Il mistero della chiesa
è un mistero di unità nell'amore.

incontro con le religiose della diocesi di Mantova

Mons. Carlo Ferrari
Mons. Carlo Ferrari durante il concilio

La nota con cui la chiesa ci viene proposta dal Vaticano II° è l'unità.
Nell'esercizio del mio ministero c'è la preoccupazione di portare avanti un discorso a tutti i membri del popolo di Dio a cominciare dai sacerdoti, alle religiose ai religiosi -se fosse possibile- e ai laici su quei punti sui quali dobbiamo rispondere nella chiesa santa di Dio, oggi, ai tempi nostri.

Discorrere su questi punti ha il significato preciso di metterci nelle condizione di compiere, nella nostra persona e quindi nella nostra vita spirituale, personalmente e come comunità, un lavoro secondo le esigenze del Concilio: quel rinnovamento che si deve compiere insieme. Non so se vi siete mai domandate in quale senso noi dobbiamo compiere il nostro rinnovamento, oppure: che senso ha il rinnovamento che si deve compiere in mezzo a noi.

Il Concilio che è l'atto più solenne che sia avvenuto nel giro di cento anni, con cui la Chiesa ci dice le cose di Dio, le cose del cristianesimo, le cose della nostra vita spirituale. Ci dice tutto il suo sforzo perché noi scopriamo con più chiarezza ciò che Dio vuole da noi. Lo sforzo della chiesa è portarci al rinnovamento non secondo un piano umano e neppure secondo il piano concepito dalla chiesa stessa, ma secondo il piano di Dio. Qui siamo sicuri.

Non ci possono essere discussioni, interpretazioni, timori, né per le suore anziane di andare troppo avanti e neppure nelle suore giovani di rimanere troppo indietro, perché: è il passo con cui vuole camminare il Signore stesso, è la via che ci vuole fare percorrere Iddio stesso. Perciò, c'è niente da discutere. E' tutto molto chiaro da parte di Dio. Potrebbe non essere del tutto chiaro nella chiesa e in particolare nei membri della chiesa, potrebbe non essere chiaro nella mente dei vescovi, dei sacerdoti, della suore, eccetera. Perché? Tutto quello che il Signore ci vuole dire non è sempre del tutto chiaro perché c'è lo schermo del peccato, delle nostre infedeltà che possono portare una specie di oscuramento, che possono sollevare una cortina di nebbia, oppure un gran polverone entro il quale la via così delineata dal Signore può perdersi. Il Signore è stato buono con noi, è stato immensamente buono! Uno, sentendo parlare di molte cose, specialmente degli olandesi che sembrano diventati gli Unni che fanno la calata dei barbari verso il sud, può rimanere perplesso, turbato, aver paura per la chiesa.

Mai come nei nostri giorni la chiesa sa quale via percorrere, perché: la luce dello Spirito Santo nella persona degli ultimi pontefici, in particolare di papa Giovanni, e nella persona di tutti i vescovi del mondo, nella continuità del mandato apostolico che si impersona in Paolo VI, ha fatto tanta luce nella chiesa, ha detto con tanta chiarezza quale è la volontà di Dio, quale è il piano di Dio, quale é l'intenzione, il beneplacito della volontà di Dio, il disegno di Dio.

Qual è? Mi chiederete. Ce lo dice tutto il magistero del Concilio. In che modo ce lo dice? Ce lo dice con i suoi documenti: con la centralità del tema contenuto dei suoi documenti. Al centro del contenuto dei documenti del Concilio vi è un argomento su cui ritorna in tutti i momenti, con tutti i toni, in tutti i modi, con una insistenza sorprendente e martellante: è il tema del mistero della chiesa.

Il tema del mistero della chiesa è trattato nel documento base di tutto il magistero del Concilio, "Lumen Gentium" ed è poi sviluppato, proporzionatamente sotto diversi aspetti, in tutti i documenti. Il mistero della chiesa come mistero proposto dal Concilio! Non è come quello che ci presentava il catechismo, neppure come ce lo presentava la predicazione e, oserei dire, il magistero stesso della chiesa. Se si toglie la "Mistici Corporis" di Pio XII, - e siamo già vicini a noi,- siamo a una grande distanza dal così detto catechismo di Pio X dove la chiesa è rappresentata come la società perfetta.

Il Concilio ci parla di mistero, un mistero che porta nel suo cuore, nel suo intimo, dentro di sé, la presenza del Padre del Figlio e dello Spirito Santo: porta dentro di sé la presenza e l'azione delle Divine Persone intente, attualmente, a radunare i dispersi figli di Dio, per fare dei figli degli uomini il popolo di Dio, le membra del corpo del Figlio di Dio, le pietre viventi che si edificano in tempio santo dello Spirito. Quindi la chiesa, evidentemente, è qualche cosa di ben grande, di ben singolare, di ben profondo, di immensamente sacro e santo e misterioso, perché porta con sé la presenza e l'azione delle Divine Persone.

Della chiesa, poi, il magistero del Concilio non solo non ci da una definizione ma ce ne fa una descrizione servendosi dei documenti della Rivelazione, cioè della Sacra Scrittura. E, per descrivere il mistero della chiesa, il magistero del Concilio si serve delle figure bibliche, cioè di quelle espressioni di cui si serve la Sacra Scrittura. Di queste figure, alle quali si fa cenno in diversi punti, ma specialmente nel primo e secondo capitolo della Lumen Gentium, ne sono state scelte particolarmente tre, che sono le più indicate a far intendere questo mistero:
   il popolo di Dio,
   il corpo mistico di nostro Signore Gesù Cristo,
   il tempio santo di Dio che si edifica nello Spirito.

Io non mi soffermo a illustrare queste figure: potete leggervele per vostro conto sui documenti del Concilio, in particolare sulla Lumen Gentium. Ciò che c'è di caratteristico in queste figure che illustrano il mistero della Chiesa, e perciò, ciò che c'è di caratteristico nel mistero stesso della chiesa, che cos'è? E' il fatto che avete già in mente, ma che deve entrare con maggiore chiarezza: è l'unità nella chiesa. Il mistero della chiesa è un mistero di unità nell'amore.La nota con cui la chiesa ci viene proposta dal Vaticano II° è l'unità. Voi ricordate che il catechismo ci presentava le quattro note della chiesa? Non è che non siano vere le altre tre, ma quella più importante, quella fondamentale da cui derivano tutto le altre note, è la nota dell'unità.

Quando i figli di Israele diventano il popolo di Dio? Diventano popolo di Dio quando cessano di essere schiavi, quando cessano di essere dispersi, quando cessano di essere in balìa degli altri e diventano una unità politica, una unità nazionale, una unità amministrativa, una unità religiosa, quando diventano qualche cosa di unico, che si definisce da una particolare unità, che si definisce dai vincoli che si stabiliscono tra di loro tutti i figli di Israele.

Sappiamo che la carta costituzionale di questo popolo che Dio sceglie, chiama, libera e costituisce, sono i Dieci Comandamenti.
I Dieci Comandamenti servono a tenere uniti fra di loro i membri del popolo di Dio. L'osservanza dei Dieci Comandamenti non è semplicemente una osservanza morale per cui si è buoni o cattivi, ma è un modo di rispondere, da parte nostra, alla alleanza che ci unisce a Dio, all'alleanza con cui Dio vuole unirci a sé, all'alleanza con cui noi siamo uniti tra di noi come membri di uno stesso popolo. Quindi la nota dell'unità è dominante nella figura di Popolo di Dio.

Quando poi si tratta della figura Corpo Mistico di nostro Signore Gesù Cristo non insisto perché qui le cose sono più evidenti. Un corpo non sono tante membra sparse ma tante membra unite. Quindi il corpo mistico di nostro Signore Gesù Cristo si definisce per due particolari:    l'unione delle membra tra di loro e    la sottomissione delle membra al capo. Ma, non è che ogni membra del corpo sia al suo posto unicamente perché sottomessa al capo ma perché sono tra loro organicamente unite. Ci pensate che bel grappolo sarebbero le membra unite al capo e non unite fra di loro? Sarebbe un corpo vivente?

La terza immagine che prendiamo in considerazione -ce ne sarebbero delle altre- è il tempio santo che si edifica nello Spirito: il tempio di Dio. Dio vuole abitare in mezzo agli uomini. Quando il popolo di Israele era allo stato nomade c'era la tenda dell'incontro nella quale Dio abitava in mezzo al popolo. Quando Israele è diventato un popolo stabile con case in muratura, anche Dio ha avuto la sua casa un po' in muratura e un po' in legno. Il re di Sidone ha mandato i pini, gli abeti per costruire il tempio. Il tempio è la figura. Il tempio entro il quale Dio vuole stabilire la sua dimora per compiere la santificazione degli uomini è sostituito da pietre vive, dirà San Pietro. Queste pietre vive non sono un mucchio di pietre, ma sono pietre vive che prendono il loro posto nella costruzione perché ne venga fuori un bel edificio. Allora, pietre vive in un tempio vivo, devono avere ciascuna il proprio posto. C'è chi va a finire nelle fondamenta e chi nel cornicione. E' più nobile il cornicione delle fondamenta? Qui non è questione di nobiltà ma di concorrere tutti alla stabilità del tempio. E' questione, allora, di lasciare che il costruttore ci ponga nel posto adatto : non è la pietra che sceglie il suo posto" - dice Claudel nell'annuncio a Maria- ma è il costruttore che destina la pietra al suo posto.

Capite come anche nella figura del tempio é dominante la nota dell'unità delle pietre cementate tra di loro per formare un unico tempio? Non dei tempietti! Non delle nicchie! Non delle cappelle!- Un tempio con l'unità delle pietre dedicate tutte al Signore, cementate dallo Spirito! E' lo Spirito che edifica il tempio santo di Dio. E,sapete quale cemento usa ? Usa la carità che è diffusa nei nostri cuori e che ci dà, quindi, la possibilità di cementarci a vicenda e di essere, quindi, una cosa sola.

A questo punto lo vedete il piano di Dio? lo vedete in che senso dobbiamo edificarci? Lo vedete qual è il disegno di Dio? Lo capite in che senso dobbiamo aggiornarci? In che senso dobbiamo compiere la nostra trasformazione, la nostra conversione, il nostro ritorno sulla strada buona? A questo punto potremmo chiederci: perché Dio vuole salvarci e santificarci come suo popolo, perché vuole santificarci e salvarci come membra del corpo di nostro Signore Gesù Cristo, perché vuole santificarci e salvarci come tempio dello Spirito Santo che si edifica nello Spirito. In atre parole: perché mai Iddio vuole santificarci e salvarci nella unità della carità? Perché ha voluto così? Possiamo chiedere dei "perché" a Domine Iddio? Possiamo porgli delle domande?

Ma,non solo ha voluto così. Ha fatto così. Tutta l'opera del Padre nel Vecchio Testamento, tutta l'opera del Figlio, che porta a compimento l'opera del Padre, tutta l'opera dello Spirito Santo che realizza in ciascuno di noi l'opera del Padre e del Figlio, hanno come fine di farci vivere come figli di un unico Padre: come figli nell'amore vicendevole, come fratelli del fratello maggiore e vivi nell'amore fraterno tra di noi per la presenza dello Spirito Santo che ci vivifica nell'amore, secondo l'espressione di nostro Signore Gesù Cristo. Tutto porta, come conseguenza, ad essere una cosa sola tra di noi.

Perché ha fatto questo Iddio? La risposta ci viene dalla Rivelazione. Dio vuole così perché Lui è così. Dio ci vuole una cosa sola pur essendo molti perché Lui è un Dio solo pur essendo tre Persone. Quindi la sorgente, il punto di origine del mistero della chiesa è il mistero della santissima Trinita. Se Iddio ci ha proposto, ciò che egli è nel profondo della sua vita intima, lo ha fatto perché diventiamo partecipi di questa sua vita intima. Il mistero della Santissima Trinità è la sorgente della nostra vita di membri del popolo di Dio, di membra del corpo di nostro Signore Gesù Cristo, di pietre vive che si edificano in tempio vivo dello Spirito Santo.

Deriva tutto dall'amore infinito del Padre. "Per mezzo di Gesù Cristo, con Cristo e in Cristo nell'unità dello Spirito Santo": la conclusione del canone romano, e di tutti i canoni che andranno presto in uso. II "Gloria al Padre al Figlio e allo Spirito Santo ", non è un modo di dire per finire un salmo! La nostra esistenza, la nostra consistenza deriva tutta da lì. Il nostro essere, il nostro vivere, il nostro operare è tutto radicato nell'esistenza stessa del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Non solo la Santissima Trinità è la sorgente dell'unità della chiesa.
Dice il Concilio nel decreto sull' Ecumenismo, che la Santissima Trinità è il modello dell'unità della chiesa.

Si, il modello è la vostra fondatrice...! che interceda per noi, perché diventiamo un po' più intelligenti per capire le cose del Signore. Il modello sono i vostri santi protettori? Che Iddio li abbia sempre in gloria!...Il modello..!

Notate: non dico che un decreto conciliare metta da parte nostro Signore Gesù Cristo. Lo stesso nostro Signore Gesù Cristo si modella secondo i lineamenti della esistenza di tutte e tre le Divine Persone, secondo l'intimità profonda del mistero trinitario.

Noi dobbiamo essere una cosa sola nell' amore come il Padre, il Figlio, lo Spirito Santo sono una cosa sola nell'amore. Ecco il nostro modello di vita cristiana. Ecco il modello di vita episcopale, di vita presbiterale. Ecco il modello di vita religiosa, che si definisce dalla vita comune. E, " vita comune", non va intesa nel senso di portare tutte la stessa cuffia.Vedete quante cuffie ci sono? Eppure dovete essere una cosa sola tra di voi e lo sarete tanto più, quanto meglio entrerete nella intelligenza spirituale e vitale del mistero trinitario del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo che sono un Dio solo.

Io mi permetto sempre di dire che non è un Dio solo che è diviso in tre persone, ma sono tre persone talmente unite da essere un Dio solo. Questa è la profondità del mistero insondabile, incomprensibile a noi. Eppure è espressa e manifestata nei fatti, nella storia. In tutta la storia della salvezza sono presenti le Divine Persone nel segno della loro caratteristica personale.

OM 206 Suore 69