Quaresima missionaria.
Che i vostri sacrifici diventino pane

Lettera di S. E. Mons. Vescovo ai fedeli della Diocesi

Mons. Carlo Ferrari
Mons. Carlo Ferrari e la missione di Gighessa-Etiopia

Che i vostri sacrifici diventino pane.
La miseria nel mondo.
La carità della Chiesa.
Le opere dell'amore

Carissimi,
Mercoledì scorso è incominciata la Quaresima: molti di voi sono passati in Chiesa e hanno sottoposto il loro capo al contatto delle ceneri benedette. Penso che nessuno sia andato verso l'altare del Signore unicamente per assicurarsi o per ricevere qualche cosa; ci siamo accostati in un atteggiamento di umiltà con cui riconoscevamo di aver bisogno di perdono; per ottenere la grazia della compunzione del cuore e il coraggio di intraprendere la via della penitenza e del ritorno al nostro Dio, trascurato o abbandonato con i nostri peccati: poiché a Lui abbiamo preferito noi stessi e alla voce della nostra coscienza di cristiani abbiamo anteposto capricciosi desideri e ambizioni.
Adesso dunque è tempo di penitenza!

Qualcuno potrebbe chiedere: perché?
Il tuo Dio ti ama come nessun altro al mondo. Tutto ciò che sei e tutto ciò che hai nella tua persona non te lo sei fatto da te, è molto se hai fatto qualcosa per svilupparlo. Il mondo che ti circonda, neppure quello lo hai fatto tu e nessuno ne ha fatto qualche parte; anche quelli che compiono imprese strepitose nell'universo, si servono di energie che già stavano racchiuse nella materia, e di queste energie più numerose sono quelle che l'uomo ignora di quelle che ha scoperto e sa utilizzare. Da chi viene allora tutto questo? Da Uno infinitamente più grande di tutti e di tutto; da Uno tanto saggio che dispone tutte te cose del creato in un'armonia stupenda; ché è così potente da contenere da millenni tutte le forze, che in un istante potrebbero dissolvere l'universo, in un equilibrio perfetto.

E perché Iddio ti ha creato e perché ti ha posto in un mondo così meraviglioso come quello che ti accoglie?
Perché ti ama.

Non esiste un altro motivo. Dio non aveva bisogno di te per essere più ricco, più grande, più felice. Non ha né occhi, né bocca perché possa aver bisogno delle bellezze e delle ricchezze del creato. Non aveva bisogno di nulla e ha pensato a tutto perché ha pensato alla tua felicità.

E tu?
Forse non hai avuto neppure un pensiero per tutto questo, neppure un sentimento buono; hai pensato a te stesso e basta. Anzi qualche volta hai usato delle facoltà della tua persona, delle cose che Dio ti ha preparato per soddisfare il tuo egoismo, la tua cupidigia, i tuoi sensi, venendo meno alla tua dignità, al rispetto verso gli altri andando contro la volontà del tuo Dio come la sentivi esprimersi nella tua coscienza.

E Dio come ha reagito?
E' tutta una storia incredibile di pazienza, di perdono e di amore.
Iddio poteva abbandonarci nei nostri peccati e alle loro conseguenze; lasciarci nelle nostre insoddisfazioni e ai nostri rimorsi, alle nostre tristezze ed angosce; lasciare agli altri la libertà di essere egoisti come noi, avidi delle nostre cose, incuranti delle nostre persone. Sarebbe stata più felice la nostra esistenza?
Dio si è chinato invece sulle nostre ferite, ci ha atteso come un Padre, ha mandato il suo Figliuolo perché ci liberasse dalla nostra schiavitù e dalla nostra impotenza e ci riportasse sulla via della casa paterna. Il suo amore l'ha spinto all'estremo di dare la vita del suo Unigenito per la nostra salvezza.

Tu che ti protesti cristiano, che conto hai fatto nella tua vita dell'Amore del tuo Dio, del Sacrificio del tuo Salvatore?
Sii serio, sincero, leale e dà una risposta a te stesso.

Lo capisci perché devi fare penitenza?
Ritorna ad essere come Dio ti ha fatto, a guardare le cose come cose che ha fatto Iddio per te; ritorna ad essere cristiano, a comportarti da Figlio di Dio, da fratello di Gesù Cristo.
Quante volte dovrai dire di no a te stesso, quante volte dovrai tenere più conto dei diritti degli altri, quante volte sentirai di doverti crocifiggere, come Gesù Cristo ha fatto, molto più dolorosamente, per te.
Ecco, questa è penitenza.

Dovrai comportarti come uno che sa che le cose sono prima Dio, che nelle persone c'è la presenza di Dio; allora sarai religioso e cristiano.
Perché religioso è chi ha rispetto di Dio che è in cielo, in terra, in ogni luogo; e cristiano è colui che vede Cristo in se stesso e nei suoi fratelli.

Vuoi sentire il Vangelo?
"Quando verrà il Figlio dell'uomo nella sua maestà, con tutti gli angeli si assiderà sul trono della sua gloria. E tutte le nazioni saranno radunate davanti a Lui, ma egli separerà gli uni dagli altri come il pastore separa le pecorelle dai capri, e metterà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che sono alla sua destra: venite, benedetti dal Padre mio, prendete possesso del Regno preparato per voi dalla creazione del mondo. Perché ebbi fame e mi deste da mangiare; ebbi sete e mi deste da bere; fui pellegrino e mi albergaste; ero nudo e mi rivestiste; infermo e mi visitaste; carcerato e veniste a trovarmi. Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti vedemmo affamato e ti demmo ristoro, assetato e ti demmo da bere? Quando ti vedemmo pellegrino e ti alloggiammo, o nudo e ti rivestimmo? Quando ti vedemmo infermo o carcerato e siamo venuti a visitarti? E il Re risponderà loro: in verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno dei più piccoli di questi miei fratelli, I'avete fatta a me » (Matteo 25, 31-40).

Vedi come ti impegna Gesù Cristo?
Dio è nel cuore della sua creazione e nella persona dei suoi figli.
Ciò che fai per loro è fatto per Lui; ti comporti con Lui come tratti i tuoi fratelli.

Vuoi allora sapere come il cristianesimo intende la penitenza?
Ascolta un'altra voce autentica, le parole del Profeta Isaia, che la Chiesa ci fa leggere a principio di Quaresima, perché i suoi figli intendano rettamente la pratica della penitenza:
« E' forse questo il digiuno che io voglio, curva la testa come un giunco e giacere sul sacco e sulla cenere?
O non è invece quest'altro il digiuno che preferisco: desistere dalle inique trame, sciogliere i legami del giogo, e rimandare liberi gli oppressi, spezzare ogni giogo, dividere il tuo pane con l'affamato, ospitare i miseri senza ricovero, vedere un ignudo e vestirlo, e non sottrarsi davanti al fratello bisognoso......

Allora se chiami, il Signore risponderà e alle tue grida egli dirà: « Eccomi ».
Se allontani di mezzo a te l'oppressione, il gesto minaccioso e i perversi disegni, se darai all'affamato il tuo pane e sazierai la persona oppressa, la tua luce risplenderà nelle tenebre e le tue ombre diverranno come il giorno pieno » (Isaia 58, 910).

Miei cari,

temo che tutto questo rischierebbe di restare nel vago se non vi indicassi quali sono gli affamati, i nudi, i tapini verso cui deve rivolgersi la vostra carità, frutto della vostra penitenza.

La carità deve spingervi anzitutto a soddisfare gli obblighi derivanti dalla giustizia: chi dà lavoro dia la giusta retribuzione e chi presta la sua opera lo faccia con coscienza.

La carità si rivolge ai più vicini: aprite il vostro cuore alle necessità di chi incontrate ogni giorno sui vostri passi.

La carità guarda ai più bisognosi: oggi i paesi del benessere economico hanno scoperto la paurosa miseria dei paesi sottosviluppati. Un terzo delle nazioni del mondo sta troppo bene, due terzi stanno male nel senso che o hanno appena l'indispensabile per sopravvivere, oppure sono preda della fame, della malattia e della morte precoce.

Il foglio che avete tra mani ne offre una documentazione.

Come farete la vostra carità?

Ecco che cosa scrissero i Vescovi Veneti ai loro fedeli per la Quaresima del 1962: « Dal mercoledì delle Ceneri alla Domenica di Pasqua, in ogni famiglia ricca o povera, tutti, adulti e fanciulli, procurino di rinunciare a qualche cosa che sollecita il gusto e il piacere: per esempio, una sigaretta, un dolce, un gingillo, un giocattolo; sarà un film non veduto, un divertimento tralasciato, una gita non fatta, una primizia costosa e allettante generosamente non acquistata. A rifletterci bene, di quante cose potremmo fare a meno senza pregiudizio della nostra salute fisica, della nostra comodità quotidiana, della nostra posizione sociale! Come questi rivoli di sacrificio possono ingrossare il fiume della bontà e della beneficenza! In un paese europeo, più del nostro massacrato dall'ultima guerra mondiale (la Germania) lo scorso anno questa gara di solidarietà cristiana ha raccolto sette miliardi di lire italiane.

Quale festa per ciascuno di noi se il denaro corrispondente ad ogni rinuncia piccola o grossa, così raccolto in famiglia, sarà offerto nella Pasqua sull'altare della carità per questi nostri fratelli sventurati e lontani.

Sono sicuro che corrisponderete a questa esigenza di vita cristiana - fare penitenza dei propri peccati, redimendoli con la carità - e che asseconderete le iniziative dei vostri Parroci. In questa fiducia, vi auguro la pace e la consolazione di quelli che si avvicinano al Signore nella compunzione del cuore, per potervi augurare la gioia della Pasqua.

Unitamente ai vostri Parroci e ai vostri sacerdoti vi benedico con paterno affetto.

Vostro
Carlo Ferrari, Vescovo

Stampa: fogli di "Incontri" - numero unico per la quaresima 1964