Noi cristiani abbiamo una vita
che ci viene da Dio

Parrocchia di Castelbelforte domenica 27 aprile 1969 per la santa cresima

Mons. Carlo Ferrari
Mons. Carlo Ferrari

Carissimi, questo saluto ritorna sulle labbra del vescovo dopo che vi è stato rivolto dalla chiesa, da nostro Signore Gesù Cristo per mezzo dei suoi apostoli e Pietro che abbiamo ascoltato poco fa: carissimi, vi esorto come stranieri e pellegrini.

A chi siamo cari? Siamo cari a chi ci ha pagato, a chi ha sofferto per noi, a chi ci vuole bene al punto di dare se stesso per noi. Siamo cari a Gesù Cristo che si è immolato, che è morto per la nostra salvezza. Siamo cari al Padre che sta nei cieli al quale Gesù sta per ritornare. Gesù sta per ritornare dal Padre che lo ha mandato in questo mondo a sacrificarsi, a morire in croce perché ci dimostrasse quanto siamo cari al cuore di Dio.

Il Vescovo che viene qua nel nome del Signore, che viene qua nel nome del Padre, del Figlio, dello Spirito Santo può dirvi questa parola "carissimi" perché la sua presenza in mezzo a voi, perché il suo ministero per voi, si giustificano unicamente per il grande amore che Iddio porta a ciascheduno di noi.

Comprendiamo perciò la raccomandazione che ci fa l'apostolo Pietro: "carissimi vi esorto a considerarvi, a ritenevi, a prendere coscienza che su questa terra siete come degli stranieri e dei pellegrini perché la casa definitiva, perché il traguardo della nostra esistenza, perché il fine, lo scopo della nostra vita va molto di là da questo mondo, va al di là della nostra casa terrena e dei nostri affetti terreni. Va infinitamente oltre la vita presente, dove c'è un Padre che ci ama infinitamente e ha fatto di ognuno di noi un figlio suo.

Noi cristiani non abbiamo soltanto la vita che ci viene dalla natura: dalla carne e dal sangue. Noi cristiani abbiamo una vita che ci viene da Dio attraverso Gesù Cristo per l'azione dello Spirito Santo, e questa vita nuova che viene da Dio e che ci fa figli suoi, fratelli tra noi, è una vita più reale, più forte, più consistente della vita che tocchiamo con le mani e che vediamo con gli occhi. Questa vita produce dei vincoli, dei legami con Dio nostro Padre più forti e più veri dei legami che ci uniscono a nostro padre e a nostra madre. Questa vita produce dei legami tra noi più forti di quelli che esistono tra fratelli e sorelle perché non sono di questo mondo: provengo da Dio, sono dell'eternità, sono della vita che dura per sempre.

Miei cari dinanzi alla esortazione di San Pietro, dinanzi alle parole misteriose pronunciate da Gesù Cristo in mezzo ai suoi apostoli e che hanno sollevato tanti interrogativi, noi in questa circostanza siamo chiamati a prendere veramente coscienza di questa "altra vita" che è in noi, che è stata assicurata definitivamente da Dio e che avrà il suo prolungamento oltre la vita presente. Siamo chiamati a prendere coscienza di questa realtà della nostra persona, di questa realtà del nostro essere, di questa prerogativa di figli di Dio che ci pone al di sopra di tutte le cose, che ci pone al di sopra di tutte le creature, che ci pone al di sopra di tutti gli interessi materiali.

Come è la nostra esistenza quotidiana di cristiani? Sì, anche quando è buona, è molto impegnata nelle cose di questo mondo. Indubbiamente e doverosamente c'è il lavoro per il pane, per la casa, per il benessere, per l'interesse, per un miglioramento continuo della nostra vita. E' legittimo, è doveroso, ma ad un certo punto dobbiamo sostare e pensare che tutta la nostra vita non è qui, che la nostra vita va oltre, che la nostra vita continua. E che la vita che va oltre che la vita eterna noi la costruiamo giorno per giorno, momento per momento non soltanto quando veniamo in chiesa, non soltanto quando preghiamo, ma anche quando siamo impegnati nel nostro dovere, quando svolgiamo i nostri rapporti con gli altri, quando esprimiamo i nostri pensieri e i nostri sentimenti con tutto quello che siamo, con tutto quello che è la nostra persona.

Allora la nostra persona di figli di Dio, di fratelli con tutti i figli di Dio, noi la coltiviamo, la sviluppiamo, la facciamo crescere? Noi che cresciamo in età, in saggezza, in esperienza - è auspicabile!- che cresciamo anche nel giudizio buono che facciamo delle cose, cresciamo come figli di Dio? Cresciamo come fratelli del nostro prossimo? Quella vita nuova che Dio ha posto in noi il giorno del battesimo e della cresima e che alimenta continuamente attraverso il suo sacrificio della messa e con santi sacramenti, ha una qualche importanza per noi? -Quale importanza ha per noi, la vita soprannaturale di figli di Dio in ogni istante della nostra giornata?

Ecco, io vi pongo davanti a questi grandi interrogativi della nostra esistenza di credenti, di battezzati nel momento in cui sto per essere ministro della grazia di Dio, perché questi vostri bambini e queste vostre bambine possano avere la possibilità di crescere secondo la statura della grazia del Signore, non solo perché possano crescere secondo la statura corporale. Ci pensano loro a crescere! Ma c'è un'altra statura, quella del cristiano, quella del credente, quella del figlio di Dio, quella per cui noi su questa terra siamo come stranieri e pellegrini, quella per cui noi ci incamminiamo verso la patria definitiva, verso la casa del Padre che sta nei cieli.

Miei cari io darò ai vostri bambini e alle vostre bambine questa grazia, ma tocca a voi papà e mamme, padrini e madrine, ricordare a loro che hanno questa grazia, ricordare a loro che hanno questa prerogativa e non semplicemente con le parole, ma con tutta la vostra vita.
Questi piccoli ricevono la grazia di crescere, ricevono a grazia di diventare maturi come cristiani ma se intorno a loro non trovano questa maturità, se non trovano questo sostegno di una fede viva nei loro genitori, nei loro familiari, nei loro parenti, nei loro conoscenti e d'ora innanzi, nei loro padrini e madrine, questi piccoli sono come dei traditi che vanno incontro a una delusione. Questi piccoli andranno verso un fallimento della loro vita cristiana. Altro che cristiani perfetti e soldati di Gesù Cristo! Non troveranno dove fare attecchire questa grazia perché si sviluppi. Capite miei cari come siamo tutti impegnati verso questi piccoli perché possano cresce confortati dalla nostra maturità di cristiani autentici, di cristiani che hanno coscienza di essere figli di Dio e che sentono la responsabilità vicendevole come altrettanti fratelli

Io mi dispongo e dobbiamo disporci tutti insieme alla preghiera perché lo Spirito Santo discenda abbondante su di loro e dia loro la grazia di prendere coscienza che sono figli di Dio e non soltanto di loro padre e della loro madre; che sono fratelli anche quando non sono fratelli di sangue e che perciò, nella loro vita soprattutto dovranno voler bene con tutto il cuore al Padre che sta nei cieli e dovranno voler bene ai loro fratelli come Gesù Cristo ci ha voluto bene e sappiamo che si è sacrificato per noi. Questa sarà la grazia della cresima, in questo contesto della vostra fede, della vostra vita cristiana che deve, con senso di responsabilità per le generazioni che passano, diventare sempre più autentica sempre più buona.

E adesso devo o non devo fare un fioretto? Un'altra volta, quando verrò a fare la cresima, voglio che le bambine siano vestite come vanno vestite tutte le domeniche. Non si coltiva la vita dei figli di Dio con dei bei vestiti che non fanno altro che creare motivi di vanità o di invidia o di gelosia. Ci sono milioni di bambine che muoiono di fame nel mondo e voi - non voi personalmente - avete sprecato tutti quei soldi per presentarvi a dare spettacolo. Mammine! Madrine! Le capite queste cose? In chiesa davanti al Padre siamo tutti uguali. Ripeto, questo Padre che sta nei cieli ha milioni di figli che muoiono di fame. C'è tanta ingiustizia nel mondo da parte un po' di tutti. Noi dobbiamo amare la semplicità.

Mi perdonino il Signore e la Madonna se non ho fatto il fioretto.

OM 213 Castelbelforte 69