momento.

L'annunzio del Vangelo che cos'è? Non è semplicemente leggere i testi proposti dalla liturgia. Io questa sera, in mezzo a voi, identifico l'annunzio del vangelo con le parole pronunciate da Gesù, per cui gli apostoli hanno esclamato: "adesso non parli più in parabole", - ossia non parli più enigmaticamente con figure, adesso parli con chiarezza. Queste sono le parole del vangelo che abbiamo ascoltato oggi: sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo, di nuovo lascio il mondo e torno al Padre. Gli apostoli davanti a quest'affermazione di nostro Signore Gesù Cristo, di una tale intensità, e forza che li trascina e quasi li sconvolge, hanno sentito il bisogno di chiedere a Gesù "facci vedere il Padre", ostende nobis patrem.

Il vangelo che Gesù Cristo annunzia è:
- che Dio è un Padre,
- che Dio è il Padre stesso di Gesù Cristo,
- che questo Dio Padre, Padre di Gesù Cristo, è nostro Padre.

Chi è il Padre. Pensiamolo bene, pensiamolo in chiesa, pensiamolo con un impegno di serietà religiosa. Il Padre è colui da cui deriva la vita. il Padre è il principio dell'esistenza. Il Padre da cui viene nostro Signore Gesù Cristo è il Padre vero. Dice nostro Signore Gesù Cristo: non chiamate nessuno sulla terra con il nome di Padre, perché uno soltanto è il Padre, uno soltanto è Colui da cui tutto deriva; tutto ciò che colpisce la nostra attenzione, tutto ciò che ci interessa, tutto ciò che esiste - e noi per primi esistiamo e abbiamo una vita-, Esiste perché c'è un Padre. Esiste perché c'è questo Padre.

Tutto il bene, e ogni bene, viene da questo Padre. Da questo Padre viene Gesù Cristo il divino suo Figlio, e viene nel mondo come dono del Padre. Dice Gesù: sono uscito dal Padre, perché tutto viene dal Padre. Poiché tutto deriva dal Padre, anche Gesù Cristo, Figlio di Dio, che si fa uomo per essere il nostro salvatore, viene dal Padre, per un atto infinito d'amore del Padre.

Vi ripeto ancora miei cari, certe cose pensiamole qui in chiesa con rispetto religioso. Il padre diventa padre, principio di un'esistenza nuova, per un atto pieno d'amore. Il nostro Dio, il nostro Padre, perché è amore infinito, è il principio di tutto quel bene che siamo noi, e di tutto quel bene che ci accompagna. Dicevo e ripeto: il bene più grande che il Padre ci ha dimostrato è nel dono che egli ci fa del Figlio suo Gesù Cristo. E questo dono è espresso nella dedizione completa, totale, incondizionata che Gesù Cristo compie nel nome del Padre, morendo in croce per noi. Ecco miei cari, la paternità di Dio. La paternità di Dio e il frutto del suo amore è Gesù Cristo, in mezzo a noi per dimostrare e concretare il suo amore nei nostri confronti.

Come è concretizzato questo amore del Padre per mezzo di Gesù Cristo nei confronti delle nostre persone? E perché? Perché noi, proprio per questo amore del Padre, e per l'opera che compie nostro Signore Gesù Cristo morendo in croce, diventiamo figli di Dio. E' ancora il vangelo, cioè la buona novella, l'annuncio gioioso, la più bella cosa che si può affermare: noi siamo i figli dell'amore infinito di Dio. Noi siamo i figli di Dio. Il cristiano è Figlio di Dio perché da Dio riceve una vita nuova attraverso Gesù Cristo, Figlio unico del Padre primogenito di quella moltitudine di fratelli che siamo noi. Di fatti la nostra vita cristiana è incominciata il giorno del battesimo quando abbiamo compiuto la nostra nascita - che non derivava immediatamente dalla carne e dal sangue - attraverso l'acqua e l'azione dello Spirito Santo e siamo diventati cristiani cioè, figli di Dio.

Ecco il vescovo che continua la missione che Gesù Cristo ha affidato agli apostoli di predicare il vangelo. Che cosa importa che il vescovo sia venuto oggi in mezzo a voi? Direte che importa perché amministrerò la Cresima ai vostri Figlioli. Ma importa prima che io abbia l'occasione di ricordarvi che in Gesù Cristo, tutti insieme voi ed io, siamo figli del Padre, siamo figli di Dio destinati alla eredità dei figli di Dio, e l'eredità dei figli di Dio sono tutti beni autentici della terra, che sono figura dei beni infiniti che ci sono preparati come eredità di figli nella vita eterna.

Quante conseguenze derivano da questo fatto, ma io mi permetto semplicemente di chiedere a voi adulti principalmente:
- avete veramente coscienza di essere figli di Dio?
-Vi giudicate, vi apprezzate, vi stimate vicendevolmente secondo questa dignità insostituibile, fondamentale, radicale di figli di Dio? -Di figli del Padre che sta nei cieli?
-Avete coscienza di questo destino nuovo che entra nella nostra persona dal giorno del battesimo quando siamo rinati per virtù del sacrificio e della risurrezione di nostro Signore Gesù Cristo ad una vita nuova? -Vi stimate così? -Vi valutate così? -Vi apprezzate così?
-Il vostro apprezzamento è più facile che avvenga secondo altri criteri: il grado o il livello di efficienza economica, il ceto sociale, la presunta stima degli altri?

Ma noi, dal più piccolo a chi potrebbe sembrare il più grande, abbiamo un'unica dignità, un'unica grandezza, un unico valore: quello di essere figli di Dio. Ricordate allora che l'incontro col vescovo vuole assumere questo significato: - di un richiamo forte alla vostra coscienza perché nell'intimo di voi stessi pensiate: - ma io sono Figlio di Dio, - ma Iddio è il mio Padre vero, - ma il mio Padre che sta nei cieli mi ama infinitamente e - tutti i beni della vita presente e della vita eterna, mi sono preparati personalmente proprio da questo Padre. Gesù, proprio nel vangelo che celebriamo oggi, in questa messa, ci dice: "ipse Pater amat nos": il Padre in persona ci ama. Lasciamo penetrare questa certezza nella nostra vita, cerchiamo di fare prevalere questa certezza nella nostra esistenza. Allora il Vengelo diventerà operante nella nostra vita.

Voi direte: cosa centra questo con la cresima che deve amministrare ai nostri Figlioli? Noi diventiamo figli di Dio per l'azione che Gesù Cristo compie in noi per mezzo del suo Spirito: per mezzo del suo amore, per mezzo dell'amore in persona di Dio che è lo Spirito Santo. Vi ho già ricordato: siamo diventati figli di Dio il giorno del battesimo perché siamo nati dall'acqua e dallo Spirito Santo. Adesso abbiamo bisogno di crescere secondo questa linea nella statura di figli di Dio, adesso abbiamo bisogno di avere in noi stessi questa capacità di crescere e di svilupparci secondo la nostra dignità di figli di Dio.

Come ci viene questa capacità di crescere, questa vitalità nuova, sostanziale che ci deriva dalla potenza della morte e della risurrezione di nostro Signore Gesù Cristo, dalla potenza dell'amore di Dio? Questa è la cresima che ci fa perfetti cristiani, che quindi aumenta in noi la capacità di essere figli di Dio. Lo Spirito Santo è venuto la prima volta nel battesimo e ci ha fatti figli di Dio. Adesso ci conferisce la capacità di essere dei figli di Dio più coscienti, che maturano secondo le esigenze della loro vocazione.

Miei cari, qui in chiesa siete numerosi. Certamente siete più numerosi voi adulti già cresimati che i bambini e le bambine che attendono di esserlo. La ricordate ancora la vostra cresima? Io approfitto di ogni circostanza, quando amministro la cresima, non tanto per ricordarla ai bambini che la ricevono. Sono piccoli. Noi pensiamo di portare avanti negli anni l'amministrazione della cresima, ma chissà quando ci arriveremo proprio nel modo conveniente!

Dicevo, io approfitto per richiamare agli adulti, a voi papà e mamme, padrini e madrine il pensiero della cresima. Non è forse vero che la cresima è più o meno legata ad un vago ricordo della visita del vescovo, al ricordo della figura del vescovo quando si presentava con la mitria e il pastorale? E poi? E poi basta! Dove si è verificato nella nostra persona il perfezionamento, la maturazione della nostra vita cristiana? Noi siamo diventati adulti negli anni, maturi negli anni, forse anche anziani negli anni, ma siamo cresciuti nella proporzione degli anni anche nella vita cristiana e quindi come sviluppo di quel germe di vita di figli di Dio che ci è stato deposto nell'anima il giorno della cresima? Facciamo un po' il nostro esame di coscienza
.
Noi, oggi che ci troviamo in giorni particolari della vita della chiesa, dobbiamo sapere che si rinnovano in un senso buono se noi comprendiamo sempre meglio le cose della fede. Diventiamo intelligenti nella nostra fede. Diventiamo consapevoli cioè, capaci di darci ragione delle realtà della nostra fede! Allora in questa circostanza prendiamo coscienza del fatto che siamo cresimati. Lo siamo ancora cresimati. La cresima è uno di quei sacramenti che danno il carattere. Il carattere è un segno che non si cancella mai cioè, è un principio di vita che è sempre pronto a dare i suoi frutti quando vi corrisponda il nostro impegno. Oh cresciamo come figli di Dio!

E come si cresce da figli di Dio? Dove si deve attuare la nostra maturazione di figli di Dio? Se siamo figli di Dio c'è una conseguenza immediata: noi siamo fratelli fra di noi, abbiamo un unico Padre , siamo di una unica famiglia, godiamo di una unica vita, comune è il nostro destino qui in terra e in cielo, anche se qui in terra ci sono tante distinzioni. Allora, se il vangelo, se il battesimo,se la cresima portano queste conseguenze che ci fanno figli di Dio, fratelli fra di noi, noi cresceremo nel senso voluto dalla nostra prerogativa di figli di Dio e di fratelli, se cresceremo nell'amore vicendevole, se ci vorremo bene. Questo è il precetto del Signore: che vi amiate l'un l'altro.

Io non insito oltre, ma se c'è qualche cosa che è veramente cristiana, se c'è qualche cosa esigita dai cristiani, se c'è una testimonianza che devono dare sempre ma specialmente oggi i cristiani è questa:
che si vogliano bene,
che si rispettino vicendevolmente,
che si accordino l'un l'altro come sono,
che si mettano a disposizione l'uno all'altro per aiutarsi vicendevolmente,
che si tolgano tutti i motivi di disunione,
che si favoriscano in tutti i modi i motivi di unione, di amore sincero.
Poiché siamo tutti figli dello stesso Padre, vogliamoci bene perché questo è il comando del Signore.


OM 218 Castellucchio 69 - Domenica, 11 maggio ore 17 per la santa cresima