Il Mistero della Chiesa

"aggiornarsi al concilio" settimana di pastorale 1964 a Monopoli



Mons. Carlo Ferrari
Mons. Carlo Ferrari

Premessa

In quello scorcio della vita della nostra Diocesi che va dal 1952 ad oggi ci sono come dei punti di riferimento, che hanno dato in varia misura una notevole impronta alla nostra attività pastorale.

Il primo è costituito dall'incontro dell'ottobre 1952, durante il quale vi ho commentato la « Mediator Dei », e da quel momento si è dato inizio a una pastorale liturgica, dalla quale non ci siamo più distaccati e che indubbiamente ha inciso sulla vita religiosa dei nostri fedeli, fino a ridurre quasi a nulla le manifestazioni extraliturgiche, fondendo un notevole gusto di cose autentiche nei più vicini.

E' un'azione che da oggi, in seguito alla promulgazione della Costituzione sulla Sacra Liturgia, va rivista in una luce più completa e ripresa con più competenza e decisione.

Il secondo momento cade nel 1958. I richiami del Magistero Pontificio, la Missione di Milano, le nostre constatazioni ci facevano sentire più angustiante il problema dei « lontani ».

In quella occasione diremmo che ci si doveva preoccupare affinché presso di noi, nei nostri ambienti e persino nei nostri locali non ci fossero motivi di disgusto e per chi ci rimaneva e per chi se ne fosse andato; si poneva con molta chiarezza il problema della fede e la necessità di proporre una soluzione valida con una presentazione del Messaggio della salvezza che tenesse presenti le esigenze dell'uomo di oggi e quindi fosse « storica », « personale », « essenziale » e centrata sul tema dell'Amore di Dio.

Possiamo dire che è una linea che abbiamo mantenuto; i « foglietti » ci aiutano a seguirla; tutto ciò che abbiamo visto e appreso in seguito ci ha largamente confermato che essa è buona; il Concilio ci sprona in questo senso.

Per dovere di registrazione non va dimenticato di quanto i nostri ambienti e in particolare le nostre chiese siano diventate più accoglienti.

Nel 1961 si diede un serio inizio a un buon apostolato biblico; ci furono delle fruttuose giornate di studio per noi, per le Suore, per i ceti colti e le settimane bibliche per tutte le nostre Parrocchie. La vostra preparazione, la competenza e lo zelo delle Suore di S. Paolo fecero sì che ciò che si seminò in quelle settimane, rimanga ancora vivo e continui a svilupparsi.

Ogni iniziativa a carattere biblico ottiene sempre maggiori consensi. La celebrazione liturgica è diventata più comunitaria, le parole e i gesti dell'azione liturgica sono più chiari nel significato e nei richiami, la parola di Dio è più autentica e quindi accolta con più frutto, i SS. Sacramenti meglio intesi sia per ciò che significano, che nella loro finalità ecclesiale.

Non ci vuole molto ad ammettere che questi momenti della nostra azione non erano intenzionalmente legati a uno svolgimento logico; maturarono per le esigenze, per le circostanze e un po' per un certo impulso che vogliamo credere si debba alla Grazia di Dio, come è garantita dalla generale promessa di Gesù di rimanere con la sua Chiesa. Tuttavia è pure chiaro che trattandosi di cose che appartengono alla sostanza del ministero pastorale, si legano tra loro molto strettamente, anzi in modo organico e vitale.

L'incontro di questi giorni è indubbiamente più importante per la vita cristiana della nostra Diocesi; segnerà un momento più decisivo. Si tratta di portare il passo, se così si può dire, della nostra Chiesa, allo stesso ritmo di quello della Chiesa; di farla entrare nel ciclo vitale che nasce dal Concilio: di farle prendere coscienza di se stessa, di farla vivere della pienezza della sua realtà, di renderla capace di manifestarsi nel mondo di oggi in sintonia con ciò che avviene nella Chiesa universale.

O si entra in questo ciclo vitale o, rimanendo fuori, si muore.

Questa affermazione non deve essere ritenuta esagerata; il ritmo della scristianizzazione è così sistematico, universale ed efficiente che non può mancare di raccogliere i suoi frutti.

C'è un solo rimedio per resistere e per superare il male: quello stabilito da Dio per la nostra salvezza ed è la Chiesa.

Questo sarà più chiaro al termine del nostro incontro.

Dal tempo della preparazione del Concilio, e ripetutamente durante la sua celebrazione, abbiamo sentito affermare e ripetere ed abbiamo ripetuto a nostra volta che il Vaticano lI passerà alla storia come un Concilio ecclesiologico.

Credo che a questo momento ne abbiamo inteso anche le ragioni, le quali si faranno più chiare e convincenti a mano a mano che la nostra considerazione si farà più attenta.

E' bene che ci chiediamo a che scopo tende questo nostro studio sull'argomento della Chiesa in chiave conciliare.

Teniamo bene presente che la finalità del Concilio è pastorale. Noi partiamo dalla affermazione perentoria, di fede definita, non discutibile: « extra Ecclesiam non datur salus », per scoprire in quale senso, in quale maniera e misura bisogna essere « nella Chiesa » per poter essere sicuri della salvezza.

Vedremo che i confini della Chiesa entro cui dobbiamo mantenerci per camminare verso la salvezza non sono nè geografici, né sociologici e neppure soltanto teologici e giuridici, nel senso che questi siano come un ambito esteriore o dei limiti oltre i quali è vietato sconfinare.

La Chiesa invece è qualcosa di fondamentalmente interiore (così la definiscono le metafore del « Regno » di cui la Chiesa è inizio e svolgimento nel tempo), di vitale che nasce nella coscienza, matura nella personalità religiosa morale dell'individuo e diventa un impegno da realizzare ogni giorno, in ogni situazione, come una risposta a una sollecitazione della grazia di Dio, che ci chiama a trovarci insieme in un ambito senza confini, come esige la libertà dello Spirito Santo e nello stesso ambito ben definito come vuole la concretezza del Mistero dell'Incarnazione.

Noi ci proponiamo appunto di scoprire quale collaborazione dobbiamo dare allo Spirito Santo, in conformità alle esigenze istituzionali della Chiesa, per edificarla in ogni cristiano, per fargli prendere coscienza che egli è la Chiesa, per fargli sentire le responsabilità della Chiesa e per educarlo a un comportamento conseguente.

Così il cristiano non si troverà semplicemente nella Chiesa per dei vincoli esteriori, ma ancor di più per un fatto vitale, intrinseco, solidale; attuerà l'« interiorità »più completa, sarà Chiesa. Con la conseguenza che, se è vero che nella Chiesa c'è la Salvezza, lui è salvo.

Ci proponiamo quindi di realizzare la pienezza della vita cristiana in una vita di Chiesa, ridestando nelle anime la Chiesa.

Un'ultima premessa: dell'argomento che proponiamo come oggetto del nostro incontro non possiamo che guardare gli aspetti più fondamentali e perciò stesso dottrinali. Dobbiamo avere fiducia nella fecondità delle verità divine e poi preoccuparci di edificare sulla roccia e non sulla sabbia; questa è la prima esigenza di una pastorale valida. Se saremo capaci di essere fedeli ai nostri incontri mensili si potranno studiare insieme le principali applicazioni pratiche.

Carlo Ferrari Vescovo di Monopoli

Lezione introduttiva alla settimana di agiornamento
Stampa. "Aggiornarsi al concilio", quaderno di pastorale, diocesi di Monopoli 1964