Il mistero della Chiesa

settimana di aggiornamento pastorale a Monpoli

Mons. Carlo Ferrari
Mons. Carlo Ferrari e gli incontri di Monopoli-

Introduzione

Dal tempo della preparazione del Concilio, e ripetutamente durante la sua celebrazione, abbiamo sentito affermare e ripetere ed abbiamo ripetuto a nostra volta che il Vaticano II passerà alla storia come un Concilio ecclesiologico.

Credo che a questo momento ne abbiamo inteso anche le ragioni, le quali si faranno più chiare e convincenti a mano a mano che la nostra considerazione si farà più attenta.

E' bene che ci chiediamo a che scopo tende questo nostro studio sull'argomento della Chiesa in chiave conciliare. Teniamo bene presente che la finalità del Concilio è pastorale.

Noi partiamo dalla affermazione perentoria, di fede definita, non discutibile: « extra Ecclesiam non datur salus », per scoprire in quale senso, in quale maniera e misura bisogna essere « nella Chiesa » per poter essere sicuri della salvezza.

Vedremo che i confini della Chiesa entro cui dobbiamo mantenerci, per camminare verso la salvezza, non sono né geografici, né sociologici e neppure soltanto teologici e giuridici, nel senso che questi siano come un ambito esteriore o dei limiti oltre i quali è vietato sconfinare.

La Chiesa invece è qualcosa di fondamentalmente interiore (così la definiscono le metafore del « Regno » di cui la Chiesa è inizio e svolgimento nel tempo), di vitale, che nasce nella coscienza, matura nella personalità religiosa morale dell'individuo e divènta un impegno da realizzare ogni giorno, in ogni situazione, come una risposta a una sollecitazione della grazia di Dio, che ci chiama a trovarci insieme in un ambito senza confini, come esige la libertà dello Spirito Santo e nello stesso ambito ben definito come vuole la concretezza del Mistero dell'Incarnazione.

Noi ci proponiamo appunto di scoprire quale collaborazione dobbiamo dare allo Spirito Santo, in conformità alle esigenze istituzionali della Chiesa, per edificarla in ogni cristiano, per fargli prendere coscienza che egii è la Chiesa, per fargli sentire le responsabilità della Chiesa e per educarlo a un comportamento conseguente.

Così il Cristiano non si troverà semplicemente nella Chiesa per dei vincoli esteriori, ma ancor più per un fatto vitale, intrinseco, solidale; attuerà l'« interiorità » più completa, sarà Chiesa. Con la conseguenza che, se è vero che nella Chiesa c'è la Salvezza, lui è salvo.

Ci proponiamo quindi di realizzare la pienezza della vita cristiana in una vita di Chiesa, ridestando nelle anime la Chiesa.

Un'ultima premessa: dell'argomento che proponiamo non possiamo che guardare gli aspetti più fondamentali e perciò stesso dottrinali. Dobbiamo avere fiducia nella fecondità delle verità divine e poi preoccuparci di edificare sulla roccia e non sulla sabbia; questa è la prima esigenza di una pastorale valida.

La realtà storica della Chiesa

La prima cosa che va messa in luce sono gli elementi concreti e storici che sono legati alla manifestazione del Proposito con cui Dio ha concepito, preparato e attuato la Chiesa.

Da rilevare subito che quello della Chiesa è il primo pensiero di Dio in ordine alla salvezza e che la salvezza Dio la vuole attuare nella Chiesa.

Chiaramente il finalismo del Piano che Dio concepisce e attua per salvare gli uomini: esso coincide con la sua Volontà di unire gli uomini fra di loro, intorno a sé, « come la gallina raccoglie i pulcini sotto le sue ali» (Mt. 23, 37); come un padre raduna intorno a sé i figli suoi.

E' risaputo che questo Piano si scandisce in quattro tempi: quello della preparazione che corrisponde all'Antico Testamento; quello della attuazione cioè della vita terrena del Verbo incarnato; la diffusione nel tempo e nello spazio, cioè la Chiesa; e la Parusia finale o momento della consumazione in Cielo.

Il passato, il presente e il futuro nell'economia delle cose di Dio, sono soltanto una conseguenza dell'inserimento della realtà di Dio nei limiti del tempo: il tempo scorre, la realtà è unica e rimane.

Ciò che Dio ha preparato è la stessa realtà che troviamo in Gesù Cristo, che la Chiesa continua e il Cielo rende definitiva. Prima le cose esistono in figura, poi in una realtà piena ma circoscritta, quindi nei segni efficaci che la diffondono, poi nel fulgore, "faccia a faccia" nella fruizione piena.

Percorrendo, anche rapidamente, alcune delle tappe salienti della storia sacra e considerando la "dominante" dell'andamento del Piano di Dio, ci troviamo forse con sorpresa, davanti a un chiaro, insistente e decisivo proposito del sovrano e gratuito Amore di Dio che vuole salvare il mondo attraverso una « convocazione divina» e in una «comunità di convocati ».

Questo non è un particolare del Piano della salvezza, ma la sua caratteristica e la sua sostanza: Dio si rivolge anche ad alcuni individui, ma per renderli intermediari, per la salvezza di tutti; Dio salva ognuno personalmente ma nell'ambito di un insieme, che concepisce, preannuncia, avvia, costituisce come suo popolo, suo gregge, sua famiglia, sua chiesa.

Prima di procedere all'esame di alcuni tra i particolari più indicativi della storia sacra, giova soffermarsi sul significato della parola « chiesa » nella letteratura biblica. Essa appartiene al vocabolario della lingua greca, ha un significato civile che, tanto negli autori profani come in quelli ispirati, corrisponde ad « assemblea convocata dal banditore pubblico » - fa ricordare anche la nostra « convocazione dei comizi » -; ma sia nel greco della traduzione alessandrina, che in quello originale dei libri del Vecchio e del Nuovo Testamento è usata di prevalenza con un significato religioso, cultuale.

Nel V.T. equivale a « assemblea degli uomini convocati per iniziativa di Dio a costituire il suo popolo »; Gesù Cristo chiama « sua Chiesa il nuovo popolo di Dio nato dall'acqua e dallo Spirito Santo. I primi cristiani che avevano molto viva la coscienza di essere il nuovo popolo, prefigurato dalla « chiesa del deserto », usarono il termine « chiesa » che li definiva come « Israele di Dio ».

Per una breve analisi storica fermiamo la nostra attenzione su tre momenti del tema e cioè, la chiesa del Sinai, quella dei Profeti e la chiesa di Gesù Cristo.

La prima è costituita alle falde del Monte Sinai e ha il suo compimento col Tempio; la seconda è vivamente illustrata dai profeti; la terza la realizza Gesù Cristo.

1) La chiesa del Sinai

E' significativa l'insistenza con cui la parola « ekklesia » è introdotta nel Deuteronomio: per tre volte sulla bocca di Mosè ritorna l'espressione « giorno della chiesa » per rievocare il giorno in cui Iddio gli aveva ordinato di convocare il popolo in assemblea:

« Il giorno in cui all'Horeb sei stato alla presenza di Jahve tuo Dio, quando Jahve mi ha detto: Radunami il popolo e farò sentire loro le mie parole affinché imparino a temermi per tutti i giorni della loro vita sulla terra, e le insegnino ai loro figli » (4, 9 -1O).

« E Jahve mi aveva dato le due tavole di pietra scritte dal dito di Dio, e sulle quali erano tutte le parole che Jahve mi aveva detto sul monte, in mezzo al fuoco, nel giorno dell'assemblea» (9, 10).

«E' quanto tu hai chiesto à Jahve tuo Dio, nel giorno dell'assemblea sull'Horeb» (18, 16).

E' pure rilevante che il termlne chiesa si trova accompagnato da due specificazioni: del «Signore» e «d'Israele» ; ma mentre la prima va solo éon «chiesa», la secondà si trova anche con «sinagoga»; delfa prima si serve Stefano (Atti 7, 38) per designare la chiesa del Sinai.

Atro particolare del' linguaggio del Deuteronomio è la equivalenza tra giorno della chiesa e giorno della promulgazione della Legge.

Dunque poche espressioni verbali legate alla registrazione dei fatti narrati dalla Bibbia mettono in luce sufficiente quelle che possiamo chiamare le componenti della e «chiesa del Sinai».

Esse sono:

a) convocazione, gratuita, dell'amore innnlto di Dio, trasmessa da Mosè (Es. 19, 3 SS.);

b) presénza di Jahve (Es. 19, 1-20);

c) promulgazione della Legge (Es. 20, 1 Ss.);

d) sacrificio che ratifica l'Alleanza (Es. 24, 38).

Per ciò che dovremo mettere in evidenza in seguito è bene sottolineare che da una parte questi elementi sono gli stessi che confluiscono nella struttura del Popolo di Dio in ogni fase della sua storia; d'altra parte essi sono legati, sia alla iniziativa di Dio che si manifesta nelle grandi tappe del suo disegna di salvezza ,(v Elezione, Vocazione, Alleanza) sia alla sua presenza e alla sua azione (v. temi della Tenda, della Arca, del Tempio, della Pasqua, ecc.).

Iddio aveva ordinato (Deut. 12, 24) che la convocazione del suo Popolo fosse una sola e perciò vi fosse un solo luogo di culto, dove questi stesse davanti al suo Dio per lodarlo, ascoltare la sua parola e gli ordini della sua volontà, attraverso le parole e gli ordini di chi lo rappresentava.

I voti delle generazioni passate e l'aspirazione di Davide sono adempiuti da Salomone. Con l'erezione del Tempio il luogo del culto diventa sicuro e definitivo; Dio vi manifesta la sua presenza; ormai la « chiesa »sarà in relazione al «Tempio» e tutti gli elementi che abbiamo riscontrato nella « chiesa del Sinai» entrano nella costituzione del concetto che Israele si forma del « Tempio».

Le vicende del Tempio sono note: fu distrutto completamente neI 86 AC; ricostruito con le stesse linee, ma senza fasto, nel 516, fu restaurato e reso solenne secondo il gusto ellenico da Erode il Grande, circa 10 anni prima di Cristo; mancava dell' «Arca dell'Alleanza», non c'era il «sancta sanctorum», nel «santo» ardeva un solo candelabro invece dei dieci del primo Tempio

2) La chiesa dei Profeti

Nello scorcio di tempo che corrisponde aI periodo del «secondo Tempio», domina l'attività di due profeti, Ezechiele e Isaia. Si ha l'impressione che Dio voglia disincantare i figli d'Israele, per orientarli verso cose nuove e definitive.

Ezechiele insiste a descrivere le meraviglie di un tempio misterioso che sorgerà al posto dell'antico sul monte, Sion (40, 47, 48); Isaia proclama la gloria di una nuova Gerusalemme miracolosamente risorta (49, 18 -21,54).

Era fin troppo evidente che le realtà presenti: gli avvenimenti, le condizioni politico-sociali, lo stesso Tempio ricostruito non avevano nulla a che vedere con quelle prospettate da coteste profezie. Perciò sia la mentalità dei più pii tra gli Israeliti anteriori o contemporanei di Gesù, come la letteratura rabbinica si orientano

verso qualcosa che doveva venire.

3) La chiesa di Gesù Cristo

In questo contesto ideologico e psicologico bisogna situare il famoso e «16, 18» di Matteo: e «io edificherò la mia Chiesa»

Questa affermazione non mette soltanto fine a una lunga prepararione con cui Gesù aveva raccolto nei discepoli e negli Apostoli il materiale per così dire, della nuova istituzione; ma ha un chiaro senso di sostituzione o di successione, di cose finite e di cose nuove; indica la fine della chiesa del Sinai e l'arrivo dl quella, annunciata dai Profeti .

Soprattutto Matteo che registra I'affermazione di Gesu ha cura di ricordare che:

- il Tempio sarà distrutto (24, 2)

- Gerusalemme sarà rasa aI suolo (23 38. 24 2)

- il Tempio resterà privo della presenza di Dio (2751)

- e della presenza del popolo (23 28)

- sorgerà un nuovo Tempio (12, 6)

Marco (14, 58) e Giovanni (2, 13-22) precisano

- non fatto da mano d'uomo;

- che sarà il corpo di Gesù:

Le parole di Gesù. «io edificherò la mia chiesa» non potevano non essere intese come il compimento delle profezie.

Alcuni rilievi finali:

1) Gesù introduce una nuova metafora nella descrizione dello svolgimento del Piano di Dio: quella della costruzione. Essa è largamente usata negli scritti, apostolici ed è riferita. al Corpo di Cristo risuscitato, nuovo Tempio (Giov. 2, 21-22; Col. 1, l819); ai cristiani, tempio del Signore (Ef. 2, 19-22), pietre viventi (I Pietro 2, 5), e mentre si innesta alla profezia di Geremia (33), prepara a quella dell'Apocalisse (21, 22-23).

2) La Chiesa di Gesù Cristo realizza in modo eminente gli elementi della chiesa del Sinai:

a) è la convocazione di Dio, per mezzo del suo Figliolo, sotto la azione dello Spirito Santo e il Ministero Apostolico, rivolta a tutti gli uomini dispersi dal peccato;

b) la presenza di Dio è «corporale» (Col. 2, 9), nell'umanità del Figlio, nel sacramento del suo Corpo, ed è reale e mistica nel cuore di chi ama il suo Dio;

c) è la proclamazione della Parola di Dio;

d) il sacrificio unico e definitivo della Croce, reso presente e attuale nello spazio e nel tempo dalla celebrazione eucarisfica, ratifica la nuova Alleanza tra il Padre e coloro che sono diventati figli per la virtù del Sangue e dell'Acqua.

3) La Chiesa fondata da Gesù Cristo intraprende e continua il cam­mino, lungo la storia, per la salvezza del mondo, dal giorno dl Pentecoste per il Ministero esterno degli Apostoli e l'azione interiore dello Spirito Santo.

4)La Chiesa, che nel tempo è il germe o il seme in espansione, si identificherà nell'altra vita con il Regno di Dio.

Il mistero della Chiesa

Dall'esame della Storia Sacra risulta che la Chiesa è il compimento progressivo e continuo del Proposito di Dio di salvare gli uomini facendoli entrare in un rapporto di amore con Lui, per mezzo del Figlio, sotto l'azione dello Spirito Santo e dei suoi intermediari, raccogliendoli dalla dispersione del peccato e unendoli tra di loro col legame della carità.

E' un Proposito sempre in atto: «è la presenza urgente, la presenza importuna di questo Dio in mezzo a noi» (De Lubac).

Gli uomini sono immersi nelle loro divisioni, vittime delle loro concupiscenze;

Apostoli e discepoli continuano a spargersi per il mondo a rendere testimonianza, a predicare, a battezzare;

lo Spirito Santo anima la loro azione e apre all'ascolto i cuori;

Gesù Cristo è presente col suo Spirito;

il Padre manda il Figlio e lo Spirito Santo e attende il ritorno dei figli nella Casa.

Questi richiami sommari ai diversi aspetti che compongono la realtà della Chiesa aprono la via a comprendere la natura, le funzioni, gli elementi della istituzione e le manifestazioni di questa stessa realtà, cioè il suo Mistero.

La chiesa è un mistero

La Chiesa nei suoi elementi visibili: l'Umanità di Gesù Cristo, le sue istituzioni a cui è legata, le azioni attraverso cui si esprime, non presenta una soluzione sul piano naturale. Gesù Cristo cela la presenza di Dio, è Dio; Dio che non si vede, ma agisce e si manifesta; gli uomini che parlano e agiscono nella Chiesa non convincono con le ragioni della logica umana e non producono frutti di vita cristiana per virtù propria; quelli che credono non lo fanno di loro iniziativa e per una decisione assolutamente autonoma: ci sta prima la sollecitazione e l'azione della Grazia.

L'esistenza terrena di Gesù Cristo, come quella dei credenti suppone e manifesta qualche cosa di arcano. E' l'arcano della presenza di Dio nella concretezza della storia.

Gli elementi esteriori di questa presenza si possono definire, Dio no.

Dio è inesauribile nel suo essere, è incontenibile nella sua azione; Dio è inesprimibile. Anche quando si manifesta sensibilmente, non solo non è possibile cogliere tutta la portata della sua azione, ma neppure esprimerla con gli strumenti del linguaggio umano. Anzi il linguaggio più autentico della rivelazione, la Bibbia, ci rende avvertiti che stiamo davanti al Mistero.

S. Paolo (Ef. 3) ricorre a tutte le dimensioni immaginabili per far comprendere la incommensurabilità di un arcano che sorpassa ogni conoscenza, e in tutta la Sacra Scrittura si moltiplicano le figure, le metafore per descrivere quella realtà che noi chiamiamo Chiesa.

La ricchezza del Mistero della Chiesa sorpassa talmente la nostra comprensione da essere costretti a ricorrere a tutte le industrie della espressione umana nel tentativo che, moltiplicando i punti di vista, si possa cogliere meglio l'insieme; anche se poi ogni singolo aspetto non è mai esaurito.

Si tratta di una realtà essenzialmente soprannaturale, che non può essere percepita se non alla luce della fede: la quale introduce il credente nella profondità del Mistero (Ef. 3), ma abbaglia l'estraneo e lo lascia di fronte a un enigma.

Pensiamo: questo Mistero, questa realtà arcana, questa ricchezza insondabile è attuale, ci investe da tutte le parti, ci appartiene, anzi ne facciamo parte; è solo stando dentro e in proporzione di una tensione verso il profondo che possiamo essere in grado di capire e gustare noi e di far capire e gustare agli altri « la larghezza e la lunghezza, l'altezza e la profondità» dell'arcano della volontà di Dio (Ef. 1, 8-10).

La Chiesa è il Mistero

Ouesta affermazione è molto importante, ha bisogno di essere accolta con una certa apertura fiduciosa e soprattutto di diventare oggetto di una lunga meditazione personale. Si tocca l'essenza concreta del Cristianesimo, la sostanza della pedagogia del Piano di Dio e il fondamento della pastorale.

Consideriamo con calma alcune cose.

Quando noi percorriamo la storia della Chiesa, come è narrata nelle pagine del Libro Sacro, assistiamo, per così dire, al confluire di tutti i Misteri della Fede nel Mistero della Chiesa.

Scrive De Lubac (Meditazione sulla Chiesa, pag. 51): « il mistero della Chiesa riassume in sé tutto il Mistero. Esso è per eccellenza il nostro mistero. Ci prende totalmente. Ci avvolge da ogni parte, perché è nella sua Chiesa che Dio ci vede e ci ama, è in essa che Egli ci vuole e che noi lo incontriamo, è in essa ancora che noi aderiamo a Lui e che Egli ci beatifica ».

Il Simbolo degli Apostoli, che sintetizza i Misteri cristiani, ne scandisce l'andamento collocando la Chiesa dopo la professione di fede nella Trinità e prima della Comunione dei Santi e della vita eterna che essa instaura.

La Rivelazione biblica non è avvenuta in un'aula scolastica, ma lungo lo svolgimento di una storia e il centro di questa storia è la Chiesa.

Le divine Persone che ne sono i Protagonisti si danno a conoscere, manifestano la loro volontà, svelano il senso degli avvenimenti e delle cose, nell'atto di attuare il Piano di Dio, che termina nella Chiesa.

Mentre Dio prepara e compie l'edificazione della Chiesa, noi veniamo a sapere

- che Egli è il Dio in tre Persone;

- che il Figlio si è incarnato, che morì e risuscitato salì al Cielo;

- che lo Spirito Santo è mandato dal Padre e dal Figlio a continuare e a portare a compimento l'opera della Redenzione.

La vita soprannaturale fluisce nel tempo e nello spazio con l'espandersi della vita della Chiesa; la remissione dei peccati, il fiorire e il maturare della vita cristiana è una manifestazione dellà vitalità della Chiesa. Non esiste un solo elemento che appartenga a quello che, astrattamente, definiamo il complesso delle verità, delle norme morali e dei riti cristiani, che non solo non abbia un riferimento alla Chiesa, ma che sia comparso al di fuori del suo formarsi e del suo evolversi.

Parlando il linguaggio scolastico, possiamo dire che le "processioni" delle Persone all'interno della Divinità vengono rivelate dalle loro "missioni" all'esterno, e che sono dirette alla Chiesa.

Quindi, se vale il principio che Dio dobbiamo cercarlo dove e come ha voluto rivelarsi, è indubitato che lo dobbiamo cercare lungo la storia della Chiesa, che è la via sulla quale Egli vuole incontrarsi con noi.

Dal che si possono trarre molte conseguenze, come per esempio: che Dio ha detto di sé e delle sue cose solo alla Chiesa e noi per sapere di Lui non abbiamo altra strada che quella di interrogare la Chiesa (sulla sua storia e sul suo mistero);

- fin tanto che non si è nella Chiesa non si capisce nulla di Dio e delle sue cose;

- che le cose che giovano alla salvezza sono tutte e soltanto quelle che Dio ha detto alla Chiesa;

- che la pedagogia e la didattica della Pastorale si trovano lungo le linee di svolgimento del piano con cui Dio prepara e compie l'edificazione della Chiesa.

Questi succinti richiami alla pienezza soprannaturale della realtà della Chiesa, debbono aprire la nostra anima a quella ventata di Spirito Santo che muove la Chiesa di oggi perché manifesti la potenza dell'Amore di Dio a tutti gli uomini.

La Chiesa deve destarsi nelle nostre coscienze di Sacerdoti: la dobbiamo concepire come essa è nata da Dio; dobbiamo acquistarne una visione autentica e completa per saperla poi esprimere validamente davanti ai nostri fratelli.

La Chiesa continua nel mondo il significato e la grazia dei Misteri dell'Incarnazione e della Redenzione. E' composta di elementi visibili e istituzionali, ma principalmente di elementi divini, soprannaturali e interiori. In questa vita sono tutti ugualmente indispensabili, ma gli uni appartengono all'ordine dei mezzi, gli altri a quello del fine; i primi sono legati al tempo, i secondi sono per l'eternità.

Tuttavia, proprio per l'analogia coi Misteri di Gesù Cristo, le realtà esteriori della Chiesa hanno la funzione di manifestare e di rendere presenti e vitali quelle interiori; se non hanno un valore assoluto, ne godono uno relativo alla decisione della positiva volontà di Dio di essere presente in modo concreto e determinato fra gli uomini, per compiervi la opera della sua salvezza.

Quindi la Chiesa in quanto istituzione visibile, gerarchica e perciò giuridica è determinante e relativa: determinante perché Dio ha legato la sua presenza e la sua azione a questa istituzione; relativa perché deve orientare verso le realtà interiori, soprannaturali e divine, manifestarle e renderle efficienti.

Questa è la Chiesa voluta da Dio per la salvezza del mondo; deve stare genuina, chiara, affascinante nelle nostre anime per essere portata a tutti i nostri fratelli e realizzata in tutte le coscienze.

La Chiesa sacramento di Cristo

La Religione cristiana è la Religione del Mistero e del Sacramento:

del Mistero perché porta in sé la presenza arcana di Dio e della sua azione intesa a salvare il mondo; del Sacramento in quanto ha la capacità e i mezzi per attestare cotesta presenza e per sprigionare la virtù dell'azione salvifica.

Qui la parola «sacramento ha la evidente significazione di dono divino di salvezza, in e per mezzo di una forma tangibile, visibile, che rende concreto questo dono: un dono di salvezza di visibilità storica",(Schillebeeckx).

Tutta la storia dell'Antico Testamento è un susseguirsi di « segni » che si identificano con persone, figure, eventi, i quali essendo portatori di soprannaturale (mirabilia Dei) testimoniavano la presenza del Dio vivente in mezzo al Popolo.

Si può dire che esiste una vera preoccupazione da parte di Dio e dei suoi rappresentanti di tenere vive queste testimonianze; bastino queste citazioni tratte, quasi a caso, dai Salmi:
44 ,2 - 3 - 4

«Dio, con le nostre orecchie udimmo,
i nostri padri ci hanno narrato
le gesta che compiesti ai loro giorni,
ai giorni antichi,
tu di tua mano.
Hai spodestato le nazioni e li hai piantati;
hai malmenato i popoli e li hai dilatati.
Poiché non con la spada ereditarono la terra
né fu il loro braccio a salvarli;
ma la tua destra e il tuo braccio
e la luce del tuo volto, perché li hai favoriti».

46, 9 -10 -11
«Venite, ammirate le gesta di Dio:
il quale opera desolazione nel paese,
fa cessare le guerre fino all'estremità della terra.

Spezza l'arco e rompe la lancia,
gli scudi brucia nel fuoco.
Smettete e sappiate che io sono Dio
esaltato fra le genti, esaltato sulla terra».

68, 8-9-10
«Dio, quando partisti in testa al tuo popolo,
quando marciasti per il deserto,
tremò la terra, stillarono i cieli
al cospetto di Dio del Sinai,
al cospetto di Dio, Dio di Israele.
Una pioggia abbondante si riversò, Jahve,
e tu confortasti la tua eredità spossata ».

A loro volta tutti questi « segni » prepararono il Sacramento definitivo: l'umanità e la benignità del Dio nostro salvatore (Tit. 3, 4), per cui il Verbo di Dio si stabiliva in mezzo agli uomini (Cfr. 1 Giov. 1, 14).

Gesù Cristo è il Sacramento del Padre: «chi vede me, vede il Padre» (Giov. 14, 7~9).

Sappiamo che i tempi dello svolgimento terreno dell'economia del Piano di Dio sono tre: la preparazione, la realtà, la continuazione; se hanno un carattere sacramentale i primi tempi, non c'è ragione di dubitare che manchi ai tempo della continuazione.

Vessillo per le nazioni

Isaia (11, 12) aveva già preconizzato « Egli isserà un vessillo per le nazioni » e Gesù Cristo fin dal suo primo discorso proclama questa caratteristica spettacolare » dei suoi discepoli: « Voi siete la luce del mondo». Una città non può star nascosta, se è situata su di un monte; né si accende ma lucerna per metterla sotto il moggio, ma sul candeliere, e risplende per tutti quelli che sono in casa. Similmente risplenda la vostra luce davanti agli uomini affinché vedano le vostre opere buone e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli » (Mt. 5, 1-16).

E' di un interesse sorprendente scoprire di quale senso siano cariche queste parole di Gesù; esse sono niente altro che un anello di un tema che va dalì'eternità della creazione all'eternità della gloria: la luce.

Dio è il creatore della luce; Dio si veste di luce; Dio è la Luce; Dio promette la sua Luce.

Gesù è annunciato come luce; con i suoi atti, le sue parole si rivela luce del mondo; è la Luce.

Chi crede in lui cammina nella luce; le opere buone sono frutto della luce, le opere sterili frutto delle tenebre.

La vita beata è luce.

Questo progresso dell'arricchimento di una verità, attraverso la più chiara espressione del « segno», è come una legge costante di tutte le figure bibliche e in particolare di quelle che riguardano la Chiesa. Dio, per esempio, è la roccia; Gesù Cristo è la pietra; Pietro è la roccia; i cristiani sono le pietre viventi; la Gerusalemme celeste è fondata sulle pietre che sono gli Apostoli e i Profeti e costruita di pietre svariate e preziose.

Per rimarcare la natura sacramentale della Chiesa è decisiva l'immagine di S. Paolo: il corpo; la Chiesa è il Corpo di Cristo (1 Cor. 6, 15; 12, 27). Per lui il corpo è tutta la persona in quanto appare sensibilmente: la Chiesa rende presente e operante in modo sensibile il Cristo nel mondo.

Cristo è la manifestazione perfetta di Dio, in quanto fattosi uomo èstato visto, toccato con le mani, udito con le orecchie (Giov. 1, 1); ma nella proporzione in cui l'Infinito si riduce alla condizione comune dell'uomo, limita la possibilità di un'azione personale e il numero dei testimoni della sua vita.

E' per assicurare a tutti e per sempre il dono della sua presenza e della sua azione che egli dispone che la Chiesa sia il suo Corpo, cioè il suo essere manifestato sensibilmente. La Chiesa animata dallo Spirito Santo, nutrita di Eucaristia, sotto la guida dei suoi Pastori, così diventa in tutti e in ciascuno dei suoi membri la testimonianza di Cristo (Lc. 24, 48; Atti 1, 22; 2, 82; 9, 15, ecc.).

Bisogna fare attenzione e dare il giusto senso alla parola testimonianza: non ha soltanto il senso giuridico di assicurazione data da chi ha notizia diretta di un avvenimento o quello morale di esemplarità di condotta; ma ne contiene uno, specificamente "sacramentale", composto di "segno" e carico di "forza divina"; il "segno" è l'aspetto visibile della Chiesa e della condotta dei cristiani, la "forza divina" è quella dello Spirito Santo e della Grazia presenti nella Chiesa e nei suoi membri.

"Segno di Cristo"

Ora precisiamo di che cosa la Chiesa è « segno ».

La Chiesa, tutta la Chiesa, solo la Chiesa, quella di oggi come quella di ieri e di domani, è il sacramento di Gesù Cristo; non è altro che questo, il resto non è che un di più.

Scrive De Lubac (op. c. pag. 269): « No: se Gesù Cristo non è la sua ricchezza la Chiesa è miserabile. La Chiesa è sterile se lo Spirito di Gesù Cristo non la feconda. Il suo edificio crolla se Gesù Cristo non ne è l'architetto e se il suo Spirito non è il cemento che tiene insieme le pietre viventi con cui è costruito. E' senza bellezza se non rispecchia l'unica bellezza del Volto di Gesù Cristo (ricordare le accorate esortazioni di Papa Giovanni perché la Chiesa del Concilio riflettesse il volto di Gesù Cristo), e se non è l'Albero la cui radice è la Passione di Gesù Cristo.

La scienza di cui si vanta è vana e falsa; è falsa la sapienza che l'adorna, se non convergono l'una e l'altra in Gesù Cristo, e se la sua luce non è una luce illuminata che tutta viene da Gesù Cristo, essa tiene immersi nelle tenebre di morte. E' menzogna tutta la sua dottrina, se essa non annuncia la verità che è Gesù Cristo. E' vana tutta la sua gloria, se essa non la fa consistere nell'umiltà di Gesù Cristo. Il suo nome stesso ci è indifferente, se non evoca subito il suo Nome dato agli uomini per la loro salvezza. Non rappresenta nulla per noi, se essa non è per noi il sacramento, il segno efficace di Gesù Cristo ».

La Chiesa direttamente è il « segno » dell'Incarnazione: è Gesù Cristo continuato, Gesù Cristo diffuso e comunicato, l'incarnazione permanente del Figlio di Dio (Bossuet); ma come l'Incarnazione è la rivelazione della vita divina e della sua comunicazione fatta agli uomini per amore, così la Chiesa è il « segno » del Mistero dell'Unità delle divine Persone e della Trinità dell'unico Dio, che essa deve esprimere e rivelare a tutto il mondo. In questo senso le note della Chiesa diventano « segni » della vita intima di Dio e delle Missioni delle divine Persone.

- La « santità » della Chiesa manifesta il Dio tre volte santo;

- l'«unità » che il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono una cosa sola;

- la « cattolicità » che un'unica natura divina è partecipata dalle tre Persone;

- l'« apostolicità » il movimento che dal Padre al Figlio e allo Spirito si comunica a lei per la salvezza del mondo.

Da ultimo, uno sguardo sull'aspetto dell'«efficacia sacramentale» della Chiesa.

Bisogna dire che se la Chiesa è il « segno » dell'Incarnazione, essa porta in sé la ricchezza, la forza salvifica del Mistero della Redenzione.

La sua ricchezza è la croce di Gesù Cristo,
la sua forza la potenza della Risurrezione,
la dinamica della sua speranza Gesù Cristo che siede alla destra del Padre e con Lui manda il Paraclito.

Gesù Cristo Re, Sacerdote e Profeta continua la salvezza del mondo attraverso le « funzioni » della Chiesa.

Conseguenze per noi

Coincidenza mistica e coincidenza morale


E venendo alle conseguenze, è indicativa, per ciò che conviene esprimere a questo punto, una distinzione fiorita nel linguaggio di Papa Paolo VI tra « coincidenza mistica » e « coincidenza morale ».

Leggiamola nel contesto di un confronto che, al ritorno dalla Terra Santa, il Pontefice stabilisce tra la realtà mistica della Chiesa e la sua situazione morale;

- si domanda il Papa: « siamo noi dei veri cristiani?

- risponde: « Come potete comprendere, un tale quesito mette nello spirito un interesse vivissimo, anche se solleva qualche inquietudine.

«Ebbene: pensate alla nostra gioia, alla nostra umiltà nel sentire nascere dentro una prima, trionfante risposta: sì, noi siamo cristiani veramente; dopo tanti secoli e tanta trasformatrice esperienza storica, siamo ancora come Lui ci fece e ci volle, siamo per grazia sua, suoi autentici discepoli, anzi siamo suoi autentici apostoli, suoi autentici rappresentanti... Sì, questa benedetta madre, che è la Chiesa di Cristo, ci genera proprio simili a Lui, suoi fratelli, suoi seguaci, suoi prediletti amici, di Lui viventi, e per Lui!...Ma, ahimé! il confronto non è completo: è vero che fra noi e il Signore esiste una parentela, anzi quasi una mistica identità; siamo: alter Christus; ma questo basta? Non sorge da questa coincidenza mistica con Cristo tanto più forte - e per fortuna tanto più facile - l'obbligo di una coincidenza morale? Cioè di una imitazione di Cristo nei pensieri, nelle azioni, nei fini della vita, quale Egli ci insegnò? Qui la nostra impressione non può essere soddisfatta e felice,... Noi ne sentiamo, al tempo stesso, confusione e fiducia; perché, se è vero che tanto rimane in noi e nella Chiesa ed in ogni anima, anche cristiana, da correggere e da perfezionare per accostarsi a quel tipo perfetto di umanità santificata dalla Grazia, che è Gesù Cristo, ne abbiamo almeno il desiderio, il proposito, la preghiera » (Udienza Generale, 15 gennaio 1964).

Nella realtà della Chiesa c'è dunque qualche cosa che dipende unicamente dalla iniziativa di Dio, dalla sua azione; la nostra cooperazione è soltanto strumentale. Esiste invece un'altra cooperazione a ciò che fa Dio nella sua Chiesa che ha il valore di risposta alla sua iniziativa di Amore.

E' in quest'ultimo senso che deve verificarsi la nostra « coincidenza morale » con Gesù Cristo per diventare il suo « sacramento » e il « segno levato fra le genti », la « sposa che riflette il Volto di Cristo», la «sua Chiesa».

« Fare la Chiesa »

Come il Mistero della Chiesa è una realtà attuale, così il Sacramento della Chiesa manifesta il dinamismo di questa realtà.

La Chiesa è stata fondata definitivamente, ma si edifica tutti i giorni.

Ogni giorno ci sono uomini che entrano nella sua realtà mistica con la fede e il battesimo.

Ogni giorno ci sono dei cristiani che si avvicinano o si allontanano da questa realtà con un nuovo impegno o con una mancanza di fedeltà.

L'ubbidienza, la prontezza, l'intensità con cui si corrisponde alla convocazione di Dio, rendono più chiaro il

«segno» e più forte la «capacità salvifica» della Chiesa.

Questo «segno» e questa «capacità» raggiungono il massimo di espressività e di carica nella convocazione liturgica, durante la quale il Popolo di Dio attua, con pienezza, le capacità del suo regale sacerdozio, ultimo traguardo della sua Vocazione.

Tuttavia il frutto dell'esercizio delle funzioni salvifiche è sempre condizionato alla misura della risposta alla legittima convocazione. E questa è la ragione per cui, noi che siamo i primi responsabili e i ministri delle funzioni della Chiesa, dobbiamo sentire viva e sempre attuale la responsabilità di assicurarci, durante il loro esercizio, la presenza della Chiesa, o, in altre parole, dobbiamo preoccuparci prima di « fare la Chiesa », poi di esercitarne le funzioni.

Quando predichiamo, quando battezziamo, quando insegniamo a vivere da cristiani è indispensabile che lo facciamo nella Chiesa, con la Chiesa, per mezzo della Chiesa; non solo avendone il mandato, ma godendo del consentimento impegnato della nostra comunità; non solo con le nostre industrie e capacità, ma pure con la collaborazione della nostra Chiesa e quindi non solo con l'impiego dei mezzi istituzionali, ma nel clima di carità pastorale che animi un ambiente ecclesiale o di famiglia.

Conclusione

A questo punto potete costatare che le cose a cui ci siamo richiamati, non sono che la eco di ciò che avviene nella Chiesa, soprattutto in conseguenza della celebrazione del Concilio.

Intanto non possiamo non rallegrarci che il livello di cultura e di spiritualità che contraddistingue la Chiesa oggi, le condizioni politiche e sociali di libertà in cui agisce e gli stessi mezzi della tecnica di cui può servirsi, la rendano capace di concepire, di esprimere e di avviare un rinnovamento come non si è mai dato nella storia. Tanto meno possiamo non avvertire quei «segni dei tempi» che manifestano una presenza dello Spirito Santo nella Chiesa, che costituisce il miglior fondamento all'impresa e all'impegno del Concilio, come pure al senso di fiducia a cui si aprono gli animi.

E' necessario inserirsi bene, subito e con animo aperto nella nostra Chiesa, che è quella di oggi, con l'avvertenza che questa Chiesa, se si muove e si rinnova non lo fa perché cerca delle novità, ma perché è capace di scoprire, di fare sue e di dare ai suoi figli delle cose autentiche e del tutto soprannaturali; è una Chiesa che non rompe con la Tradizione, ma che si va spogliando delle contraffazioni; che non confida negli uomini e nei mezzi umani, ma nell'unico Salvatore, Gesù Cristo.

Mons. Carlo Ferrari
Vescovo di Monopoli


Stampa sui quaderni di Via Verità e Vita n.11 novembre 1964.EP.