L'annuncio del Concilio ecumenico

La parola del Vescovo

Mons. Carlo Ferrari
Mons. Carlo Ferrari a Monopoli

Venticinque gennaio 1959: è una data che la storia della Chiesa non potrà mai dimenticare.

Dopo d'aver assistito nella patriarcale basilica ostiense alla Cappella papale e d'aver fatto echeggiare, ispirandosi alla memoria gloriosa, una parola di vita, Giovanni XXIII nel vicino monastero, faro di civiltà cristiana, annunciava agli eminentissimi Cardinali presenti il nuovo Concilio ecumenico (oltre un Sinodo diocesano per l'Urbe e l'aggiornamento del Codice di diritto canonico, preceduto dalla prossima promulgazione del Codice di diritto orientale).

Il mondo si é scosso. Mai come questa volta il verso del poeta che, quando il Papa fievole mormora, il mondo l'ode, ha avuto una eloquente conferma. Neppure la minacciosa notizia dello sviluppo dei missili intercontinentali e nemmeno la scoperta nei laboratori scientifici del botulinus toxicus, ossia dei germi che in brevissimo tempo possono distruggere in ogni parte della terra ogni forma di vita umana ed animale, hanno avuto tanta potenza come la parola del Buon Pastore.

I popoli d'ogni Paese, senza distinzione di credenze e di partiti, già si erano commossi dinanzi al Pontefice che nei giorni natalizi visitava i carcerati a " Regina Coeli" e si recava agli ospedali di Santo Spirito e del Bambino Gesù. Si erano inteneriti per i ripetuti gesti della sua bontà conquistatrice. Ma ora - all'annuncio che intorno al Pastore Supremo della Chiesa universale si raccoglieranno, molto più numerosi che non nei precedenti venti Concili celebrati nei secoli scorsi, Cardinali, Vescovi, teologi e dotti di ogni continente e di ogni parte della terra, in un'assemblea di Amore, che segnerà un'ora in cui il Corpo mistico di Cristo esulterà come non mai, sotto l'influsso dello Spirito Santo, - tutti, fedeli e lontani, si sono soffermati pensosi.

La Madre dei Santi, immagine della città superna, che le sue tende spiega dall'uno all'altro mar, è apparsa nel suo splendore e nella sua divina vitalità. Con una di quelle intuizioni, che nei momenti solenni della storia illuminano ed abbagliano, si è sentito che si avvicina l'ora di Dio. Noi, ministri di Cristo, con tutta la nostra anima sacerdotale partecipiamo al grande avvenimento. Ma un dovere soprattutto ed innanzitutto ci si impone.

In ginocchio! Col nostro Papa. Con tutti i credenti. Preghiamo!

L'ora di Dio è quella in cui si possono e si debbono implorare anche i miracoli.

Carlo Vescovo

Stampa: ST 144 -Bollettino Diocesano di Monopoli, Gennaio- Febbraio 1959 pag.5