La parola del Vescovo

Verso il XV° Congresso Eucaristico nazionale
Lecce 29 Aprile -6 Maggio 1966

Mons. Carlo Ferrari
Nel giardino della casa di Monopoli

Il giorno 19 Maggio, festa dell'Ascensione, con una solenne manifestazione in Lecce e per tutto il Salento e con una funzione Eucaristica in tutte le parrocchie d'Italia, si aprirà un anno eucaristico, in preparazione al 25mo Congresso Nazionale Eucaristico che avrà luogo in Lecce, dal 29 Aprile al 6 Maggio del 1956.

Per la prima volta, la più solenne manifestazione pubblica in onore dell'Eucaristia, troverà sede in Italia Meridionale. Alla particolare benevolenza del S. Padre è dovuta la scelta di Lecce a sede del Congresso, come pure l'ardente Preghiera da lui stesso composta perché tutti i fedeli d'Italia si dispongano a una degna celebrazione.

Gli scopi

Scopo del Congresso è di rendere un solenne e pubblico omaggio di tutto il popolo italiano a Gesù Eucaristico, anzitutto col diffondere la conoscenza della divina Eucaristia.
Sono ormai venti secoli che la Chiesa insegna che Dio è realmente presente fra noi sotto i veli del pane.
Agli albori del Cristianesimo, sotto la minaccia delle persecuzioni, per cibarsi del Pane della vita, i primi fedeli dovettero scendere nelle viscere della terra e scavarsi grotte simili a quelle in cui Gesù era nato.
Poi la Chiesa uscì dalle caverne per prosperare: e la divina Presenza cominciò a baluginare, a splendere alla vista di tutti, come splendono le lampade davanti ai tabernacoli.

Soltanto più tardi, nel XVI secolo, i protestanti osarono depauperare la religione facendo del Pane di Vita un'immagine e un simbolo. Ma la Presenza Eucaristica resta, e crea tra noi cattolici e i seguaci di ogni altra fede la grande differenza: il Centro della Casa di Dio non è un pulpito e un organo, ma Cristo stesso; non è una città come la Mecca, ma una Vita, la vita di Dio.

La Chiesa non si limita a dirci: «Sia Cristo il vostro esempio». Sarebbe assai poco e non servirebbe a nulla. Non basterebbe dire all'animale:
"Guarda come vive la pianta; sia essa il tuo esempio"! Se Cristo dev'essere il nostro cibo e la nostra vita, è giusto che egli sia con noi. La vita della pianta, che è cibo dell'animale, non germoglia in nessun pianeta lontano, e neppure il Cristo dimora lontano. Egli è qui, con noi. La sua dimora è il Tabernacolo, ed è lì che gli occhi umiliati dal peccato trovano le lagrime purificatrici e le speranze vengono risollevate.

Affinché Cristo potesse prolungare la sua Vita ed estendere il suo Corpo e il Sangue attraverso il tempo, fu necessario il Sacrificio della Croce. Già S. Paolo esortava: "Ogni volta che mangerete il suo Corpo e berrete il suo Sangue, annunziate la sua morte fino a che Egli ritornerà".

L'Eucaristia è anche un Sacrificio, il Sacrificio più perfetto. Avendo donato se stesso, Cristo può continuare a vivere tra noi; avendo accettato la lacerazione del suo Corpo, l'unione di Cristo con la Chiesa sua Sposa è divenuta indistruttibile.
Il pegno di questa Alleanza suggellata nel sangue, è l'Eucaristia come l'adoriamo nel Sacrificio della Messa. Sull'altare, il Sacrificio redentore si rende presente in modo incruento, nella separazione del pane dal vino, nella trasmutazione (transustanziazione) del pane e del vino nel Corpo e nel Sangue di Cristo Crocifisso.

Partecipando al sacrificio Eucaristico, comprendiamo fino a qual punto Dio ci ha amato, perché alla base di ogni sacrificio sta l'amore. Comprendiamo anzi che il suo amore per noi è affatto incomprensibile, è una «divina follia».

L'Eucaristia, infine, è Comunione. Ci fu lasciata come cibo. Gesù disse: «Finché non mangerete la carne del Figlio dell'Uomo e non berrete il suo Sangue, non vi sarà vita in voi».

Dopo averci eletto a un fine soprannaturale, Dio ci diede anche i mezzi per raggiungerlo, tra i quali è l'Eucaristia che perfeziona la natura dell'uomo per mezzo della Comunione con Dio.

Come la pianta si trasforma nell'animale quando viene presa da esso come cibo, così la Grazia trasforma l'uomo in Cristo quando egli si nutre del Pane eucaristico.

Non che la mia sostanza diventi la Sua, ma Cristo discende in me per vivificarmi e trasformare le mie attività, comunicarmi i suoi affetti, i suoi desideri.
Il mio esteriore, la mia apparenza può rimanere la stessa, ma nel profondo della mia anima è avvenuto un meraviglioso mutamento: mi sono dato a Cristo e "non sono più io che vivo, è Cristo che vive in me". (S. Paolo).

La preparazione

Se vogliamo che il trionfo di Gesù eucaristico non avvenga solo per le strade e sulle piazze, ma soprattutto nelle anime bisogna che fin d'ora e per tutto quest'anno ci si disponga spiritualmente al Congresso.
Gioverà visitare più spesso Gesù nel Tabernacolo, assistere con più devozione al Santo Sacrificio, ricevere con più frequenza e con maggior fede la S. Comunione.
Tutta la vita eucaristica, sorgente autentica della vita cristiana, dovrà essere con ogni cura favorita e incrementata.

E ci piace concludere con l'invito e l'augurio che S.E. il Vescovo di Lecce ha rivolto, in una lettera, ai suoi figli e che proporzionatamente vale anche per noi: «Curiamo pure l'aspetto esteriore delle nostre città e dei nostri paesi, sia nelle loro abitazioni ed edifici, sia nelle vie e nelle piazze.
Che tutto si presenti decoroso, pulito, ordinato, allo sguardo dei pellegrini che accorreranno da ogni parte d'Italia.
Verso questi preparatevi di essere larghi della vostra innata gentilezza e della vostra premurosa ospitalità.
Aprite loro anche le vostre case, apprestando decoroso alloggio anche se occorrerà affrontare il sacrificio dell'incomodo e del disagio. Prendiamo esempio da Torino, che nel Congresso Eucaristico del 1953 ha ospitato la massima parte dei pellegrini presso le famiglie, che hanno fatto a gara per riceverli.
Possa questo 15mo Congresso Eucaristico Nazionale segnare secondo il desiderio del Santo Padre "per il diletto popolo italiano l'inizio di un'era felice, nella quale sormontate le divisioni e gli odi, definitivamente curate le antiche ferite, dimenticate gli aggravi e le offese, riconciliati gli animi, regnino la concordia cristiana, la carità di Cristo, il mutuo amore fraterno e la pace".

Carlo Ferrari Vescovo

Stampa:- Rivista diocesana Maggio 1955 .